Sopravvissute allo sfruttamento sessuale: proposte per l’abolizione della prostituzione.

di Ilaria Maccaroni

Il webinar internazionale “Sopravvissute allo sfruttamento sessuale: proposte per l’abolizione della prostituzione” tenutosi in rete il 21 settembre 2020, è stato organizzato da Femminicio.net e dalla Asociació la Sur e altre organizzazioni e piattaforme abolizioniste femministe spagnole, che lottano contro la commercializzazione del corpo delle donne.

Come ha affermato Maite Gabaldón, portavoce del Fronte Abolizionista valenziano, la prostituzione, la pornografia e l’utero in affitto sono ritenute attualmente le forme più estreme e brutali di violenza maschile e patriarcale sulle donne e rappresentano una sofferenza e violenza devastanti per la salute fisica e psicologica di quest’ultime. In questo caso, il patriarcato e il capitalismo si sono coalizzati in un’associazione globale criminale che mette a repentaglio i diritti fondamentali delle donne. Mettere in discussione queste premesse, equivale a mettere a repentaglio i diritti delle donne nel loro insieme. Non ci può essere uguaglianza reale tra uomini e donne fintanto che le donne possono essere vendute e gli uomini possono comprarle. Per poter eliminare la violenza di genere, è necessaria, dunque, una legge abolizionista della prostituzione.

In Spagna il 39% degli uomini spagnoli riconosce di aver consumato prostituzione. La Spagna è il terzo paese per consumo di prostituzione al mondo e il primo nella domanda di prostituzione in Europa. Come afferma Núria Parlón, sindaca abolizionista di Santa Coloma de Gramenet (Valenzia), un uomo su dieci in Spagna dichiara di essere compratore di sesso a pagamento e appoggia la regolamentazione della prostituzione. Secondo i dati degli ultimi anni, in Spagna come nel resto del mondo, la stragrande maggioranza delle donne si trova nella prostituzione per necessità e non per volontà propria, in genere per motivi economici o di sfruttamento sessuale, e questo dovrebbe essere la leva fondamentale per elaborare una legge che non solo combatta la tratta in sé per sé, ma che faccia chiarezza tra “tratta” e “prostituzione volontaria”, evitando che sia riconosciuta unicamente la prima come forma brutale di violenza contro le donne, ma che ci si rifiuti di riconoscere la seconda come altrettanta violenza e alla quale sono attribuiti un consenso e una volontà da parte delle donne che non sono reali.

 

Graciela Atienza, giornalista e attivista di Feminicio.net, ha affermato che non si può prescindere da una legge abolizionista che non persegua il commercio dello sfruttamento sessuale; è per questo che la legge deve perseguire sia la tratta che la prostituzione. I dati dei paesi in cui la lobby prosseneta è fortemente presente, come Germania e Olanda, ci dicono che proprio in questi paesi in cui esiste una legge contro la tratta, ma non una legge abolizionista del mercato dello sfruttamento sessuale, la lobby prosseneta (le organizzazioni criminali e tutto l’indotto del commercio sessuale) è stata rafforzata. Il paradosso da tener presente è proprio questo: sanzionando la tratta, la si rafforza invece di eliminarla. Ed è esattamente quello che sta succedendo in Germania. Al contrario, le uniche leggi che combattono veramente la tratta sono le così dette “leggi abolizioniste”, adottate in Svezia e in Francia. Di fatto, la prostituzione in Svezia con la legge abolizionista si è, invece, ridotta di un 50%, mentre in Germania e Olanda la tratta è esplosa grazie al rafforzamento del mercato legale del sesso a pagamento.

Al webinar hanno partecipato attiviste ed esperte in tema di tratta e prostituzione in grado di chiarire queste questioni fondamentali ai fini dell’elaborazione di una legge abolizionista in Spagna. Graciela Collantes (Argentina), Claudia Quintero (Colombia) y Amelia Tiganus (Spagna) hanno presentato le loro proposte per una legge per l’abolizione della prostituzione, come una questione di diritti umani che riguarda le donne nel loro insieme e a partire da un quadro giuridico internazionale che obbliga gli Stati a adottare leggi e politiche pubbliche contro lo sfruttamento sessuale e ogni forma di commercio sessuale. La discussione si è articolata attorno alle questioni di seguito evidenziate.

  1. In che modo le sopravvissute alla prostituzione diventano attiviste politiche?

AMELIA TIGANUS: sopravvissuta alla prostituzione e attivista abolizionista di Feminicidio.net

Amelia sostiene che le storie delle donne prostituite hanno molti punti in comune ma che presentano anche delle peculiarità individuali che le aiutano ad acquisire quella resilienza tanto importante nelle loro vite e che permette loro di diventare attiviste. Bisogna riconoscere l’impronta che nella vita di ciascuno di noi hanno lasciato le persone buone. Il padre di Amelia, le ha trasmesso gli strumenti fondamentali per acquisire le capacità di resilienza. Quando Amelia uscì dalla prostituzione aveva solo 23 anni, ed ebbe la fortuna di trovare subito lavoro come cameriera in un ristorante, conobbe anche il suo attuale marito e la sua ex datrice di lavoro che fu come una madre per lei, e da lì ha avuto inizio il suo processo di resilienza. Con suo marito ha iniziato a non vedersi più come oggetto sessuale, ma come un’interlocutrice valida; le ha trasmesso la sua esperienza personale di sindacalista, la volontà di cambiare il mondo ed è stato il suo primo referente nella lotta sindacale.

All’inizio di questo processo, Amelia viveva situazioni conflittuali con le donne, perché nella prostituzione le donne vengono messe le une contro le altre dai prosseneta, che creano divisioni, premiano le “preferite”, quelle che si accaparrano il maggior numeri di clienti, le galline dalle uova d’oro. Per cui le donne in prostituzione si abituano a considerare le altre come nemiche, perché è da questa competizione che dipende la loro stessa sopravvivenza.

Il femminismo per Amelia è stata una rivelazione, è riuscito a sciogliere la matassa e a farle scoprire la risposta a molti perché. E nelle persone che hanno subito traumi rilevanti, il perché di quel che è accaduto è una domanda che si ripete costantemente ed è importante trovare delle risposte, perché le risposte aiutano a creare un racconto. Quando Amelia scoprì il femminismo e si rese conto che la sua storia personale faceva parte di un’enorme intelaiatura, si liberò finalmente dal senso di colpa, dalla vergogna e cominciò a prendere parola. Sfortunatamente, si trovò di fronte una società che non era disposta ad ascoltarla perché quello che diceva non era per niente piacevole. Il momento più importante per lei è stato quando assistette a un discorso di Sonia Sánchez, sopravvissuta e attivista argentina, che da anni lotta per l’abolizione della prostituzione nel suo paese. Quando la vide parlare, Amelia si risvegliò dal torpore e comprese che anche lei avrebbe potuto fare una cosa del genere. Per questo è così importante che le sopravvissute ci mettano la faccia, che si trasformino in referenti, perché le persone hanno bisogno di modelli a cui ispirarsi. Nel caso delle donne che sono state prostituite e alle quali ogni giorno la società impone il silenzio e pretende che magari si sposino e che abbiano pure dei figli, per poi finire probabilmente in situazioni di violenza domestica, (giacché la maggior parte delle donne fuoriuscite dalla prostituzione vive in queste situazioni di precarietà sentimentale, sociale ed economica), Amelia si sentiva colpevole di essere libera, e questo succede a tutte le persone la cui intimità è stata completamente devastata. Il marito di Amelia la appoggia, la sua casa è un posto sicuro; ma per molte sopravvissute non è così, la società impone loro di affrontare lo stigma e un sistema criminale, ma la maggior parte di loro vive in posti, le loro case, che non rappresentano un luogo sicuro per loro.

Con tutto l’appoggio sociale ricevuto, Amelia cominciò a tenere discorsi.  Il punto fondamentale, secondo lei, non è soltanto diventare attiviste, ma continuare ad esserlo nonostante tutto. Essere attiviste e sopravvissute alla prostituzione è un lavoro molto duro, è molto complicato raccontare di volta in volta qualcosa di molto intimo e di molto doloroso, essere sopravvissute ai campi di concentramento e alla tortura (i postriboli), alla disumanizzazione, all’oggettivizzazione messa in atto dagli uomini (4 su 10 comprano sesso), ma ciò che l’aiuta ad andare avanti in questa situazione è l’aver incontrato donne che le hanno insegnato tantissimo e hanno avuto fiducia in lei. Per questo, in questa sede Amelia ha voluto ringraziare dal profondo del suo cuore, le sue compagne di Feminicidio.net e tutte le donne che diffondono il suo lavoro e che, oltre tutto, la proteggono. Le sopravvissute hanno bisogno di molto aiuto, di molto sostegno per poter continuare ad esporsi in questo modo, perché tutto ciò genera alti livelli di stress emotivo, hanno bisogno del sostegno delle donne femministe e di quelle non femministe perché anche quelle non femministe possono fare del bene in tal senso, mentre alcune femministe, purtroppo, fanno anche molti danni.

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