Melissa Farley: Prostituzione e mercato del sesso durante la pandemia di Covid-19

Melissa Farley[1]

Ringraziamo la studiosa, psicologa e attivista abolizionista Melissa Farley per questa illuminante analisi su prostituzione e mercato nel sesso durante la pandemia che smaschera le strategie comunicative dei cosiddetti sindacati del sexwork che hanno approfittato della pandemia per vendere l’idea che la prostituzione sia un lavoro e spingere per la decriminalizzazione di tutti coloro che lucrano sui corpi delle donne (proprietari di bordello, di agenzie di escort, produttori porno).

Originale in inglese pubblicato su Logos – A Journal of Modern Society and Culture 

Traduzione di Giulia C. e Chiara C.

L’epidemia di COVID-19 ha avuto un impatto forte ed immediato sulle donne prostituite, che sono già tra le donne più vulnerabili al mondo. Con la quarantena, il distanziamento sociale, il disinteresse dei governi verso i più poveri, il razzismo sistemico presente in ogni ambito, assistenza sanitaria compresa, l’incapacità di proteggere i bambini dagli abusi, e l’atteggiamento predatorio dei compratori del sesso e dei papponi – il coronavirus mette a rischio la sopravvivenza delle donne più emarginate. Già prima della quarantena, la violenza sessuale esercitata da compratori di sesso e papponi  sulle donne prostituite era aumentata, un tasso di violenza più alto rispetto ad ogni altro gruppo di donne studiato dai ricercatori (Hunter, 1994; Farley, 2017). Maggiore la povertà, più grande è la probabilità che le donne vengano sfruttate nel mercato del sesso, come 26 anni fa ha osservato la ricercatrice olandese Ine Vanwesenbeeck (1994). Questo articolo analizza l’impatto che il coronavirus ha esercitato nell’incrementare la sofferenza e i pericoli che le donne sperimentano a causa della povertà e dello sfruttamento all’interno della prostituzione, un sistema oppressivo costruito sulle fondamenta del sessismo e del razzismo.

La donne nella prostituzione corrono vari pericoli che vanno dalla mancanza di cibo, di un tetto e di assistenza sanitaria, tutti elementi che aumentano il rischio di contrarre il COVID19.

Capire che cosa voglia dire non avere un sicuro accesso al cibo e  ad un alloggio è un passaggio necessario per comprendere i rischi a cui le persone prostituite sono sottoposte. Consapevoli di mettere a rischio le loro vite, molte donne sono rimaste nella prostituzione durante la pandemia. “La povertà uccide più velocemente del coronavirus,” afferma una donna indiana nella prostituzione (Dutt, 2020). Una donna statunitense spiega, “Al virus puoi sopravvivere, ma non puoi sopravvivere senza mangiare per due mesi. Se chiedi ad una qualunque persona sana di mente di scegliere tra prendersi il virus o non mangiare, non dovrà nemmeno stare a pensarci su” (Gentile, 2020).

La pandemia ha svelato il retroscena di violenza e sfruttamento che si cela dietro ogni forma di prostituzione, inclusi sugar dating, servizi escort, prostituzione nei centri massaggi, prostituzione da strada, prostituzione online (Moran & Farley, 2018; Farley, 2016). Un gruppo di San Francisco, portavoce dell’idea che la prostituzione sia un lavoro come un altro, ammette che “Per sopravvivere, le persone che fanno sex work sulle strade potrebbero non potersi permettere di smettere di lavorare” (Naftulin, 2020). Ma questa affermazione ignora l’esistenza di un’interconnessione tra i vari tipi di prostituzione, che sia in strada, nei centri massaggi, nel porno/sul web o tramite i servizi escort. Le donne non rimangono in un unico luogo, si spostano da un punto fisico ad uno online ed ancora in un altro – ovunque il compratore sia situato o in qualunque posto le mandino i papponi (conferenze, eventi sportivi, basi militari, dal servizio escort alla strada).

La prostituzione è un microcosmo che contiene tutte le forme immaginabili di violenza patriarcale esercitabili sul corpo di una donna. Mescola la disumanizzazione con la diseguaglianza economica, lo sfruttamento riproduttivo con l’hate speech, la violenza sessuale con la discriminazione razziale. Nella prostituzione tutte queste forme di violenza vengono esercitate su una donna mentre il suo diritto alla libertà di parola e di espressione viene annullato. La prostituzione è una vittimizzazione multipla e intersezionale che produce alcuni tra i traumi più estremi, traumi che le vittime non possono nemmeno riconoscere e a causa dei quali non possono nemmeno chiedere aiuto, perché la società preferisce invece etichettarli come “libera scelta delle donne”. In questo c’è una differenza con le altre forme di violenza e discriminazione, quali violenza domestica, stupro, razzismo; questi, almeno in teoria, vengono riconosciuti  come atti illegali.

Nei Paesi che non hanno implementato il Modello Nordico e dove l’accesso   a pagamento ai corpi delle donne da parte degli uomini non è visto come socialmente inaccettabile e non è un crimine punibile dalla legge, l’epidemia di coronavirus significa per le donne che tutte le forme di violenza sopra citate saranno completamente ignorate da ogni misura governativa a supporto dei gruppi emarginati, come le vittime della violenza maschile.  E questo vuol dire che non solo le donne prostituite continueranno a subire le conseguenze del mercato del sesso, ma che non riceveranno nessun aiuto specifico di contrasto al COVID-19 in qualità di gruppo vulnerabile. La mancanza di protezione può esprimersi in forme diverse – nello sfratto delle donne dagli appartamenti dove vengono prostituite, nel mancato riconoscimento del loro status giuridico, nel mancato accesso ai benefit sociali e di welfare – e in tutti questi scenari la logica sottostante è che le donne stesse sono le protagoniste e le responsabili del loro sfruttamento, motivo per cui non avrebbero diritto a nessuna assistenza. D’altra parte, nei Paesi che hanno adottato il Modello Nordico, le donne possono chiedere di ricevere assistenza in qualità di vittime. Con il Modello Nordico, le ONG che offrono assistenza alle donne prostituite possono chiedere conto allo Stato affinché offra protezione alle donne nella prostituzione – invece di abbandonarle. E questo vuol dire che le donne possono davvero scegliere di fuoriuscire dalla prostituzione, non devono limitarsi a scegliere tra il ritrovarsi senza un tetto e contrarre il  COVID-19 dai compratori di sesso. 

        – Anna Zobnina, European Network of Migrant Women, 3 aprile 2020

Individui sacrificabili

Alcune persone sono considerate come più sacrificabili di altre. Alcune persone sono state trattate a lungo come se fossero più sacrificabili, ad esempio gli afroamericani in Michigan, la cui acqua corrente contaminata è da tempo sulla bocca di tutti, o gli Yakama a Washington, con le loro riserve d’acqua e di cibo inquinate da una centrale nucleare nei pressi del loro territorio, oppure gli abitanti di Puerto Rico, rimasti senza nessun supporto a seguito di un devastante uragano che li ha colpiti nel 2017.  Durante la pandemia di COVID-19 in USA, alcuni esponenti politici dell’estrema destra e i loro alleati nei media[2] hanno suggerito che le morti di alcune persone fossero accettabili, che alcune persone anziane non avrebbero dovrebbero ricevere cure, che alcuni bambini avrebbero dovuto “inevitabilmente” morire.

Miliardi di donne in Africa, nell’Asia del sud e in parti dell’America latina e dei Caraibi hanno lavori saltuari e vivono ai margini della società, senza nessuna rete di sicurezza sociale (Tharoor, 2020). Queste donne corrono un alto rischio sia di contrarre il coronavirus che di essere introdotte alla prostituzione. Una sopravvissuta alla prostituzione sudafricana spiega che nessuno sceglierebbe di sua volontà “un lavoro che mette inevitabilmente a rischio la tua vita” (Naik, 2020). Le donne scozzesi e tedesche in difficili condizioni economiche non hanno l’opzione della quarantena a casa (McEwen, 2020, Nasr, 2020). Alcune donne potrebbero essere costrette a “scegliere” tra il rischio di essere esposte al COVID-19 e il non avere abbastanza cibo per la loro famiglia. Le misure di prevenzione raccomandate contro il COVID-19 sono impossibili da seguire. “Lavarsi spesso le mani?” si chiede una donna di Mumbai, “A volte devo rinunciare a lavarmi e conservare l’acqua per cucinare” (Tongia, 2020)[3]. Le donne prostituite tailandesi temono di non poter procurare cibo sufficiente per loro stesse e per la loro famiglia a causa della carenza di turisti/compratori del sesso durante la pandemia (ASP, 2020). Correndo rischi spaventosi per la sopravvivenza della loro famiglia, le donne prostituite del Camerun vanno alla ricerca di compratori di sesso negli hotel dove vengono isolati gli uomini europei con sintomi compatibili a quelli del coronavirus. I loro papponi si appropriano di una larga fetta di questi guadagni, necessari alla loro sopravvivenza (Ndi, 2020; Larnyoh, 2020).

Per alcune donne nel mercato del sesso, sulla lista dei pericoli a cui si espongono, quello di contrarre il COVID-19 viene al secondo posto rispetto a quello costituito dalla violenza all’interno della prostituzione. Una donna prostituita in Florida spiega come sia sempre in ansia al pensiero di “stupratori e assassini”, e sia molto meno preoccupata all’idea di essere esposta al virus (Avanier, 2020). “Ogni volta che c’è una situazione di panico come questa,” afferma una donna prostituita, “i clienti [i compratori di sesso] capiscono che c’è un cambiamento nella dinamica di potere.” Se le donne non hanno altre alternative, “alcuni clienti cercheranno di trarne vantaggio. Chiederanno prezzi più bassi, rifiuteranno ogni controllo sanitario, insisteranno per pratiche non sicure – che si tratti di sesso non protetto o di incontrarsi con qualcuno che non conosci o in un posto pericoloso, o di essere costrette a compiere atti sessuali che vanno oltre i limiti di quello che sei disposta a fare”, spiega. “Perché sanno che le lavoratrici sono disposte a tutto per i loro soldi” (Steadman, 2020). Incrementando i loro abusi sulle donne, i compratori di sesso traggono vantaggio dall’epidemia di coronavirus.

Il razzismo, la prostituzione e l’epidemia di COVID-19

La prostituzione è causa di enormi conseguenze negative per le donne prostituite di colore e per le donne prostituite parte di popolazioni che in passato sono state colonizzate (Nelson, 1993; Carter &Giobbe, 1999; Butler, 2015). Il razzismo ha un ruolo rilevante nel loro ingresso nella prostituzione, in quanto nega loro altre alternative. I papponi e i compratori di sesso sono particolarmente violenti nei confronti delle donne di colore. Ci sono meno opportunità di fuoriuscire dalla prostituzione per queste donne, che spesso ricevono un supporto e degli aiuti al di sotto degli standard o insufficienti per il loro contesto socioculturale. Da molti anni i pornografi sessualizzano il razzismo e guadagnano dalla rappresentazione della schiavitù all’interno della loro pornografia. I danni causati dalla prostituzione sono amplificati dall’identità etnica e dalla povertà.

Le donne di colore sono sovra-rappresentate all’interno della prostituzione, e sono sovra-rappresentate anche tra le vittime di COVID-19 negli USA (Lindsey, 2020), con il razzismo strutturale che va a contribuire alla loro vittimizzazione (Cabrera, 2020). Il maggior numero delle morti per COVID-19 avviene tra gruppi etnici che storicamente soffrono in misura maggiore di malattie croniche e hanno minore accesso all’assistenza sanitaria (Durkin, 2020; Johnson and Buford, 2020, Horton, 2017). Nell’aprile 2020, circa l’81% delle morti per COVID-19 nel Milwaukee County era costituita da afroamericani, che rappresentano appena il 26% della popolazione. La popolazione di origine sudamericana a New York ha percentuali simili di morbilità e mortalità per COVID-19 a quella degli afroamericani nel Milwaukee. Ai primi di aprile, la mortalità dei newyorkesi di colore e di origine sudamericana era doppia rispetto a quella dei bianchi (Mays & Newman, 2020)[4].

Ad aprile, il 31% dei casi di COVID-19 di tutto il New Mexico era costituito da nativi americani, che sono solo il 10.6% della popolazione di questo Stato (Childress, 2020). La popolazione Zuni ha dichiarato di essere preoccupata per la sopravvivenza della sua Nazione (Agoyo, 2020; Chisolm, 2020). Gli indigeni del Brasile sono particolarmente vulnerabili alle infezioni respiratorie (Fellet, 2020).

Il razzismo contro gli asiatici è incrementato durante la pandemia di coronavirus, con politici e compratori di sesso che incolpano “i cinesi” per il COVID-19. Questo recente picco di comportamenti razzisti va ad affiancarsi al ben documentato razzismo dei compratori di sesso, che hanno una visione stereotipata della donne asiatiche, viste come sottomesse, esotiche, o immigrate da poco e quindi più vulnerabili – una qualità molto ricercata dai compratori di sesso (Asian Women Coalition Ending Prostitution, 2020; Bindel, 2017). PornHub, che fornisce una vasta gamma di pornografia razzista, si è subito mosso per rispondere alla domanda di razzismo anti-asiatico alimentata dall’epidemia di COVID-19. La pornografia razzista vende bene; nel marzo 2020 sono stati caricati almeno 115 video razzisti a tema COVID-19 sul solo PornHub. La pornografia a tema coronavirus di PornHub unisce la xenofobia contro gli asiatici ‘infetti’ o ‘stranieri’ con il feticismo per le donne asiatiche, viste come obbedienti e ipersessuali (Lopez, 2020).

Gli affaristi nel settore del mercato del sesso traggono un vantaggio economico dal coronavirus

Le capacità di auto promozione dei papponi sono sotto gli occhi di tutti in questi mesi di pandemia. Si presentano come brave persone che “aiutano le donne ad procurarsi un po’ di soldi”; i papponi di uno strip club di Atlanta hanno spostato le donne online, dove vendono lap dance virtuali su Instagram a $20 (BET, 2020).  Alcuni papponi del mondo del porno si sono offerti come “banche centrali” per le donne. “Fungendo da banche centrali possiamo incrementare il flusso di cassa e aiutare le performer a sopravvivere alla crisi”, afferma un pornografo londinese (Shehadi& Partington, 2020). Quando i luoghi della prostituzione legale (centri massaggi, strip club, bar) sono stati chiusi a causa della quarantena, i papponi hanno continuato a guadagnare spostandosi altrove. Poiché il suo strip club di Portland è stato chiuso per COVID-19, il proprietario ha impiegato le donne come addette alle consegne di cibo in topless. Durante la quarantena, uno strip club a Las Vegas ha offerto degli strip show in modalità “drive in”, ai quali i clienti possono assistere direttamente dal sedile della loro macchina (Campamour, 2020). La distribuzione di mascherine agli ospedali da parte di PornHub è la stessa tattica impiegata dal proprietario di bordelli del Nevada Dennis Hof, che ha distribuito pasti per la festa del Ringraziamento (Kaye, 2020). Il loro fine è quello di sembrare dediti al bene pubblico: Sono un bravo pappone, una persona altruista che cerca di aiutare le ragazze. Guarda questi pasti per i poveri, guarda queste mascherine! Non guardare negli occhi delle donne!

I papponi sanno essere flessibili nella loro strategia di comunicazione. In passato, i promotori del mercato del sesso lo pubblicizzavano tramite la favola di una vita divertente fatta di feste folli e di immaginari guadagni stratosferici per le donne.  Di fronte alla crisi COVID-19,  i sindacati dei papponi e del sexwork hanno spostato il focus del loro messaggio sulla sopravvivenza economica delle persone prostituite. Anche alcuni gruppi pro mercato del sesso hanno riconosciuto quanto la prostituzione sia pericolosa e quanto le donne nel mercato del sesso siano vulnerabili (Agence France-Presse, 2020). “Senza nessuna garanzia economica o una qualche rete di sicurezza, le sex workers sono tra i gruppi più colpiti dal COVID-19,” osservano i sindacati del sex work nel Regno Unito (Wilson, 2020). Oltre ad andare in cerca di fondi per aiutare le donne a superare l’emergenza, i promotori del sexwork vanno anche in cerca di appoggio e sostegno per i sindacati del mercato del sesso che vogliono decriminalizzare i papponi e i compratori di sesso (SWOPLA, 2020)[5]. Questo stesso doppio fine è stato scoperto anche in Argentina nell’aprile 2020, quando l’attivista Alika Kinan ha riportato che i lobbisti pro sex work stavano ricevendo fondi di emergenza da distribuire alle donne ma, sorpresa! I fondi venivano deviati e non andavano alle donne prostituite[6]. Lo sfruttamento dei fondi di emergenza al fine di utilizzarli per promuovere la prostituzione come un “lavoro” qualsiasi per le donne in difficoltà economica non è una tattica nuova; è stata utilizzata anche durante l’epidemia di AIDS (Farley, 2004).  Questa è una tattica che in questi giorni viene anche impiegata da Trump, oltre che dai papponi pro sex work. Trump ha promesso di aiutare i “lavoratori”, ma non offre loro nessun aiuto o supporto; mette invece milioni di dollari nelle tasche dei suoi ricchi sostenitori e finanziatori del mondo delle corporation.

Durante l’epidemia di COVID-19, i papponi e i sindacati delle/dei sex workers promuovono la prostituzione online/la pornografia e il Webcamming 

I papponi del porno hanno tratto vantaggio dalla pandemia. Poiché i luoghi della prostituzione come gli strip club, i centri massaggi e gli hotel sono stati chiusi, la prostituzione online è aumentata[7]. La prostituzione online include la pornografia che viene caricata attraverso siti web privati o siti di distributori/papponi quali Chaturbate, StripChat, e il PornHub di MindGeek. Include anche il webcamming, ovvero lo streaming in tempo reale di prostituzione attraverso un computer o un telefono. Una sopravvissuta racconta che  “il webcamming è stato anche peggio del resto dell’industria pornografica perché eravamo in contatto diretto con il consumatore, persone spesso molto crudeli che minacciavano di lasciare recensioni negative, e quindi di andare a mettere in pericolo i nostri guadagni, se non facevamo esattamente quello che volevano” (Anonymous, 2018). Nel webcamming come nella prostituzione GFE [girlfriend experience, tipologia di prostituzione che non si limita a singole prestazioni sessuali, ma offre un’esperienza ‘fidanzata’ di ambito e durata più ampi, n.d.t.], le sopravvissute vanno incontro a forte stress e angoscia, dovendo simulare e mettere in atto qualsiasi cosa il compratore voglia e dovendo essere gentili verso uomini abusanti. “Il lavoro emozionale a cui si va incontro nel camming è da non credere – devi chattare costantemente, cercando di essere te stessa [e] di essere gradevole e gentile” (Shedahi& Partington, 2020). Una ricerca sulla prostituzione in 9 Paesi conferma quello che le donne stesse ci dicono sullo stress e i traumi causati dalla pornografia. Se mettiamo a confronto i dati sulle donne prostituite la cui prostituzione è stata filmata e quelle che non sono state filmate, rileviamo che le donne la cui prostituzione è stata venduta anche come pornografia hanno un tasso di sindrome da stress post traumatico significativamente più alto (Farley, 2007).

Molti siti web vendono immagini di donne che sono state costrette o schiavizzate dai papponi o dalla criminalità organizzata. Durante la pandemia, i papponi del porno hanno sfruttato l’epidemia di coronavirus esattamente come tutti gli altri papponi. “Comprano una buona immagine, aumentano le visualizzazioni e monetizzano dalle pubblicità, ma a noi non danno nulla”, dice una sopravvissuta all’industria del porno. I trafficanti di esseri umani reclamizzano offerte di “lavoro per i disoccupati da coronavirus” su Craigslist (Moseley, 2020). Un altro pappone ha assunto donne disoccupate per lavori da “modella” sul suo sito pornografico (Baah, 2020). I papponi del porno in Romania e negli Stati Uniti hanno visto un forte aumento di modelle nel periodo della pandemia. I papponi reclamizzano la prostituzione via webcam come “un’esperienza interattiva e in diretta nella quale le modelle fanno uso delle loro abilità comunicative ed empatiche” come una “girlfriend experience virtuale” (Barbera, 2020). PornHub, una piattaforma di pornografia online, ha anche assunto modelle e venduto pornografia autoprodotta, prendendosi il 35% dei profitti, proprio come qualsiasi altro pappone[8].

Nella vita quotidiana delle donne, i vari tentacoli del mercato del sesso sono indistinguibili. I media colombiani[9] hanno promosso apertamente la prostituzione via webcam come una soluzione alla crisi del COVID-19, descrivendola come un ‘privilegio’ di chi può lavorare da casa. Le donne colombiane e le vittime venezuelane di traffico di esseri umani vendute nei quartieri a luci rosse di Bogotà vivono in stanze sovraffollate affittate a breve termine. Provano a fare webcamming solo per scoprire che non hanno nessun controllo sull’utilizzo e su ogni vendita successiva delle loro immagini sui siti pornografici. Poiché hanno poche competenze informatiche, spesso vengono ingannate e non vengono pagate. Molte si offrono nude ai compratori di sesso per la strada per il disperato bisogno di un reddito di sopravvivenza. Altre sono costrette dai papponi ad andare nelle case dei compratori o a feste a base di sesso dove spesso subiscono violenza e a volte vengono uccise. Una donna racconta che “il coronavirus è solo un altro pericolo, un pericolo appena rilevante che si somma a tutti gli altri pericoli che dobbiamo fronteggiare ogni giorno per procurare soldi alle nostre famiglie”. (IniciativaProEquidad, 2020).

Sono tanti i pericoli e gli svantaggi per le donne prostituite che si spostano sulla prostituzione online.

La domanda per nuovi contenuti da parte di consumatori che si ritrovano con molto più tempo libero del solito potrebbe spingere i gruppi criminali a investire sullo sfruttamento sessuale online delle donne prostituite, di persone dipendenti da droghe, o di altri gruppi vulnerabili. Allo stesso modo, i consumatori dai gusti più deviati potrebbero impiegare il loro tempo nella ricerca di siti che offrano materiale pedopornografico in diretta su internet, dove c’è una maggiore offerta a causa della chiusura delle scuole e della necessità di trovare fonti di profitto alternative sia da parte delle famiglie in difficoltà economica che dei gruppi criminali.  L’ FBI avverte che i bambini che vengono educati privatamente a casa, che giocano con i video games online e che utilizzano i social media durante il periodo di chiusura delle scuole potrebbero essere presi di mira da predatori sessuali tramite il web. (Global Initiative Against Transnational Organized Crime, 2020)

Le donne nella prostituzione online via webcam rischiano “la violazione della privacy, interazioni potenzialmente pericolose con i clienti e la mancanza di protezione che potrebbe essere garantita da leggi specifiche che le proteggano” (Drolet, 2020). Molte esprimono la loro preoccupazione per la mancanza di privacy della pornografia online, e alcune sono rassegnate all’inevitabile violazione della loro privacy (Deliatto& Fenton, 2020). Una donna esprime la sua paura di subire molestie, ricatti o revenge porn, nel caso dovesse caricare dei suoi video sui siti porno. I video vengono spesso rubati e scaricati da questi siti. “Le piattaforme porno non garantiscono sicurezza e riservatezza. Chiunque può fare uno screenshot e diffonderlo”, aggiunge. Nel febbraio del 2020, 1.5 TB di video e immagini di donne sono stati rubati e scaricati dal sito porno OnlyFans (Shehadi& Partington, 2020).

I guadagni delle donne vengono mangiati dai papponi. Con pornografia e webcamming si fanno molti meno soldi che con gli altri tipi di prostituzione, e molte donne non hanno i fondi sufficienti per comprare l’attrezzatura video necessaria (France24, 2020). Una donna che non riusciva a guadagnare abbastanza attraverso la prostituzione via webcam privata, ha deciso di caricare i suoi video su OnlyFans, dove i consumatori pagano per quello che teoricamente è del materiale privato. Ma “se usi la webcam, ormai la tua faccia è lì fuori”, spiega. Lei ha deciso di non mostrare il suo volto, e ha scoperto che per questo tipo di materiale i compratori pagano ancora di meno.

Che sia durante una pandemia mondiale o no, generalmente le donne nel mercato del sesso pianificano di entrare in quel mondo, guadagnare i soldi di cui hanno urgente bisogno, e quindi di fuoriuscirne il prima possibile. Non vogliono che le loro immagini circolino per sempre sul web, dove i loro bambini, i loro futuri datori di lavoro, i loro futuri compagni e mariti potrebbero vederle. Nonostante questo, i sindacati delle sex workers promuovono la prostituzione online. Un sindacato di sex workers neozelandese che include i papponi tra i suoi iscritti ha incoraggiato le donne a spostarsi dai bordelli alla pornografia via webcam per la durata della pandemia. Per contrastare le campagne ingannevoli del New Zealand Prostitutes’ Collective [Collettivo Neozelandese delle Prostitute] in merito alla prostituzione online/via webcam, alcuni gruppi di sopravvissute in Nuova Zelanda hanno descritto i rischi della prostituzione online e la barriera economica a cui si va incontro per spostarsi dalla strada, dai servizi escort e dai bordelli alla prostituzione sul web (Shehadi& Partington, 2020).

I sindacati del sexwork approfittano della pandemia per
vendere l’idea che la prostituzione sia un lavoro 

I papponi e i loro amici politici neoliberali approfittano della pandemia di coronavirus per promuovere e rendere mainstream il mercato del sesso. Nelle prime settimane della pandemia, con un approccio ‘Trumpiano’ nella sua mancanza di dati reali, il sindacato pro mercato del sesso neozelandese e i sindacati pro mercato del sesso olandesi si sono proposti di minimizzare i danni causati dalla pandemia spingendo affinché le donne continuassero a lavorare come sempre. Nel marzo 2020, il New Zealand Prostitutes Collective (NZPC) ha suggerito alle donne di fare “maggiore attenzione” durante la pandemia e di “sottoporre i clienti a test ed esami per rilevare la presenza di sintomi e verificare che non abbiano intrapreso viaggi e spostamenti”. Il NZPC ha rassicurato le donne che in questo modo “ridurranno i rischi e i clienti si sentiranno più a loro agio nel richiedere i loro servizi, consapevoli che ogni misura precauzionale viene messa in atto”. (African News Agency, 2020; Hendry-Tennent, 2020). Come nel caso del suggerimento del Presidente USA di ingerire disinfettante per proteggersi dal COVID-19, anche il NZPC è stato poi costretto a rimangiarsi questo consiglio pericoloso. Bugie da parte dei sindacati delle prostitute e dei papponi sulla sicurezza, sull’igiene e sulla “riduzione del danno” causato dalla prostituzione, sono pericolose durante la pandemia e  non solo. Un altro pappone neozelandese, al fine di normalizzare il mercato del sesso nel bel mezzo della pandemia, ha dichiarato che “Dal punto di vista dell’igiene, il mercato del sesso è molto probabilmente l’ambiente più sicuro”. Un sindacato del sexwork del Regno Unito ha raccomandato le seguenti misure contro il COVID 19: candeggina, disinfettante, evitare i baci e cambiare le lenzuola quando possibile (Bindel, 2020). I sindacati del mercato del sesso in Russia hanno distribuito delle liste di posizioni sessuali da praticare per evitare di trovarsi troppo vicine al il viso del compratore di sesso. Un’attivista canadese pro-sex work ha affermato che “Ci sono servizi che molte di noi stanno cercando di evitare, come i baci e la posizione del missionario. Qualsiasi strada per evitare che il viso del cliente sia troppo vicino al tuo deve essere tentata..” (Grossman, 2020).  Queste tecniche di riduzione del danno non proteggono le donne prostituite dal COVID-19 e non le proteggono dagli stupri e dalla violenza fisica e verbale inflitte loro dai compratori di sesso e dai papponi.

Durante la pandemia, gli affaristi del mercato del sesso ripetono le solite “idee zombie”. Le “idee zombie” sono concetti che sono stati dimostrati come falsi da una schiacciante mole di dati, e che dovrebbero essere morte, ma in qualche modo riescono ancora a reggersi in piedi, barcollanti, tra la gente, mangiando il cervello delle persone (Krugman, 2020). Queste bufale risorgono a nuova vita perché portano molti soldi ai papponi e ai loro sodali liberisti. È particolarmente popolare l’idea zombie che la prostituzione possa essere resa sicura tramite la regolamentazione o la decriminalizzazione (Moran & Farley, 2018). “Se il sex work viene trattato come un lavoro normale e viene totalmente decriminalizzato, le sex workers avranno accesso agli stessi diritti umani di tutti gli altri lavoratori” (Shehadi& Partington, 2020). Il messaggio zombie qui è che, di fronte alla prospettiva della catastrofe finanziaria, le donne prostituite possono essere salvate tramite la decriminalizzazione dei papponi. Ma non c’è nessuna prova che la decriminalizzazione dei papponi protegga le donne dalla povertà e dal rischio di rimanere senza casa – o dal razzismo, dal sessismo e dallo sfruttamento del mercato del sesso. Aiutare i papponi manager tramite la regolamentazione della prostituzione è una strategia fallace e dubbia che approfitta della preoccupazione per la sopravvivenza economica durante il coronavirus. Sì, durante la pandemia le donne nel mercato del sesso hanno bisogno di fondi di perché sono ai margini della società, ma non perché hanno la necessità di definirsi ufficialmente come “sex workers.” Quello di cui le donne prostituite hanno bisogno – ce lo hanno detto chiaramente – è di fuoriuscire dalla prostituzione, di un alloggio, di assistenza sanitaria, e di un impiego significativo e sostenibile. L’ultima cosa di cui hanno bisogno è una subdola manovra, così tipica dei papponi, che punti a ridefinire una violazione dei diritti umani – la prostituzione – come un “lavoro”. Decriminalizzare i papponi aiuta i papponi, ma non paga gli affitti delle donne e non mette il cibo sulle loro tavole. Decriminalizzare i papponi quando le persone pensano che tu stia decriminalizzando le donne prostituite è una tattica Trumpiana simile alla “stimulus bill” emanata in risposta al COVID-19, misura che soccorre i miliardari (compagnie aeree e banche) ma non aiuta i cittadini che hanno urgente bisogno di un supporto economico per l’affitto, il mutuo e le spese quotidiane, come quelle per i viveri.

Un altro zombie a tema COVID è l’idea per cui “Spezzare lo stigma che circonda il sex work e lottare per la regolamentazione sono metodi per fare in modo che le sex workers sopravvivano tempi difficili come questi e che nel futuro abbiano il necessario di cui hanno bisogno” (Wilson, 2020).  I promotori del mercato del sesso hanno ragione ad affermare che le persone vendute non vanno stigmatizzate o arrestate. Ma i papponi e i compratori di sesso dovrebbero essere stigmatizzati[10]. Non c’è nessuna prova a dimostrare che la prostituzione possa assicurare la sopravvivenza delle donne durante una pandemia o un altro tipo di crisi, o che il sistema della prostituzione regolamentata assicuri che ci si prenda cura delle donne nei momenti difficili.  Lo stigma rimane a prescindere dallo status legale della prostituzione: le donne in Nuova Zelanda e in Olanda evitano di iscriversi ai sindacati delle prostitute e di richiedere i benefit sociali perché in questo modo il governo avrebbe una documentazione a prova della loro situazione, e perché non vogliono essere etichettate come prostitute. Durante la pandemia, il pregiudizio contro le donne prostituite funge da deterrente alla richiesta di aiuti economici e sanitari, a differenza di quanto succede per gli altri gruppi di cittadini.  La soluzione è l’uguaglianza economica e un sostegno sociale per tutti, incluse le donne prostituite.

Nonostante il mito per cui in qualche angolo del mondo ci sarebbe un posto dove “le sex workers sono al sicuro e usano sempre i preservativi”, la realtà è che le donne prostituite non sono al sicuro e che i compratori di sesso richiederanno sempre atti sessuali senza preservativi tramite minacce di violenza o offrendo di pagare di più (Rao, Gupta, Lokshin, & Jana, 2003; Farley, 2004; Brody, Reno, Chhoun, Kaplan, Tuot, Yi, 2020). Questo è vero ora durante la pandemia di COVID-19 come lo è stato durante l’epidemia di AIDS, e anche allora i papponi hanno approfittato della crisi utilizzando i fondi anti-AIDS per promuovere la loro decriminalizzazione. Gli stessi stereotipi misogini sulle donne viste come sporche o “vettori del contagio” che erano presenti durante l’epidemia di AIDS sono presenti anche ora durante la pandemia di coronavirus del 2020, data in cui i comitati di quartiere a Bruxelles dipingono le donne prostituite come “portatrici di malattie”(Chini, 2020).

Le donne nella prostituzione fanno quello che possono per evitare l’AIDS, il COVID-19 e l’onnipresente minaccia della violenza. Fanno uso del loro intuito, chiedono o pretendono l’uso del preservativo, chiedono mascherine, portano un’arma per la protezione personale, informano il pappone o un amico della loro posizione, cercano di individuare i compratori che non sono troppo ubriachi o drogati (perché gli ubriachi e i consumatori di droghe possono essere i più violenti), seguono i consigli dei sindacati delle sex workers come controllare sotto il cuscino e sotto il letto che non ci siano armi, e non indossare mai collane o sciarpe per evirare di essere strangolate (Farley, 2004). Ma niente di tutto ciò funziona.  Le donne nel mercato del sesso vengono stuprate, persino uccise, ad un tasso che è il più alto di quello di tutte le donne del pianeta. Tra le donne prostituite c’è un alto tasso di affette da HIV perché i compratori le stuprano e perché i compratori pagano di più per gli atti sessuali non protetti. Le donne nel mercato del sesso saranno colpite dal COVID-19 per questi stessi motivi: agli occhi dei compratori di sesso e dei papponi, le loro vite contano poco. Le loro vite sembrano non valere molto anche agli occhi dei governi.

Anche i miliardari che si occupano di beneficienza si bevono la loro dose di idee zombie. La Bill and Melinda Gates Foundation, in collaborazione con le autorità sanitarie indiane, si spende da più di un decennio nella promozione e normalizzazione della prostituzione per le donne indiane in difficoltà economica (Farley &Seo, 2006). In un gruppo di bordelli di Kolkata, Gates ha implementato dei programmi per la distribuzione di preservativi e la promozione del mercato del sesso come un biglietto per uscire dalla povertà. Eppure, quando le donne prostituite indiane vengono intervistate, ci dicono che quello che vogliono è un conto corrente bancario che non sia controllato dai loro papponi. I loro sogni ed obiettivi non comprendono l’utilizzo corretto del preservativo e la permanenza nella prostituzione fino al giorno in cui saranno troppo vecchie e rimarranno senza nulla. Quello che vogliono è un alloggio lontano dai bordelli, e quello che ci dicono è che sognano un piccolo pezzo di terra per seminare o per avviare una piccola azienda. Zero fondi offerti da Gates sono stati investiti per questi obiettivi, obiettivi dichiarati dalle donne stesse. L’idea zombie per cui la distribuzione di preservativi risolverebbe il problema della prostituzione – continua a circolare tra la gente. Mickey Meji cita le sopravvissute sudafricane che affermano in maniera chiara: “i preservativi non cambiano il nostro destino; siamo ancora povere”[11]. Sulla scia della Gates Foundation, George Soros ha finanziato numerose campagne per la regolamentazione della prostituzione, ma non ha mai fornito alloggi o programmi per la fuoriuscita dalla prostituzione (Raphael, 2018).

Incapaci di proteggere

La pandemia ha svelato l’incapacità del modello della regolamentazione della prostituzione di proteggere le donne dalla violenza dei papponi, dei trafficanti e dei compratori di sesso. In risposta COVID-19, la Germania ha chiuso i suoi bordelli legali e ha sfrattato le donne quando non hanno più potuto pagare l’affitto della stanza in cui vivono ai proprietari papponi[12]. Anche il Nevada ha chiuso i suoi bordelli legali e ha sfrattato le donne[13] senza che a livello cittadino, statale o federale fosse stato offerto loro un qualche tipo di aiuto finanziario, per il vitto o per l’alloggio. La crisi finanziaria delle donne nel sistema della prostituzione regolamentata tedesco è simile alla crisi delle donne in quei Paesi dove la prostituzione è illegale. Nel marzo 2020, il Senato di Berlino e il Ministero Federale per le Famiglie, gli Anziani, le Donne e i Giovani hanno chiesto ad un’associazione di papponi legali (BesD) se fosse possibile ospitare le donne vittime di violenza domestica nei loro bordelli, chiusi a causa della pandemia. A causa della quarantena, che ha chiuso in casa le donne con gli uomini che le abusavano, in Germania si è verificata una carenza a livello nazionale di alloggi e rifugi per le donne abusate[14]. Poiché i bordelli sono stati chiusi, i papponi hanno guardato con con favore all’opportunità di ospitare donne abusate nei loro bordelli, per di più a pagamento.  L’ironia e la follia di questa proposta del governo non è passata inosservata agli occhi della studiosa Inge Kleine (2020), che ha osservato come la prostituzione stessa sia una variante crudele della violenza domestica. Sebbene la proposta del Senato per l’alloggio fornito dai papponi sia stata sommessamente ritirata, nessuna alternativa è stata considerata: le giunte comunali avrebbero potuto requisire i bordelli, sfrattare i papponi, e trasformare gli edifici in case rifugio per le donne trafficate.

A seguito della chiusura dei bordelli legali in risposta alla pandemia, la città di Stuttgart ha proibito del tutto la prostituzione.  Questo vuol dire che se una donna che non ha altri mezzi di sostentamento viene sfrattata dal bordello, e se di conseguenza deve fare quello che può per sopravvivere e far magiare la sua famiglia, potrebbe essere arrestata. La crudeltà di questa misura è stata denunciate dalla sopravvissuta Huschke Mau, che ha osservato come oltre all’essere costrette alla prostituzione a causa della povertà, l’80% delle donne nei bordelli tedeschi siano costrette anche dai papponi e da mariti e fidanzati abusanti.  Di conseguenza, arrestare le donne equivale ad aggravare questa situazione ingiusta ed equivale a colpevolizzare le vittime invece dei veri responsabili. Mau ha descritto questa politica degli arresti come una “catastrofe” che mette a rischio la salute delle donne e la loro sopravvivenza. Ha osservato anche che la pandemia ha offerto l’opportunità di implementare il Modello Nordico alle città tedesche. Sotto il Modello Nordico, ai compratori di sesso sono imputati dei reati, ma le vittime del reato non vengono arrestate.  Mau ritiene che la pandemia avrebbe offerto alle città tedesche l’opportunità di mostrare solidarietà verso le più vulnerabili – le persone vendute nella prostituzione – garantendo loro sostegno e programmi di fuoriuscita invece dell’arresto (Mau, 2020).

Sebbene bordelli legali e quartieri a luci rosse siano stati chiusi a causa della pandemia, in Olanda molte donne che sono state costrette alla prostituzione a causa della povertà o dai papponi  in casa, negli hotel o nei bordelli illegali. Durante la pandemia, le pubblicità online che pubblicizzano la prostituzione non erano numerose (Pieters, 2020). La giornalista Renate van der Zee ha notato che i gruppi pro mercato del sesso olandesi hanno incoraggiato le donne a restare nella prostituzione anche quando la prostituzione legale era stata vietata. Le donne si sono buttate sulla possibilità di fuoriuscire dalla prostituzione offerta da un’indennità statale di €1050 al mese per la durata della pandemia. “Molte donne stanno chiedendo aiuto e alcune vedono l’assegno di emergenza come un’opportunità per lasciare la prostituzione”, dice van der Zee, “Adesso è il momento di rafforzare i programmi per la fuoriuscita dalla prostituzione, che devono essere una priorità. Offrire consulenze psicologiche non è abbastanza. Le donne hanno bisogno di un alloggio e di un lavoro”. Negli ultimi 5 anni, van der Zee e dei gruppi di cittadini olandesi, di assistenti sociali e di politici progressisti, hanno proposto l’introduzione del Modello Nordico in Olanda, e di voltare pagina sull’esperimento, ormai fallito, della prostituzione regolamentata.

Mentre il sindacato di prostitute e papponi della Nuova Zelanda promuove la prostituzione via webcam come una soluzione alla chiusura dei bordelli legali, un’organizzazione abolizionista formata da sopravvissute, la Wahine Toa Rising Aotearoa, ha chiesto l’emissione di assegni mensili simili a quelli offerti in Olanda per far sì che le donne prostituite “non sentano che l’unica scelta a loro disposizione sia quella di rimanere all’interno del mercato del sesso, in modo da garantirsi un tetto sulla testa e cibo sulla tavola” (Kronast, 2020)[15]. Su questa stessa linea, la coalizione mondiale di sopravvissute e varie ONG hanno inviato un messaggio urgente al Segretario ONU proponendo un fondo di questo genere per le donne che vogliono fuoriuscire dalla prostituzione[16].

Conclusione

“Il virus biologico che colpisce le persone è anche un virus sociale”, scrive Viet Thanh Ngyuen (2020), i cui sintomi includono “la diseguaglianza, l’indifferenza, l’egoismo e la ricerca del profitto personale che sminuisce il valore della vita umana e sopravvaluta quello delle merci. Il nostro vero nemico non è il virus, ma la nostra risposta al virus — una risposta umiliata e deformata dalle diseguaglianze strutturali della nostra società”. Queste diseguaglianze strutturali colpiscono tutti, ma per le donne nel mercato del sesso durante il coronavirus la diseguaglianza mette a rischio la loro stessa sopravvivenza, e la trasformazione in merci sessuali di queste donne causa loro un profondo senso di vergogna e degradazione.

L’epidemia di coronavirus ha messo sotto gli occhi di tutti il fallimento del capitalismo. “Chi pagherà?” sono state le ultime parole di un uomo in fin di vita prima di essere collegato ad un ventilatore (Elassar, 2020). “Credo che [la pandemia] abbia evidenziato la nostra incapacità di proteggere tutti i lavoratori freelance e le persone in generale” dice una donna prostituita statunitense (Campoamor, 2020). Negli USA un vasto numero di persone in povertà e parte della classe lavoratrice sono minacciate da mancanza di cibo e alloggio[17]. Gli aiuti finanziari per contrastare i danni economici del COVID-19 sono arrivati velocemente per i ricchi, ma non per i poveri (Goldstein, 2020).

I fallimenti di un capitalismo pernicioso sono risultati evidenti durante la pandemia negli USA, dove sono stati i meno vulnerabili, piuttosto che i più vulnerabili, ad essere stati assistiti dallo Stato (Ngyuen, 2020). Riferendosi all’industria del sesso come a “prurient services” [servizi osceni], il primo pacchetto di aiuti economici USA ha escluso le seguenti categorie: le donne nella prostituzione legale, negli strip club, nella pornografia e nella prostituzione via webcam (Mansfield, 2020). Questo pacchetto esclude molte altre categorie, inclusi senzatetto, carcerati e studenti indebitati (Poor Peoples’ Campaign, 2020).  Anche il Sud Africa e il Giappone hanno proposto aiuti emergenziali che escludono le donne nel mercato del sesso. L’avvocata che si occupa di diritti umani Yukiko Tsunoda (2020) ha criticato l’esclusione delle donne prostituite dal programma di aiuti, affermando che “è come dire loro di andare a morire”.

Le tossiche e ipocrite campagne di disinformazione che discettano su chi merita l’accesso a cibo e acqua e chi no, su chi merita di essere sacrificata all’altare della prostituzione e chi no – vanno combattute. Dobbiamo sconfiggere l’idea per cui c’è una classe di donne – per la maggioranza giovani, povere, parte di gruppi etnici emarginati e discriminati – che si merita di dover ricorrere alla prostituzione per sopravvivere. E dobbiamo batterci contro il bilancio crudele dell’amministrazione Repubblicana statunitense, che programma di tagliare l’assistenza sanitaria per i minatori affetti da malattie respiratorie (Taylor, 2020).  Queste manovre politiche sono sintomi di un sistema che mette da parte alcune categorie di persone, ritenendole meno meritevoli, di minor valore, rispetto ad altre.

Le risposte, pensate per il loro impatto mediatico, che molti Stati capitalisti danno al problema della povertà, sono spesso inadeguate e corrotte. I supporti economici, le offerte di viveri e di alloggi a breve termine, non affrontano le vere necessità dei gruppi e delle classi più emarginate, che subiscono i colpi del capitalismo globale. In molti Paesi del “Sud del mondo”, le donne passano per vari programmi di “integrazione sociale”, ma i governi locali chiudono un occhio sul brutale sfruttamento a cui molte di loro sono sottoposte nella prostituzione. Non c’è nessuna protezione (che sia da parte del governo o da parte della società civile) per le donne e le ragazze trafficate, migranti e povere, traumatizzate dalle guerre e/o da abusi in famiglia. Come in Nevada e in Germania, i governi locali corrotti del Sud America lavorano a braccetto con i papponi. I danni causati dalla prostituzione vengono ignorati, mentre le donne vengono usate all’interno del mercato del sesso e poi buttate via. Poi vengono vendute a trafficanti di droga o altri gruppi criminali. Il sistema è fatto in modo tale da rendere le donne povere del tutto invisibili, e allo stesso tempo le sfrutta per tutta la durata di tutta la loro vita.

La presenza di diseguaglianze dalle conseguenze mortali è diventata più palese con la pandemia. Sebbene non siano state avanzate serie minacce contro le classi più agiate, negli USA, in Colombia e in altri Stati, si segnalano casi di malcontento e opposizione. Il mancato pagamento di un giusto salario per gli impiegati di Amazon e di Whole Foods da parte del miliardario Jeff Bezos, il suo rifiuto di garantire l’indennità da malattia e condizioni sicure di lavoro – hanno causato reazioni negative e scioperi negli USA. Nell’aprile 2020, l’amministrazione Repubblicana guidata da Trump ha obbligato un’azienda specializzata nella lavorazione della carne a riaprire, nonostante numerosi casi di COVID-19 e la presenza di condizioni di lavoro pericolose. I lavoratori si sono rifiutati di tornare a lavoro in condizioni pericolose per la loro salute (Telford, Kindy, &Bogage, 2020).

La pandemia di COVID-19 ci ha insegnato alcune cose. Abbiamo bisogno di eliminare il coronavirus (con il vaccino), non di fare riduzione del danno (con il distanziamento sociale e i trattamenti sanitari d’emergenza). Abbiamo bisogno di eliminare anche la prostituzione: l’abolizione dell’istituzione razzista e sessista che è la prostituzione e l’offerta di alternative significative e realistiche. Fare riduzione del danno con la distribuzione di preservativi, di liste di clienti pericolosi e di sorrisi di incoraggiamento, non è abbastanza. Le donazioni di cibo e le offerte di alloggi d’emergenza riescono a ridurre i danni della prostituzione solo a breve termine. È questo tutto quello che le donne e le ragazze prostituite si meritano? No. Le donne e gli uomini in difficoltà economica – che si trovino nel mercato del sesso o no – hanno diritto all’assistenza sanitaria universale, ad un reddito minimo di base, ad un alloggio sicuro, al congelamento di sfratti e pignoramenti, alla cancellazione dei debiti fatti per accedere allo studio universitario, e all’annullamento dei tagli sui buoni pasto (Taylor, 2020). Negli USA i ricchi possiedono molte più risorse di quelle di cui hanno bisogno, risorse che dovrebbero essere ridistribuite equamente. Per farlo c’è bisogno di una riforma strutturale del sistema economico che possa spartire equamente le risorse tra tutti i cittadini. Delle misure di prevenzione contro la povertà diminuirebbero il numero di donne e bambine che finiscono nella prostituzione, garantendo la loro sopravvivenza; solo così potremmo unirci al loro fianco nella lotta contro il sessismo e il razzismo, che sono alcune delle radici da cui la loro povertà trae linfa vitale.

[1] L’autrice ringrazia Harvey Schwartz per il suo contributo e Debra Boyer per l’ispirazione e il supporto che ha offerto. Può essere contattata alla seguente mail: mfarley@prostitutionresearch.com

[2] Il repubblicano texano Dan Patrick (Stieb, 2020), Dr. Phil, Dr. Oz (che ha affermato che la morte di una percentuale di bambini sarebbe un “compromesso” accettabile per la riapertura delle scuole) (Scott, 2020). Confronta anche Sean Hannity, Tucker Carlson, e il repubblicano della Georgia Brian Kemp (Mull, 2020). Gli attacchi contro l’ OMS da parte dell’amministrazione Trump porteranno più morti nello Yemen, in parte dell’Africa, e tra i palestinesi nei territori occupati (Polychroniou, 2020).

[3] La provenienza etnica comporta una diversa probabilità di contrarre il virus. Il distanziamento sociale è un privilegio che molti non possono concedersi, in particolari i più poveri, la classe lavoratrice e le persone di colore. I privilegiati sotto il profilo economico ed etnico possono permettersi di praticare il distanziamento sociale, di accedere all’assistenza sanitaria, di evitare i trasporti pubblici e spesso possono lavorare da casa. (Blow, 2020)

[4] Similmente al caso degli ospizi e delle case di cura, la stretta prossimità che si presenta nelle prigioni mette le donne e gli uomini detenuti ad un più alto rischio di contrarre il COVID-19. Molte donne sono detenute per crimini risultanti da razzismo e povertà – come il furto di cibo o di vestiti. Vengono anche perseguite per il “crimine” di essere state prostituite dai papponi. Gli Stati Uniti incarcerano un numero enorme di afroamericani, sudamericani e poveri. Le prigioni statunitensi sono delle aziende a scopo di lucro piuttosto che un’istituzione per la giustizia (California Coalition for Women Prisoners, 2020).

[5] Questi gruppi promuovono anche la decriminalizzazione delle persone prostituite. L’autrice è d’accordo, e ritiene che nessuna persona che viene venduta per sesso dovrebbe essere arrestata. I papponi e i compratori di sesso sono dei predatori, e al contrario delle persone prostituite dovrebbero essere arrestati e stigmatizzati.

[6] AlikaKinan, 30 aprile 2020: At the Edge of the Margins: COVID-19’s impact on women in the sex trade. Conferenza online sponsorizzata dalla Coalition against Trafficking in Women (CATW).

[7] Secondo le testimonianze di attiviste, sopravvissute e forze dell’ordine, nel marzo e nell’aprile 2020 il mercato del sesso degli Stati Uniti ha continuato a crescere. L’ispettore Joseph Scaramucci della municipalità di McLennan County in Texas, ha dichiarato che non c’è stato nessun cambiamento significativo nell’ambito delle promozione della prostituzione e nell’entità del mercato del sesso. A Phoenix, Arizona, durante la pandemia la domanda di sesso a pagamento da parte degli uomini è aumentata, probabilmente a causa del fatto che Phoenix è stata una delle poche città negli USA a rimanere aperta durante l’epidemia. Il sergente Mark Doty del Phoenix Police Department ha dichiarato che la prostituzione su strada, il traffic di esseri umani e la prostituzione online sono tutte aumentate in quanto i papponi spostano le donne dalle città in quarantena (Houston, Miami, Las Vegas, e Los Angeles) a Phoenix, che è rimasta aperta ed attiva. L’attivista Nick Lembo della JustMenAz ha riportato di essere riuscito con facilità a prenotare appuntamenti nei bordelli/centri massaggi di Phoenix.

[8] Grazie a Laila Mickelwait, Direttrice di Abolition, Exodus Cry, per le informazioni riguardanti PornHub. ModelHub fa parte di un programma di prostituzione e traffico online gestito da PornHub e MindGeek.  ModelHub pubblicizza la sua produzione pornografica qui: https://www.modelhub.com/model-program and https://www.modelhub.com/information/about e qui:  https://www.modelhub.com/blog/7341

[9] Per esempio, Agence France-Presse (19 aprile 2020) ha dato voce ad una visione glamour della prostituzione via webcam. Molti media USA hanno un simile approccio pro-pornografia.

[10] Il Modello Nordico fa proprio questo: le donne prostituite sono decriminalizzate, papponi e compratori sono criminalizzati.

[11] Mickey Meji è la leader del gruppo di sopravvissute Kwanele e  un’advocacy manager presso l’ONG Embrace Dignity di Cape Town. Il 30 aprile 2020 ha parlato ad una conferenza online sponsorizzata dalla Coalition against Trafficking in Women (CATW): At the Edge of the Margins: COVID-19’s impact on women in the sex trade.

[12] Le donne prostituite e le donne trafficate affittano stanze all’interno del bordello e vivono lì. “La fonte di profitto principale del Pascha [un bordello tedesco] è l’affitto pagato dalle ragazze” spiega Hermann Müller, il pappone/manager del Pascha. Le donne pagano una stanza al Pascha €175 per 24 ore. Devono servire alemno quattro uomini per coprire questo costo (Dia, 2015).

[13] Come in Germania, molte donne, che altrimenti sarebbero senza tetto, vivono nei bordelli legali del Nevada.

[14] Le donne abusate sono ad alto rischio di subire violenza sotto quarantena, senza una via di fuga o abbastanza privacy per chiamare qualcuno e cercare aiuto.

[15] Ci sono degli ostacoli ai fondi di emergenza per le donne prostituite in Nuova Zelanda. Ally-Marie Diamond, co-fondatrice dell’organizzazione, spiega che “Molte donne nel mercato del sesso non hanno nessuna documentazione o prova che mostri quale fosse il loro reddito prima della loro domanda di supporto economico, e molte di queste donne non risultano residenti in Nuova Zelanda, motivo per cui potrebbero pensare di non avere diritto” ai benefit governativi (Kronast, 2020).

[16] La lettera al Segretario Generale dell’ONU può essere visualizzata qui: https://prostitutionresearch.com/un-response-to-covid-19-must-include-exploited/

[17] Nella California del sud, durante la pandemia una catena di macchine lunga chilometri si è messa in fila per ricevere donazioni di cibo emergenziali (Nicholson, 2020).

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