Resistenza Femminista incontra Ingeborg Kraus

Il 29 aprile 2021 abbiamo organizzato un webinar con la dott.ssa Ingeborg Kraus “Resistenza Femminista incontra Ingeborg Kraus”, insieme alla nostra compagna Liliam abbiamo parlato di modello tedesco, trauma bonding e dei falsi miti contro il modello nordico diffusi dalla lobby pro-prostituzione. Ringraziamo ancora la dott.ssa Kraus per aver accettato il nostro invito e per il suo impegno costante nella lotta per l’abolizione della prostituzione. La collaborazione con Ingeborg è iniziata nel 2018 quando è stata nostra ospite in occasione del convegno da noi organizzato insieme ad altre associazioni abolizioniste “L’industria del sesso e la tratta di esseri umani”. È intervenuta nel nostro Parlamento due volte, durante la seconda giornata del nostro convegno e nel 2019 invitata dalla senatrice Alessandra Majorino. Il nostro percorso di lotta insieme continua, la nostra compagna Liliam ha partecipato il 30 aprile 2021 ad una diretta Facebook con la sopravvissuta e attivista Sandra Norak che insieme alla dottoressa è intervenuta in convegni in vari paesi nel mondo e incontri nelle scuole per sensibilizzare le nuove generazioni sui danni della prostituzione e l’importanza di una legge abolizionista. Continuate a seguirci per altri webinar e iniziative! Unite possiamo mettere fine all’oppressione più antica del mondo. #modellonordico #prostituzioneèviolenza 

La dottoressa Ingeborg Kraus, psicotraumatologa di fama internazionale, ha conseguito un dottorato in psicologia con specializzazione in comportamentismo. Membro della Società Tedesca di Psicotraumatologia, la Società Tedesca sul Trauma e la Dissociazione e la Società Europea per la sindrome da stress post traumatico. Ha pubblicato numerosi articoli in particolare sulla sindrome da stress post-traumatico, il trauma bonding e sul trauma come fattore d’ingresso nella prostituzione e tiene conferenze su questo tema in vari paesi mondiali. In seguito all’indifferenza dimostrata dalla comunità internazionale durante la Guerra nell’ex Jugoslavia non ha voluto rimanere immobile e ha deciso invece di rendersi utile. È stata impegnata sul fronte umanitario dal 1994 fino al 2003 in Bosnia e nel Kosovo. Una volta rientrata in Germania ha lavorato in varie cliniche di salute mentale specializzate in psicosomatica e dipendenze. Dal 2012 ha aperto uno studio di counselling psicoterapeutico a Karlsruhe. Ha curato più di 1000 donne, tra queste, molte vittime di prostituzione. Nel 2007 ha co-fondato un gruppo all’interno del partito dei Verdi contro la prostituzione (Grüne Prostitutionskritikerinnen). Nel 2013 ha iniziato una massiccia campagna per mettere fine alla prostituzione in Germania inclusa una petizione rivolta a tutti i partiti politici che ha avuto successo (https://karlsruherappell.com/der-appell/). Nel 2014 ha esteso la sua battaglia per la causa all’ambito medico. Grazie al suo impegno la Dott.ssa Kraus ha creato una rete di scienziati e esperti nell’ambito medico (https://www.trauma-and-prostitution.eu/en/the-appeal/)  che hanno unito i loro sforzi producendo ricerche, pubblicando e facendo formazione sulla dura realtà della prostituzione e le conseguenze sulla salute delle persone e della società. Ha tenuto lezioni e corsi su questo tema a livello mondiale, è intervenuta in diversi Parlamenti più volte, dall’Assemblée Nationale di Parigi, a l’ENA di Strasburgo, alla Camera dei Deputati e del Senato a Roma, al Palaco de Cibeles a Madrid, al CSW di New York e nel Parlamento Tedesco. Ha ricordato il suo viaggio a New York per il CSW 2015 in questa petizione: https://www.change.org/p/punish-the-buying-of-sex-abolish-prostitution. Nel 2019 ha fondato “Karlsruhe contro l’acquisto di sesso” https://karlsruhe-gegen-sexkauf.de per nominare la violenza sessuale e smascherare il gioco facile dei compratori di sesso. La maggioranza delle persone che si rivolgono a lei sono donne. Il tema del “trauma-bonding” è pane quotidiano nel suo approccio terapeutico, affligge le donne di qualsiasi provenienza e classe sociale. Nel 2009 ha scritto il suo primo articolo sulla sua esperienza clinica con le donne in prostituzione nel quale ha spiegato la connessione tra un trauma precedente e l’ingresso nella prostituzione. Questo perché: un’autostima compromessa favorisce l’entrata. Anche gli Stati che considerano la prostituzione un lavoro come un altro rispecchiano nelle loro strutture sociali l’idelogia del perpetratore e creano un trauma bonding collettivo. L’attivista per i diritti delle donne scomparsa di recente Nawal al-Saadawi ha giustamente affermato che la liberazione delle donne deve avvenire anche a livello psicologico. Perché quando le donne si liberano a livello mentale dai loro oppressori questi non hanno più alcun potere su di loro. La dottoressa è membro delle seguenti associazioni professionali: 

– German-speaking Society for Psychotraumatology (DeGPT)

– European Society for Traumatic Stress Studies (ESTSS)

– German Society for Trauma and Dissociation (DGTD)

– Association of Statutory Health Insurance Physicians in Baden-Württemberg (KVBWü)

– State Chamber of Psychotherapists in Baden-Württemberg (LPK BW)

– German Psychotherapists Association (DPtV)

– German Society for Behaviour Therapy (DGVT)

Traduzione in italiano di Chiara C. e Giulia C.

Resistenza Femminista: Dott.ssa Kraus, lei ha viaggiato in giro per il mondo a sostegno dell’abolizione della prostituzione, ha descritto la legalizzazione della stessa in Germania come “l’inferno sulla terra”. Grazie al suo instancabile lavoro, molti politici oggi sono favorevoli ad introdurre il Modello Nordico in Germania. Il paradosso è che qui in Italia, alcune sedicenti femministe e alcuni politici che non sono ben informati sulla situazione tedesca pensano che legalizzare la prostituzione sia l’opzione migliore per le donne prostituite allo scopo di combattere il crimine organizzata e la tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Ci può spiegare brevemente per quale motive il modello Tedesco è totalmente fallimentare e perchè non deve essere approvato in Italia?

Ingeborg Kraus: Grazie per questo invito lo apprezzo molto. Sono felice di essere in contatto con Resistenza Femminista. Sono venuta a Roma più volte e le cose stanno cambiando. In Germania abbiamo ancora gli stessi problemi, nonostante i fatti parlino chiaro. Conosciamo i risultati della regolamentazione, nessun Paese deve fare altri esperimenti per scoprire quali siano. Con la legge sulla prostituzione del 2002 le donne sono sottoposte alle leggi neoliberiste del mercato senza possibilità di difendersi.

La decriminalizzazione di chi guadagna sulla prostituzione di terze persone ha portato ad un boom della domanda e ora in Germania 1,2 milioni di uomini comprano sesso ogni giorno. Rispetto al 2002 la prostituzione è aumentata almeno del 30%.

Prima del 2002 non avevamo i mega-bordelli che servono più di 1000 compratori di sesso contemporaneamente. La prostituzione è diventata un’industria, ma non un’industria dove si producono macchine, bensì una in cui la dignità delle donne viene violata giorno dopo giorno. I bordelli ufficialmente registrati sono 3500. I profitti sono enormi: parliamo di circa 15 miliardi di Euro in transazioni dirette ogni anno. La prostituzione è diventata un settore industriale importante in cui ad essere oggettificati ed usati come merce sono i corpi delle donne.

Le donne sono ridotte a merce a buon mercato. Sono nati i bordelli a prezzo fisso dove per una modica cifra puoi avere 1 birra, 1 salsiccia e tutte le donne che vuoi. Alcuni politici hanno riconosciuto che si tratta di una violazione della dignità umana e nel 2017 hanno passato una nuova legge, la “legge per la protezione delle prostitute”. Alcuni “servizi sessuali” sono stati vietati. Le intenzioni erano buone, ma questa nuova legge ha portato a ben pochi miglioramenti per le donne.

Per esempio, ad oggi questo è ancora completamente legale. Bevande gratuite e rapporti sessuali illimitati per 49€.

I cosiddetti “juicer” sono ancora permessi. Una donna viene letteralmente usata come un urinatoio e degradata come un oggetto.

Siamo arrivati a questo punto. La parola Verrichtungsboxen (box per la consumazione ) è disumanizzante, ma viene ritenuta normale, un metodo qualsiasi. Il fatto che questi drive-in per il sesso a pagamento esistano e siano ritenuti un’opzione accettabile dimostra il livello di violenza contro le donne che è diventato la norma nella nostra società.

Questi sono i “box per la consumazione ” di Berlino.

Con una legge che normalizza la prostituzione e veicola il messaggio che comprare atti sessuali sia un “diritto” di cui non ci si deve più sentire in colpa, il comportamento dei compratori del sesso si è degradato da un giorno all’altro. I clienti sentono di avere diritto a chiedere sempre più “servizi” per prezzi sempre più bassi.

Nel 2014 una mia amica ha fatto un elenco dei servizi sessuali offerti nei bordelli. Ne ha trovati 28. Di questi 28 la legge ne ha vietati 2: il sesso di gruppo e i rapporti senza preservativo.

Questi sono i servizi sessuali offerti in un bordello di Karlsruhe nel 2020: 2 uomini con 1 donna, bacio, deep-throating (ovvero la penetrazione orale profonda), leccare i testicoli, penetrazione anale con la lingua, fisting (ovvero la penetrazione anale o vaginale con il pugno della mano), pissing, ovvero la possibilità di comprare una donna per poterle urinare addosso. Quando l’ho detto al Parlamento francese si è sollevata una forte indignazione. Poi ho chiesto ai parlamentari tedeschi: quanti di voi sono indignati da questa realtà? Chi di voi ritiene che siano servizi sessuali e non li vede più per quello che sono: violenza contro le donne? “Vedi solo quello che sai” ha detto Goethe. Se non la chiami più violenza, allora non la vedi più come tale. E quando in qualità di Stato non sei più capace di chiamare la violenza con il suo nome, normalizzi la violenza nella società. Le gravi violazioni della dignità umana perpetrate all’interno della prostituzione non vengono più riconosciute come tali. Normalizzi una patologia.

Questo modello prostituente ha portato allo sfruttamento economico delle donne: guadagnano 30 Euro a rapporto sessuale, ma devono pagare circa 160 Euro per l’affitto della stanza e 25 Euro di tasse ogni giorno; quindi devono servire 6 uomini prima di iniziare a guadagnare qualcosa. Queste donne sono soggette alle regole del libero mercato e del capitalismo più estremo: i loro corpi vengono sfruttati quanto più possibile. Molte di loro conducono una vita nomade, si spostano di città in città e di bordello in bordello per offrire “varietà nella scelta” ai compratori.

Il profilo delle donne nella prostituzione è cambiato rispetto al 2002. Oggi circa il 90% delle donne prostituite viene da Paesi esteri, soprattutto dalle regioni più povere dell’Europa. La Germania è diventata un centro nevralgico per il traffico di esseri umani e la prostituzione forzata.

30% di queste donne hanno meno di 21 anni. Spesso vengono sacrificate dai loro stessi familiari affinché li sostengano finanziariamente. La maggioranza non parla tedesco.

I politici si sono resi conto che qualcosa non andava con la legge sulla prostituzione e hanno apportato alcune piccole modifiche. Da luglio 2017 abbiamo una nuova legge chiamata “legge per la protezione delle prostitute” che introduce alcune nuove regole: le donne nella prostituzione devono essere registrate e devono ottenere un “passaporto” di prostitute. Solo il 10% delle donne prostituite si sono registrate e meno di 100 donne sulle circa 400.000 totali sono lavoratrici indipendenti e hanno diritto all’assistenza sanitaria. La maggioranza rimane non registrata. Quindi: l’obiettivo primario, quello di portare le donne fuori dalla clandestinità, è stato un fallimento totale. Gli uomini devono indossare obbligatoriamente il preservativo dal 2017, e anche questo obiettivo non è stato raggiunto. Basta dare un’occhiata ai forum dei compratori di sesso per trovare centinaia di prove al giorno di questo fallimento. Le donne devono avere una residenza al di fuori del bordello. Sappiamo però che molte donne sono diventate immediatamente senza tetto quando i bordelli sono stati chiusi con il primo lockdown.

Dopo quasi 20 anni in cui la prostituzione è stata trattata come un lavoro qualsiasi, i consultori e i centri di ascolto per le persone prostituite non hanno sviluppato nessuna misura o qualifica per supportare e aiutare le donne a fuoriuscire dalla prostituzione. Aiutano e collaborano con i proprietari dei bordelli distribuendo preservativi e kit per l’igiene.  E, come a Francoforte, offrono persino tour guidati dei bordelli. Questi centri ed uffici sono finanziati dallo Stato. Ci sono altri programmi autofinanziati che fanno un buon lavoro, come Solwodi, ma sono sommersi dal lavoro e fanno fatica a trovare i fondi di cui hanno bisogno per i loro programmi.

Il Covid ha reso evidente dove conduce la prostituzione: verso il nulla. Dopo il primo lockdown, circa l’80% di loro ha lasciato la Germania. Sono state rispedite nei loro Paesi dai papponi oppure hanno preso da sole un bus per tornare a casa. Alcune non avevano nemmeno abbastanza soldi per pagarsi il viaggio di ritorno. È quindi evidente che sono terze parti a trarre i maggiori vantaggi economici dalla prostituzione, di certo non le donne. I soldi finiscono nelle tasche dei proprietari di bordello, dei papponi, dei trafficanti e dello Stato tedesco.

Delle donne che sono rimaste in Germania molte sono diventate senzatetto senza risparmi da un giorno all’altro, altre hanno continuato ad essere prostituite anche in piena pandemia. Quelle che sono rimaste nella prostituzione adesso sono criminalizzate e molte di loro non hanno lo status legale necessario per ottenere gli aiuti economici in quanto non sono registrate. Dopo 18 anni di regolamentazione, la prostituzione è rimasta nella clandestinità. Allo stesso tempo, i proprietari di bordello hanno diritto al supporto economico statale. Perché? Perché i bordelli sono trattati come delle aziende. Quindi questa legge è una legge per la protezione dei proprietari di bordello, dei papponi e dei compratori di sesso.

RF: Come abolizioniste sappiamo che la prostituzione è violenza maschile contro le donne e le ragazze. È profondamente dannosa per le donne in prostituzione come dimostrano le sue ricerche, quelle di molte altre ricercatrici e attiviste e come dimostrano del resto le testimonianza delle stesse sopravvissute alla prostituzione. In che modo, secondo la sua esperienza, la legalizzazione della prostituzione ha conseguenze negative sulle donne che non sono nella prostituzione, cioè su tutte le altre e sulla società in generale.

IK: Parliamo di circa 1,2 milioni di uomini che comprano sesso ogni giorno, molti dei quali sono impegnati in relazioni sentimentali. Quindi possiamo dedurre che la Germania è diventata uno Stato dove milioni di donne vengono tradite. La fiducia e il rispetto reciproco diventano impossibili. Queste donne si definiscono “donne ombra” e da quando ho trattato la storia di una di loro, altre donne tradite mi chiamano da tutto il mondo. Potrei aprire una clinica solo per loro.

Oggi è del tutto normale per i giovani uomini festeggiare al bordello il loro compleanno o una partita di calcio. La decriminalizzazione totale dei compratori di sesso distruggerà un’intera generazione di uomini. Ha conseguenze devastanti per l’intera comunità.

Vorrei fare un paio di esempi tratti dal mio lavoro clinico: seguo anche dei compratori di sesso, mi chiamano da tutta la Germania e vogliono parlare con qualcuno che non normalizzi la prostituzione. La terapia punta ad eliminare il loro consumo di prostituzione e pornografia in modo che possano essere nuovamente capaci di avere relazioni normali con le donne. È un processo lungo. Ecco alcuni esempi:

I compratori di sesso sono alla continua ricerca di pornografia o di siti di bordelli e servizi escort. Queste donne sono tutte iper-sessualizzate. Nessuna donna al di fuori della prostituzione si veste così. Il desiderio di questi uomini si concentra tutto sulle immagini di queste donne. Non sono più interessati alle donne “normali”. Si disconnettono completamente dalla realtà delle donne intorno a loro.

Analizzando le loro relazioni passate si nota che il loro comportamento era influenzato dalla loro convinzione di avere diritto al sesso. Fanno pressione sulle loro fidanzate per spingerle a fare sesso, senza dare alcun peso o importanza ai loro sentimenti. Pretendono di mettere in atto con loro le pratiche che vedono nella pornografia, dicendo alle loro compagne che si tratta di pratiche normali. Le fanno sentire in colpa se non vogliono praticare alc di sesso. Ovviamente queste relazioni non durano a lungo e questi uomini si rivolgono a me quando la relazione è già finita. Molti di loro rimangono scioccati quando gli dico che hanno stuprato le loro fidanzate.

Quindi la pornografia e una legislazione che normalizza la prostituzione promuovono la violenza sessuale all’interno delle relazioni. Credo che al giorno d’oggi qualsiasi donna sarebbe a rischio entrando in una relazione sentimentale con un uomo tedesco.

Una domanda che faccio spesso in terapia è questa: immagina di incontrarti con degli amici al bar dopo il lavoro e di dire, “Hey ragazzi, passerò il resto della serata in un bordello”, loro come reagirebbero? Molti rispondono: “passa una bella serata”, altri “non spendere i tuoi soldi al bordello, trovati una ragazza e fallo gratis”. Ma nessuno risponde mai “no, è violenza contro le donne!”. L’idea che la prostituzione sia un servizio è radicata profondamente nella nostra società. Se facessi la stessa domanda in Svezia, otterrei risposte completamente diverse.

Un’altra domanda è: cosa ti ha fatto capire che quello che facevi alle donne era violenza? Ecco alcune risposte:

-La vigilia di Capodanno ho pagato una donna per 12 ore, ma dopo che abbiamo fatto sesso non mi ha più rivolto la parola. Non ha interagito con me per le restanti 10 ore.

– Un’altra donna voleva fare sesso solo nel buio totale.

– La maggioranza delle donne andavano in bagno immediatamente dopo il sesso e ci rimanevano a lungo. Quando tornavano me ne dovevo andare immediatamente.

– Una donna mi ha detto che è meglio che gli uomini vadano con le persone prostituite piuttosto che vadano in giro a stuprare le donne. Quando l’ha detto si è quasi messa a piangere perché ha realizzato la realtà di quello che subiva all’interno della prostituzione.

Un altro compratore di sesso era un cliente abituale di una donna che gli ha confidato di essere stata abusata sessualmente da suo padre quando era bambina. Gli ho chiesto: beh, credo che abbia bisogno di altro e non di sesso con degli sconosciuti, perché hai continuato a vederla? Lui ha risposto: perché avevo pagato.

Un altro compratore di sesso ha detto: “Lei tremava, mi ha detto che non voleva farlo, lo faceva solo per i soldi”. Io gli ho chiesto: “E? Che cosa hai fatto?” Lui: “Ci ho fatto sesso”. “Perché? Lei non voleva”. “Sì, ma io avevo pagato”.

La prostituzione è questo: paghi per fare del sesso che l’altra persona non vuole fare. Lo scambio di denaro sembra giustificare lo stupro per questi uomini. Ma per le donne rimane stupro, stupro che rimane impunito. Una legge che permette l’acquisto di sesso rende invisibili i colpevoli e fa in modo che le vittime non siano più percepite come tali. Ed è così che gli uomini vengono trasformati in stupratori. Non sono gli “psicopatici” che comprano sesso con le donne prostituite. Certo, ci sono anche loro, ma sono una minoranza. La maggioranza sono uomini normali che diventano spietati criminali sessuali. Poi si dissociano dalle loro azioni. (Questo meccanismo dissociativo poteva essere osservato anche tra le SS nel regime nazista: durante il giorno uccidevano, la sera tornavano alle loro famiglie e cercavano di essere padri amorevoli). Questa parte della loro personalità che ha commesso violenza sessuale su delle donne non rimane completamente alienata e dissociata. In questi uomini il confine tra la quotidianità e questi atti sessuali violenti è fluido. Quello che hanno vissuto e fatto come compratori di prostituzione viene parzialmente portato nei loro rapporti con le donne nella vita quotidiana.  Questa diversa visione delle donne passa per un filtro a luci rosse e nei loro rapporti intimi con le donne le loro esperienze nella prostituzione tornano a galla: non rispettano i limiti delle loro partner, pretendono atti sessuali che queste donne non vogliono fare.  Avevo un cliente che ha avuto la sua prima esperienza sessuale a 19 anni in un bordello. Dopo quella volta non ha più avuto a che fare con la prostituzione. Quando è venuto da me aveva circa 30 anni ed era in una relazione di 7 anni. Amava la sua compagna, ma trovava la relazione con lei molto frustrante.  Perché? Perché era rimasto ancorato alle sue esperienze sessuali nella prostituzione di quando aveva 19 anni. Non era prepotente verso di lei, ma dentro di sé si sentiva costantemente frustrato.  La prostituzione è un veleno per le relazioni uomo-donna!

RF: Assieme a Sandra Norak, sopravvissuta alla prostituzione tedesca, avete partecipato a seminari e conferenze e fatto interventi anche nelle scuole e avete parlato del “metodo del lover boy”, può spiegarci come funziona e perchè è così difficile per le donne prostituite uscire dalla prostituzione?

IK: La maggioranza delle persone non sa qual è il meccanismo che c’è dietro il sistema prostituente. Non capiscono quello che la prostituzione fa alle donne. Abbiamo delle leggi contro il traffico di esseri umani e la prostituzione forzata, e a partire dal 2016 abbiamo una nuova legge che punisce gli uomini che acquistano prestazioni sessuali da donne trafficate o costrette alla prostituzione. Ma nonostante queste leggi non un singolo compratore è stato punito. Eppure sappiamo che ad oggi almeno il 90% delle donne nella prostituzione sono vittime di traffico di esseri umani o costrette a prostituirsi. Ora sappiamo che la più grande rete prostituente criminale non si nasconde nella clandestinità, bensì nei bordelli legali tedeschi. Perché?

Quando la polizia va nei bordelli, lo fa con un’immagine sbagliata della prostituzione forzata. Credono di dover trovare una donna in catene che corre loro incontro implorandoli di portarla fuori di lì. Ma non è così. Le donne vengono distrutte dalla prostituzione e non ci vogliono anni perché avvenga, basta il primo compratore. Ogni cliente successivo le distrugge sempre più nel profondo. Nel caso di Sandra Norak, il suo trafficante lover-boy sapeva cosa fare per distruggerla. All’inizio lei rifiutava alcuni compratori ed era capace di dire no. Dopo che lui l’ha messa in un bordello a tariffa fissa dove ha dovuto servire circa 400 uomini in due settimane, qualcosa si è rotto dentro di lei. Non era più capace di difendersi.

Ci sono vari meccanismi che trattengono le donne all’interno della prostituzione e che anche se sono vittime di tratta le spingono a dire che si prostituiscono volontariamente:

Il trafficante isola la vittima dall’esterno, si crea un legame relazionale tra vittima e abusante, alla donna viene inculcato che deve essere fedele all’ambiente criminale in cui si trova (questa è la prima cosa che le donne imparano quando entrano nella prostituzione: devono essere leali e fedeli, altrimenti ne subiranno le conseguenze).  Dissociazione, una profonda sensazione di non avere nessun valore, il processo psicologico che inverte vittima e abusante; le vittime colpevolizzano loro stesse per quello che subiscono. Paura, depressione, una profonda mancanza di speranza, dipendenza dalle droghe…

Questo è quello che Sandra Norak ci dice: non bisogna cercare delle catene di ferro che tengono le donne intrappolate nella prostituzione, ma delle catene mentali.

RF: Una delle argomentazioni maggiormente impiegate dai sostenitori del mercato del sesso è che bisogna distinguere la tratta dalla prostituzione volontaria. Grazie alle ricerche peer-reviewed delle studiose e alle testimonianze delle sopravvissute sappiamo che è impossibile fare questa distinzione perché, come afferma Rachel Moran, la prostituzione è la ragione per cui esiste la tratta a scopo sessuale.  La storia della nostra compagna Liliam è la prova che questa distinzione non ha senso: è stata trafficata in Germania per essere sfruttata in un bordello, ma quando la polizia l’ha liberata non ha avuto altra scelta che tornare nella prostituzione, questa volta costretta non da un pappone ma dalle circostanze della sua vita. Nel contesto della prostituzione regolamentata è ancora più evidente come fare una distinzione tra tratta e prostituzione sia dannoso. Puoi spiegarci perché?

IK: Chi crede che la prostituzione sia lavoro sessuale crede ad una strana fantasia: pensano che per esempio una diciottenne proveniente dalla Bulgaria voglia lavorare come lavoratrice del sesso in un bordello tedesco. In realtà non è così. Quasi tutte le donne nei bordelli tedeschi sono state messe lì da degli uomini: trafficanti e papponi. I trafficanti usano diversi metodi per reclutare le loro vittime: fingono di istaurare una relazione sentimentale con loro, promettono loro un futuro migliore, una casa e un lavoro, a volte è la stessa famiglia che sacrifica la propria figlia… Se vai in una scuola di un Paese povero in Europa e chiedi ad una classe quanti vogliono andare in Germania, tutti alzeranno le mani. Questo rende molto più facile per i trafficanti reclutare vittime tramite raggiri e inganno. Aiuti una donna a fuoriuscire dalla prostituzione, ce ne sono altre 5 pronte a sostituirla. Si fanno più soldi con le donne che con un Kalashnikov perché per ottenere una donna non devi investire nulla.

Nel Protocollo di Palermo del 2011, la linea guida per i Paesi europei nella lotta contro il traffico di esseri umani, la definizione di traffico di esseri umani include: “Raggiro, frode, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità.” Questi elementi sono già criminalizzati e non sono presi nella giusta considerazione dalla giustizia e dalla polizia. Non c’è bisogno di violenza fisica per configurare il reato il traffico di esseri umani o la prostituzione forzata. L’abuso di potere può avere luogo quando la vittima si sente costretta ad accettare il suo sfruttamento.

Quindi, nel contesto della regolamentazione della prostituzione, in cui la prostituzione è considerata un lavoro come un altro, questi fattori non sono presi in considerazione. Quando per le ragioni che ho spiegato una donna dice di essere nella prostituzione per sua volontà e scelta, nonostante sia una vittima di tratta, la polizia non le chiede più nulla. Sono ciechi di fronte al traffico di esseri umani e alla prostituzione forzata. Come risultato, nonostante ci siano un minimo di 200.000 donne nella prostituzione che sono vittime di tratta, a nessuno importa.  La polizia guarda da un’altra parte, e anche la giustizia e la società fanno lo stesso. Le donne rimangono nella prigione della prostituzione perché vivono in un Paese che le ignora e le abbandona.

RF: Nel suo libro, Rachel Moran racconta del caso di una disoccupata tedesca che aveva ricevuto la proposta da parte dell’ufficio di collocamento per lavorare in un bordello. Il caso è finito in tribunale. La pappona auto-proclamatasi “lavoratrice sessuale” Tatiana Ulyanova si lamenta che in quel modo non avrebbe potuto reclutare lavoratrici attraverso l’ufficio di collocamento. Disse che, dal momento che pagava le tasse, avrebbe dovuto avere accesso a quel servizio. Se la prostituzione venisse considerata un lavoro come un altro, questa pappona non avrebbe tutti i torti. Perchè la prostituzione non dovrebbe mai essere considerata un lavoro?

IK: In uno stato che fa propaganda alla prostituzione come lavoro, le donne non sono messe in guardia sui danni e il pericolo a cui sono esposte nella prostituzione. Dal punto di vista della salute la prostituzione non potrà mai essere considerata un’opzione o un lavoro.

La prostituzione funziona solo con la dissociazione. I sentimenti di paura, disgusto, vergogna e dolore devono essere soppressi. Questa dissociazione necessaria viene messa in atto dal primo compratore di sesso e scava sempre più in profondità dopo ogni puttaniere o era già iniziata prima dell’inizio della prostituzione.

Dozzine di studi hanno dimostrato come la maggioranza delle donne nella prostituzione abbiano subito violenza nella loro infanzia. Si erano già distaccate dai propri sentimenti prima di entrare nella prostituzione e non avevano imparato a proteggere se stesse, non avevano sviluppato alcuna autostima. Una volta entrate nella prostituzione molte dicono che è stato completamente normale per loro perchè pensavano di non meritare niente di meglio. La prostituzione in questo caso è una continuazione della violenza nella biografia di queste donne. Gli sfruttatori e i proprietari di bordello usano questa pre-traumatizzazione per i propri scopi.

In ogni caso la dissociazione non è un meccanismo che si può azionare a piacimento, “acceso, spento” come si vuole. L’esperienza del trauma che si crea con la dissociazione viene immagazzinato nella memoria e quando viene riattivato può far provare quello che non si era provato al momento dell’esperienza traumatica.

Questo è il motivo per cui i disordini da stress post-traumatico sono così comuni nella prostituzione.

Molte cercano di controllare le loro paure con l’alcol o altre sostanze e per questo sviluppano anche dipendenze.

Il danno causato dalla prostituzione non è espresso solo attraverso la paura e la dissociazione ma anche l’autostima è più profondamente danneggiata nella prostituzione rispetto ad altri traumi da shock. Anche dopo anni di terapia mi dicono che nonostante riescano a vedere il proprio valore a livello oggettivo, non riescono a sentirlo, continuano a sentirsi sporche esattamente come venivano trattate nella prostituzione. E questa è stata la motivazione che mi ha portata ad impegnarmi contro il sistema prostituente perchè io ho praticamente un mandato di stato per restituire la dignità alle donne ma allo stesso tempo lo stato manda il messaggio agli uomini che hanno il diritto di calpestare la dignità delle donne prostituite.

La volontà di queste donne è stata spezzata, sono in una condizione dal punto di vista psicologico che permette ai perpetratori di fare quello che vogliono di loro.

Il disordine da stress post-traumatico si sviluppa più frequentemente con lo stupro, la frequenza è perfino più del doppio rispetto alle vittime di Guerra.

Perchè? Perchè ad essere colpita nella prostituzione è la parte più intima di una donna. Non possiamo e non dobbiamo oggettificare i genitali femminili come fossero uno strumento di lavoro.

Uno stato che alimenta una cosa come questa si comporta come un perpetratore e promuove l’ingresso nella prostituzione di donne giovani. Qualcosa si rompe dentro la psiche ache spesso significa un danno irreparabile. La prostituzione è gravemente dannosa per il corpo.

RF: Perchè è fondamentale adottare il Modello Nordico sia in Germania che a livello globale?

La Germania si è macchiata del più grande genocidio nella storia dell’umanità. Ha inventato un’industria basata sulla morte. Dopo il brutale regime nazista la ricostruzione della Germania si è fondata sul rispetto della dignità umana. Quindi ogni singolo parlamentare deve agire sulla base della protezione della dignità umana. Ma con una legge che normalizza la violenza sessuale nella prostituzione, la dignità umana è minata.

Lo stato Tedesco ha sulle spalle la responsabilità storica dello sviluppo di un’industria del sesso che causa migliaia di vittime di sfruttamento sessuale ogni giorno, ha reso la Germania il bordello d’Europa, degradando collettivamente le donne e di conseguenza rinsaldando la diseguaglianza tra uomini e donne.

Non può essere che la Germania abbia ottenuto la presidenza del Consiglio Europeo lo scorso anno ma ignora le raccomandazioni europee per l’introduzione del modello nordico e permetta che le donne europee più vulnerabili siano sessualmente traumatizzate qui.

Per questo abbiamo bisogno di un cambio di passo immediato attraverso l’introduzione della criminalizzazione dei compratori di sesso come previsto dal modello nordico.

RF: In Italia e a livello globale la lobby pro prostituzione sta diffondendo falsi miti contro il Modello Nordico che viene sempre descritto come una legge pericolosa. Tra le varie mistificazioni, si dice che se i puttanieri venissero criminalizzati, anche le donne in prostituzione lo sarebbero e che la prostituzione diventerebbe sempre più clandestina come effetto diretto della legge. Inoltre, se si criminalizzassero i clienti, questi diventerebbero ancora più violenti. Lei ha scritto un lungo documento in cui sfata tutti questi miti. Potrebbe spiegarci brevemente di cosa si tratta?

IK: Ho smantellato i nove miti che sono ripetuti costantemente in Germania in un documento che ho presentato nel parlamento tedesco di 60 pagine. Ne riassumo i punti principali:

– Con una legge che punisce i compratori di sesso la prostituzione diventa clandestina

Gli ispettori di polizia svedesi come Simon Häggström, che ha lavorato nell’unità speciale sulla prostituzione per più di 10 anni trova questo argomento sorprendente. “Tutti all’estero sembrano essere esperti, che sappiano esattamente cosa sta succedendo qui in Svezia” dice Häggström. “Non so da dove venga questo argomento, certamente non dalla Svezia. Naturalmente la prostituzione è cambiata nel corso degli anni: con l’avvento di internet adesso ha luogo negli hotel e negli appartamenti. Ma abbiamo il nostro metodo per trovare i compratori di sesso. Se i compratori di sesso riescono a trovare le donne può farlo anche la polizia. Tutto quello di cui ho bisogno è un telefono. Quello che posso dire è che questo argomento è un mito che si è molto diffuso. Non dovete crederci, parlate con noi, con le persone che lavorano per applicare la legge in Svezia. Trovare le donne nella prostituzione non è un problema. L’argomento non ha nulla a che vedere con la realtà”.

Il fatto è che comunque circa 33,000 su una stima di 400,000 donne nella prostituzione sono registrate in Germania oggi. Soltanto 76 di queste hanno avuto una sicurezza sociale all’inizio del 2019. Questo significa che in Germania noi abbiamo una prostituzione clandestina con la nuova legge Prostitute Protection Law. Spesso nessuna autorità competente sa che queste donne si trovano in Germania. Sono completamente alla mercè dei loro sfruttatori.

Le persone pensano anche che quando una donna è registrata non può essere vittima di tratta o forzata a prostituirsi. Questo non è corretto. Le donne nella prostituzione devono fingere continuamente. È davvero il minimo per loro dire che lo stanno facendo volontariamente. La clandestinità più grande ha luogo nei bordelli tedeschi legali dice Helmut Sporer, un officiale di polizia che ha lavorato per 30 anni nel distretto a luci rosse. Questo è stato provato anche dal processo contro il proprietario del Paradise una catena di bordelli. È stato incriminato per favoreggiamento della tratta a scopo sessuale. E le donne del suo bordello erano tutte registrate. Il Paradise è dappertutto. Sporer ha detto che dobbiamo considerare che abbiamo almeno 20.000 donne che sono vittime di tratta, forzate nella prostituzione in Germania.

Ogni anno soltanto da 300 a 400 casi vengono intercettati. La polizia ha poche chance di scoprire sfruttamento e tratta quando ad essere legalizzati sono l’acquisto di sesso, lo sfruttamento e la prostituzione. Il mercato della prostituzione regolamentata offre la copertura perfetta alla coercizione e ogni tipo di pressione e specialmente nessuna protezione contro di essa. Lui dice potrebbe solo diventare una situazione migliore con il modello nordico. Non può essere peggio di com’è adesso!

– Dobbiamo distinguere tra la prostituzione volontaria e quella forzata

Investigatori competenti della polizia criminale sostengono che dal 96 al 98% delle donne nella prostituzione in Germania non si trovano nella prostituzione per loro volontà. E da una prospettiva di psicotraumatologia la transizione tra la prostituzione forzata e quella volontaria è fluida quindi è difficile separare chiaramente questi due termini e trattarli separatamente. Quindi i politici si schierano per un minuscolo 2% e chiudono gli occhi sulla stragrande maggioranza del 98% che ha bisogno di aiuto e per cui la legge è del tutto inefficace.

– Con una legge che punisce i compratori di sesso la violenza nella prostituzione aumenta

Alla luce dello sviluppo drammatico della prostituzione e l’incremento della violenza contro le donne nella prostituzione a partire dall’introduzione della legge regolamentarista del 2002 in Germania uno deve chiedersi seriamente come è possibile che questo argomento sia ancora usato ovvero che la violenza aumenterebbe se introdotto un divieto di acquisto di sesso. Lo stato tedesco rifiuta di vedere la violenza contro le donne prostituite. La prostituzione è un sistema violento!

– Con una legge che punisce i compratori di sesso la violenza nella società aumenta

No, questo è assolutamente falso! La violenza contro le donne nella prostituzione e delle donne fuori dalla prostituzione diminuirà.

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