Submission di Resistenza Femminista APS e Ebano Onlus alla Relatrice Speciale sulla Violenza contro le Donne e le Ragazze (VAWG) del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite in materia di prostituzione e violenza maschile

Si stima che siano fra le 75mila e le 120mila le prostituite in Italia, e il 65 % di queste viene sfruttata nella prostituzione di strada. Il 37 % di loro è minorenne, anche se è difficile dare una stima certa, dal momento che le ragazze tendono a dichiarare un’età maggiore di quella che hanno realmente.

I dati sono mutati notevolmente nel tempo, tra gli anni ‘80 e ‘90 la prostituzione era esercitata da donne italiane e legata principalmente a debiti dovuti all’acquisto di droghe, da cui queste donne erano dipendenti. Negli anni ‘90 la situazione inizia a mutare assieme ad una cospicua immigrazione da zone di guerra e crisi economica quali l’Africa, in particolare la Nigeria ed Europa dell’Est, in particolare Albania e Romania.

I due principali Paesi di origine delle donne coinvolte nel sistema prostituente presentano tutt’oggi due diverse modalità di sfruttamento. Nel caso della Nigeria, l’ingresso in Italia avveniva soprattutto grazie alla complicità che i circuiti di trafficanti, le quali secondo alcune ricostruzioni, potevano contare su agganci presso l’ambasciata di Lagos e su un mercato illecito di visti. A differenza delle donne albanesi e rumene, le nigeriane sono costrette a pagare un debito alto per entrare in Italia. I loro spostamenti sul territorio italiano seguono una disposizione gerarchica con le meno “esperte” posizionate in luoghi marginali, strade meno frequentate e dunque con minori possibilità di guadagno; solo in seguito, se considerate affidabili, vengono trasferite in luoghi che fruttano più denaro come le città. Sulla strada le nigeriane non sono controllate, non risultano avere un pappone nei paraggi perché la garanzia della loro obbedienza è già data solitamente dal sequestro, da parte dei trafficanti, del loro passaporto (Danna, 2001).

Le condizioni di sfruttamento sulla strada risultano analoghe anche per le donne albanesi e rumene, che spesso non sono controllate direttamente da un pappone nel luogo dove vengono collocate. Ciò che differenzia principalmente il sistema di sfruttamento albanese e rumeno da quello nigeriano è il metodo con cui le donne vengono costrette a prostituirsi. Molte di queste donne vengono spesso ingannate tramite la dinaamica del lover boy: l’uomo che le adesca si finge partner affettivo simulando un legame sentimentale con le vittime, con la promessa di sposarle o di intraprendere una relazione amoroso, quando in realtà il fine è quello di sfruttarla nel sistema prostituente. L’Italia è vista come un Paese in cui si può cercare fortuna, spesso le ragazze albanesi provengono da villaggi rurali e non sono a conoscenza di ciò che può accadere loro una volta giunte in Italia. Alcune di loro vengono rapite e per farle rimanere ad esercitare sulla strada i papponi usano ricatti tramite foto e filmati, minacce e violenze fisiche e sessuali.

Attualmente, le nazionalità prevalenti delle donne nella prostituzione provengono dall’Est Europa – in particolare Romania, (26%), Albania (13%) e Bulgaria (7%) – e dall’Africa, principalmente dalla Nigeria (31%)

Per quanto riguarda gli altri gruppi, circa il 4% è costituito da donne sud-americane (Colombia e dalla Repubblica Domenicana), mentre meno del’1% sono donne asiatiche (per lo più cinesi). Si registra la presenza, tra le donne, di 25 diverse nazionalità tra cui, quelle numericamente più significative oltre a quelle già citate, sono: ucraina, brasiliana e russa. Le donne costituiscono la maggior parte delle presenze in strada tra il giorno e la notte (70-80%), minori presenze per le transessuali che rappresentano una quota tra il 10-20%, mentre la presenza maschile si attesta intorno allo 0,46%.

Gli sfruttatori delle donne nella prostituzione sono uomini, siano essi compratori di sesso, prosseneti o trafficanti. I dati disponibili segnalano un aumento della criminalità organizzata rumena che agisce anche tramite lo sfruttamento di donne e ragazze, [Europol [2]].

A livello europeo, la criminalità organizzata di origine rumena si conferma tra i principali gruppi criminali coinvolti nella tratta di esseri umani. Secondo i dati più recenti della Commissione europea, il numero di trafficanti di origine rumena – siano essi sospetti, arrestati o condannati – è il più consistente, con 2.777 soggetti censiti.

L’Italia non è esente da tali dinamiche. Tra le operazioni più rilevanti si ricorda “Madame”, conclusasi nel gennaio 2019 con l’arresto di 13 persone, in prevalenza cittadini rumeni, ritenuti responsabili di estorsione, induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione ai danni di giovani connazionali (Dia 2019). In diversi casi è stato documentato l’utilizzo della cosiddetta strategia del “fake love”, analoga alla dinamica del lover boy.

Accanto a tali organizzazioni si affianca la mafia nigeriana che recluta donne in condizioni di particolare vulnerabilità. Molte sono giovanissime, hanno ricevuto un’istruzione scarsa o inesistente e spesso sono in stato di povertà o orfane. Attraverso reti transnazionali strutturate, vengono trasferite in Italia per poi essere trafficate in Europa. Una volta arrivate, finiscono sotto il controllo delle cosiddette “maman”, figure che gestiscono lo sfruttamento per conto delle organizzazioni criminali e che esercitano controllo e coercizione anche mediante il ricorso al rito juju [3].

Prima della partenza, queste donne vengono persuase e illuse di guadagni facili e una vita migliore. Una volta giunte in Europa, vengono invece inserite nella prostituzione o in circuiti di grave sfruttamento lavorativo, costrette a ripagare un debito imposto dalle organizzazioni criminali. 

La violenza — psicologica, economica e fisica — rappresenta un elemento strutturale dell’intero sistema prostituente. Essa interviene già nella fase di reclutamento nel Paese d’origine e prosegue in quello di destinazione, facendo leva su minacce, ricatti e senso di colpa.

In strada, le ragazze sono esposte a episodi violenza connessi allo sfruttamento sessuale, spesso in continuità con pregresse esperienze di abuso subite in ambito familiare durante l’infanzia e l’adolescenza. Quando i meccanismi di manipolazione — come la strategia del lover boy o il rito juju — non risultano più sufficienti a garantire il controllo, si ricorre apertamente alla violenza fisica e verbale per sottomettere la vittima Save the Children 2019).

Riportiamo la testimonianza di Liliam, sopravvissuta alla tratta e alla prostituzione:

La violenza nella prostituzione può essere di tutti i tipi. C’è la violenza economica, perché esiste sempre il famoso debito: l’uomo ti compra e  ha speso soldi per “comprare” te, e devi restituirli. Anche se ripaghi tutto con il sesso, sarai sempre sua. I soldi che guadagni non arrivano nelle tue mani.

C’è la violenza amministrativa: io sono del pappone e del mio compratore. È lui che amministra me e ogni parte del mio corpo, cosa devo dare, fare o realizzare. Loro sono i miei amministratori.

C’è la violenza psicologica: minacce come “se non fai ciò che dico ammazzo la tua famiglia. Hanno foto, indirizzo e documenti e non puoi andare alla polizia, perché uccidono la tua famiglia.

C’è la demoralizzazione: se vuoi denunciare, anche un qualsiasi furto o violenza che ti fanno, partono le risate ahahahah… i poliziotti … li conosco tutti.  Il pappone ti dice “Chi vorrà stare con una prostituta?!  Io no” e sputa sul pavimento. “Sarete sempre la mie puttane”.  

C’è la violenza fisica, il cliente e anche il pappone ti picchiano quando non fai quello che vogliono, la perversione sessuale hard… si eccitano picchiandoti.

Avevo circa 9 anni credo quando fui messa in una casa di prostituzione in Brasile. Mi hanno portata lì contro la mia volontà e lì sono stata stuprata da vari uomini. Un giorno entrò un poliziotto, e io con gli occhi pieni di lacrime, credendo fosse la mia salvezza, gli raccontai tutto, credendo mi avrebbe aiutata ad uscire di là. Lui mi guardò e disse: “aspetta … torno”, ma tornò con una pappona, una donna sì! Questa iniziò a picchiarmi e, mentre lo faceva, lui si masturbava. Arrivato all’apice del piacere mi pisciò addosso e disse che era una buona medicina per la mia cicatrice.

La testimonianza di Liliam mostra come la violenza non sia un elemento accidentale, na strutturale al sistema prostituente.

Il ruolo del compratore di sesso

La figura del compratore di sesso può presentare diverse sfumature, ma vi è un elemento comune: l’acquisto del corpo di una donna genera un potere economico e decisionale che altera radicalmente la relazione. Dalle analisi riportate in portali professionali e fonti online [4] emergono alcuni tratti ricorrenti:

Esperienze di gruppo, il branco, probabilmente i più violenti che compiono stupri gruppo
Durante una serata passata con amici, dopo l’assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, risultano spesso, nei racconti di giovani, tour di 2-3 ore, i cosiddetti putantour, citati anche in forum misogini come gnoccatravels.

Piacere egoistico
Il rapporto viene giustificato come momento in cui l’uomo può soddisfare il suo piacere. È una sorta di rivalsa rispetto ad un mondo femminile, in quanto il rapporto vissuto all’interno della coppia è visto come vincolante, mentre il rapporto con la prostituita è di altra natura “Io pago e non mi serve ricambiare il piacere sessuale”, perché la donna prostituita viene considerata “di serie B”.

Oggettificazione
La donna prostituita è vista esclusivamente come una merce in vendita, una “macchina del sesso” la quale, una volta definito il contratto, non può tirarsi indietro. L’eccitazione consiste anche nella “novità”, ossia trovare ragazze giovani e carine come fossero oggetti nuovi.

Insicurezza colmata con il senso del potere
Mostrano una forte insicurezza nel rapporto con l’altro sesso. La rappresentazione negativa di sé viene colmata con il denaro che dà un senso di dominanza.

Sadismo e dominazione
Sono molto frequenti i compratori di sesso che picchiano le donne prostituite e perpetrano le peggiori violenze. Si eccitano proprio per la mancanza di consenso, dato che questo non può essere comprato e di conseguenza traggono piacere dallo stupro.

Il consenso, come già ribadito, non può essere oggetto di compravendita. Se così fosse sarebbe un paradosso. Ma è proprio quello che avviene nella prostituzione: il cliente paga una donna che non vorrebbe fare sesso con lui.

La stessa Rachel Moran, nel libro Stupro a pagamento, racconta che l’unica volta che provò desiderio autentico non chiese un corrispettivo economico al “cliente” [5].

Il quadro giuridico italiano

Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2019 [6] , che he ha respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate contro la Legge Merlin da alcuni esponenti favorevoli alla regolamentazione della prostituzione.

Le questioni erano state sollevate con specifico riferimento all’attività di prostituzione esercitata dalle cosiddette “escort”. I giudici rimettenti sostenevano che la prostituzione dovesse essere considerata espressione della libertà sessuale tutelata dalla Costituzione e che, di conseguenza, punire chi svolge attività di intermediazione o favoreggiamento tra prostituita e “cliente” avrebbe compromesso sia la libertà sessuale sia la libertà di iniziativa economica della donna.

La Corte costituzionale ha respinto questa impostazione e ha ritenuto legittima la scelta di politica criminale operata dal legislatore del 1958: configurare la prostituzione come attività formalmente lecita, ma punire tutte le condotte di terzi che la organizzino, la agevolino o la sfruttino.

In particolare, la Corte ha affermato:

La scelta libera e volontaria di prostituirsi non rappresenta una modalità di espressione della libertà di autodeterminazione sessuale qualificabile come diritto inviolabile della persona umana ex art. 2 Cost. (…) L’offerta di prestazioni sessuali verso corrispettivo non costituisce uno strumento di tutela e di sviluppo della persona umana, ma una particolare forma di attività economica.

In sostanza, la Corte costituzionale adotta una prospettiva opposta a quella dei giudici rimettenti: la prostituzione non può essere intesa come una modalità autoaffermativa della persona, poiché non amplia le opportunità della donna coinvolta, ma rischia di relegarla in una condizione di marginalità sociale. [7]

Nel 2023, tuttavia, la Corte d’Assise di Palermo ha deciso di ignorare deliberatamente la sentenza della Corte Costituzionale del 2019 definendo “prostituta volontaria” una giovane donna nigeriana che aveva denunciato un suo connazionale per sfruttamento della prostituzione [8].

Nella motivazione si è sostenuto che la donna avrebbe potuto svolgere altri lavori — come, ad esempio, “fare le treccine” — e che la sua attività non potesse essere ricondotta automaticamente alla tratta o alla riduzione in schiavitù. Una qualificazione che appare problematica, soprattutto alla luce delle violenze subite dalla ragazza, che aveva riferito di essere stata picchiata e sottoposta a pressioni costanti.

In questo caso, il consenso risultava manifestamente assente, poiché la donna operava in un contesto di coercizione e violenza. La definizione di “volontaria” risulta dunque fuori luogo e rischia di oscurare le condizioni materiali e psicologiche che incidono sulla libertà reale della persona coinvolta.

Quando tu vai in un ristorante e ordini una pizza, tu chiedi il consenso per tagliarla? La risposta è no. L’hai comprata ed è tua, puoi farci quello che vuoi.

Nella prostituzione è la stessa cosa, nessuno mi ha MAI chiesto, posso? Lo vuoi così? Va bene così? Shhh no no nella prostituzione non esiste consenso.” Liliam A., sopravvissuta.

Le parole di Liliam mettono in luce un nodo centrale: il pagamento viene percepito come trasferimento di proprietà e quindi come autorizzazione implicita a disporre del corpo della donna. In questo schema, il consenso non è richiesto perché si ritiene già “acquistato”.

Un’ulteriore conferma di questa dinamica emerge nelle testimonianze di Adelina, sopravvissuta alla tratta e morta suicida nel 2021.

Adelina aveva  intrapreso una campagna “Libera la vita” girando una serie di video [9] in cui provava come i cosiddetti “clienti” non fossero per nulla interessati alla sicurezza della donna prostituita. In uno di questi video Adelina confida ad un compratore di sesso che, se non guadagnerà soldi a sufficienza, il “pappone” la picchierà. L’uomo rimane totalmente disinteressato e chiede addirittura uno sconto.

Le donne prostituite non hanno alcun diritto, sono considerate oggetti e vengono disumanizzate.

Prostituzione e pornografia

Liliam spiega anche il legame stretto tra pornografia e prostituzione:

La pornografia alimenta la prostituzione. Gli uomini vedono quello che fanno nel film pornografici, poi vanno dalle loro mogli o fidanzate e vogliono realizzare quella fantasia vista nel video. Molte giustamente rifiutano tale perversione e loro cosa fanno? Vanno da una prostituita, perché pagando dovrà fare ciò che dicono e vogliono. Molte volte, quando loro vengono da noi, la televisione è accesa su un video porno e devi essere ben attenta a fare tutto ciò che c’è nel video, altrimenti guai! Se non lo fai, verrai picchiata dal pappone e a volte anche del cliente, con il lasciapassare del pappone… perché “non sei stata brava”.

Il sistema antitratta in Italia: limiti e criticità

Attualmente in Italia vi è un sistema antitratta che agisce contro lo sfruttamento sessuale, ma non contro la prostituzione.

In attuazione del DPCM 16.05.2016, dal 1.12.2017 sono attivi 21 progetti regionali che vengono diretti a livello nazionale, in maniera piuttosto superficiale, dal Dipartimento delle Pari Opportunità.

I vari progetti regionali possono cooperare tra loro attraverso azioni speciali e coinvolgono sia le Forze dell’Ordine che le associazioni del Terzo settore. La sensibilizzazione della società civile al tema della tratta a fini sessuali non sembra essere svolta dai vari sistemi antitratta regionali, o perlomeno non sembra essere una priorità.

Il distinguo tra tratta a scopo sessuale e prostituzione fa trapelare l’orientamento pro regolarizzazione del sistema. Le donne prostituite fino a prova contraria dovrebbero essere considerate come presunte vittime di tratta e non “sex worker” come, invece, tendono a definirle molti degli operatori e delle operatrici delle Unità di strada. Queste ultime si limitano a esercitare una “riduzione del danno” distribuendo anticoncezionali alle donne prostituite in strada, attuando interventi di prossimità e offrendo servizi a bassa soglia.

L’unica legge che agisce contro la prostituzione è la Legge Merlin, spesso attaccata da coloro che vogliono la regolamentazione.

La legge Merlin entra in vigore il 20 settembre 1958, con lo scopo di abolire le case chiuse nate ai tempi del fascismo, dove le donne erano costrette a prostituirsi e a subire le peggiori violenze. Ci sono testimonianze che la senatrice Merlin, dalla quale prende il nome la legge, ricevette dalle donne prostituite in quei “locali di meretricio”. Queste lettere riportano lo stato di prigionia delle donne dell’epoca, le numerose visite ginecologiche alle quali erano costrette a sottoporsi regolarmente. La legge Merlin rimane un punto fermo ed è di stampo abolizionista rendendo quindi perseguibile di sfruttamento e di favoreggiamento anche una qualsiasi persona che faciliti il lavoro di chi sceglie deliberatamente di prostituirsi.

Le escluse dal sistema antitratta

I programmi di uscita per le donne prostituite che non risultano vittime di tratta non esistono. Rimane attivo solo per chi riesce a rientrare nelle casistiche afferenti all’art.18 del Testo Unico sull’immigrazione. Esistono delle forme di tutela (alloggio con residenza protetta, corso di italiano e ricerca lavoro ecc) solo se si risulta potenziali vittime di tratta. Solitamente accedono a questi percorsi le donne nigeriane per le quali si riconosce lo stato di vittima di tratta.

Molti dei percorsi di fuoriuscita si rivelano fallimentari.

Le donne prostituite provengono da contesti poveri, senza istruzione e ciò non le facilita a trovare lavoro in Italia, dove la disoccupazione, soprattutto femminile [10], ha un tasso tra i più elevati d’Europa.

Totalmente assente, o quasi, il supporto psicologico orientato alla comprensione e al trattamento del trauma, necessario per le vittime di tratta e prostituzione. Le donne che sono (o sono state) nella prostituzione risultano avere episodi frequenti di stress post-traumatico e altri disturbi psicologici [11] (depressione, disturbo bordeline, attacchi di panico).

Ancora più difficile è il percorso per le donne dell’Est Europa.

Le donne dell’Europa dell’Est, essendo europee, non necessitano del permesso di soggiorno ex art. 18 e sono trafficate in prevalenza con metodi più subdoli e più difficili da decifrare come il metodo  del Lover Boy citato precedentemente. Non venendo riconosciute come vittime di tratta non accedono ai relativi programmi. Per loro non esiste alcun tipo di aiuto pubblico.

Ci spiega Michelangela Barba, presidente dell’associazione Ebano Onlus, e aggiunge:

Ebano Onlus dà loro accoglienza e assistenza completamente a proprie spese e senza sostegno né da enti pubblici né da fondazioni private, proprio in ragione del fatto che le donne nella prostituzione non riconosciute come vittime di tratta non esistono come categoria vulnerabile se non per quanto concerne la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Ebano è una delle pochissime associazioni abolizioniste presenti sul territorio italiano che offre percorsi di uscita alle vittime di prostituzione. Da tempo si è staccata dal sistema antitratta che insiste in una divisione netta tra prostituzione e tratta a scopo sessuale, come se la prima dovesse per forza essere meno violenta della seconda.

Per prevenire la violenza nella prostituzione l’unica via da perseguire è il modello abolizionista. La prostituzione è una forma di violenza contro donne e bambine, per cui va contrastata colpendo la domanda e punendo i clienti.

In Italia sono stati fatti alcuni tentativi per rafforzare la legge Merlin e arrivare a una legislazione simile a quella francese. Ma il sistema antitratta continua con la distinzione fallace tra tratta a scopo di sfruttamento sessuale e prostituzione, il confine tra le due è troppo labile per considerare queste ultime come due sistemi completamente distinti.

Resistenza Femminista ha da sempre sostenuto il modello nordico battendosi per una società che rispetti donne e bambine e la prostituzione non può e non deve sussistere in una società civile che si ritenga tale. Dal 2011 abbiamo svolto diverse campagne abolizioniste, dapprima come Movimento e successivamente come APS, arrivando anche in Parlamento, assieme alla nostra compagna sopravvissuta Adelina. La strada per una società femminista è ancora lunga e spesso il femminismo mainstream e i media non aiutano, anzi fomentano la campagna pro sex-work. Le testimonianze delle sopravvissute rimangono significative per contrastare la disinformazione che gira attorno l’argomento della prostituzione.

Concludiamo con le parole di Liliam:

I diritti umani per me sono avere possibilità di studio, bere acqua portabile, avere una casa, mangiare, cosa che non avevo quando ero prostituita. La violenza della prostituzione e le umiliazioni, non hai nessun diritto quando ti pagano devi obbedire anche se non lo vuoi, nella prostituzione io non ho diritti ma ho solo doveri…devo soddisfare il cliente e il mio pappone.

 

NOTE:

[1]

Dipartimento per le Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri, Relazione sulle attività del Numero Verde Antitratta – Annualità 2021, PDF, disponibile suhttps://www.pariopportunita.gov.it/media/lwlbn11x/relazione_nv_2021.pdf

[2]

Europol, Fake love: devious men luring young women into prostitution busted in Spain and Romania, 11 marzo 2020, disponibile su https://www.europol.europa.eu/media-press/newsroom/news/fake-love-devious-men-luring-young-women-prostitution-busted-in-spain-and-romania

[3]

D. M. Barone, Nigerian mafia and the shady trail of organ trade, ITSTIME, 23 gennaio 2019, disponibile su https://www.itstime.it/w/nigerian-mafia-and-the-shady-trail-of-organ-trade-by-daniele-maria-barone/

[4]

AssistentiSociali.org, Il cliente della prostituzione – Tipologia dei clienti delle prostitute, contributo di Aida Moro (pubblicato 15 maggio 2008; aggiornato 12 febbraio 2010), disponibile su http://www.assistentisociali.org/poverta_ed_emarginazione/il-cliente-della-prostituzione-_-tipologia-dei-clienti-delle-prostitute.htm

[5]
Moran Rachel, Paid For, Gill & Macmillan (4 ottobre 2013)

[6]

Altalex, Corte Costituzionale salva la legge Merlin, 6 marzo 2019 ,disponibile su https://www.altalex.com/documents/news/2019/03/06/corte-costituzionale-salva-la-legge-merlin#

[7]
Marta Picchi, La legge Merlin dinanzi alla Corte costituzionale. Alcune riflessioni sulla sentenza n. 141/2019 della Corte costituzionale, nota PDF, Forum di Quaderni Costituzionali, 8 settembre 2019, disponibile su https://www.forumcostituzionale.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/09/nota_141_2019_picchi.pdf

[8]
ANSA, Lei accusa il ‘protettore’, ma secondo i giudici è ‘prostituta per scelta’, 1 settembre 2023, disponibile su https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2023/09/01/lei-accusa-protettore-secondo-giudici-prostituta-per-scelta_d1e290f8-b642-4829-be83-05eea0316ea1.html

[9]

Resistenza Femminista, “Libera la vita”: la nostra compagna Adelina da ex vittima di tratta ad attivista contro il racket della prostituzione, 22 marzo 2017 (aggiornato 19 maggio 2018), disponibile su https://www.resistenzafemminista.it/campagna-di-adelina-ex-vittima-di-tratta-per-smascherare-i-clienti-complici-del-racket/

[10

The Local Italy, ‘Left behind’: Why are so many women unemployed in Italy – and what’s being done about it?, 8 marzo 2021, disponibile su https://www.thelocal.it/20210308/why-does-italy-have-such-a-high-female-unemployment-rate

Eurostat – Ufficio statistico dell’Unione europea, Women’s employment in the EU, pubblicazione del 6 marzo 2020, disponibile su https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/EDN-20200306-1

[11]
Dr. Ingeborg Kraus, Prostitution und Trauma. Interview mit Dr. Ingeborg Kraus, YouTube, video pubblicato su YouTube.com, disponibile su https://www.youtube.com/watch?v=fjvyIigWAdM

 

Bibliografia:

  • Altalex. “La Corte Costituzionale salva la legge Merlin.” Altalex, 6 Mar. 2019.
  • Barba, Michelangela. Interview. Cited in Report per le Nazioni Unite. Resistenza Femminista APS, 2024.
  • Barone, Daniele Maria. “Nigerian Mafia and the Shady Trail of Organ Trade.” ITSTIME.
  • Commissione Europea. Data Collection on Trafficking in Human Beings in the European Union. European Commission.
  • Corte Costituzionale. Sentenza n. 141/2019. 6 Mar. 2019.
  • Danna, Daniela. Cattivi Costumi: Le Politiche sulla Prostituzione nell’Unione Europea negli Anni Novanta. Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2001.
  • Dipartimento per le Pari Opportunità. Relazione al Parlamento sull’attività di coordinamento del sistema antitratta. Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2021.
  • Direzione Investigativa Antimafia. Relazione sull’Attività Svolta e sui Risultati Conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia. 2019.
  • Europol. “Fake Love: Devious Men Luring Young Women into Prostitution Busted in Spain and Romania.” Europol.
  • Eurostat. “Unemployment Rate by Sex.” Eurostat.
  • Forum Costituzionale. Picchi, Alessandra. “Nota a Corte Costituzionale n. 141/2019.” Forum di Quaderni Costituzionali, 2019.
  • Kraus, Ingeborg. “Trauma as the Pre-condition and Consequence of Prostitution.” YouTube, uploaded by Sexual Exploitation Working Group (SEWG), 16 Sept. 2016, https://www.youtube.com/watch?v=fjvyIigWAdM.
  • Moran Rachel. Paid For: My Journey Through Prostitution. Gill & Macmillan, 2013.
  • Save the Children Italia. Piccoli Schiavi Invisibili. Save the Children Italia, 2019

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