Lo scandalo Epstein rivela una realtà globale: il mercato del sesso

Traduzione dell'articolo di Rights4girls 

Chi, come noi, ha dedicato la propria vita a combattere la pedofilia e lo sfruttamento sessuale di donne e ragazze, può dirlo con chiarezza: Jeffrey Epstein non è stato un’eccezione. È un caso esemplare.

Eppure, a distanza di anni dalla sua morte, la sua vicenda continua a sconvolgere l’opinione pubblica. Ogni nuova pubblicazione di documenti, ogni fotografia che riemerge riaccende la stessa incredulità: com’è stato possibile? Come hanno potuto saperlo in così tanti?

Il traffico sessuale è un sistema

La risposta è semplice: non esiste un unico mostro, ma un sistema. Un mercato del sesso globale da miliardi di dollari, nel quale uomini potenti e ricchi si sentono autorizzati a usare, abusare e poi disfarsi di donne e ragazze vulnerabili. Lo shock dell’opinione pubblica dice meno sulla rarità dei crimini di Epstein e molto di più su quanto efficacemente la società sia riuscita a evitare di confrontarsi con la vastità dello sfruttamento sessuale che avviene sotto gli occhi di tutti.

Il caso Epstein può sembrare estremo, popolato da magnati della tecnologia, politici, miliardari e membri della nobiltà. Ma le dinamiche che lo hanno reso possibile si ripetono ogni giorno in tutto il mondo. La ricchezza compra l’accesso ai corpi. Il potere compra il silenzio. La vulnerabilità viene sfruttata, monetizzata e poi fatta passare per qualcosa di accettabile. E quando finalmente si arriva a perseguire i responsabili — ammesso che accada— a pagarne le conseguenze maggiori sono sempre le vittime.

La dinamica si ripete sempre uguale. Un trafficante o un pappone può essere arrestato. Le sopravvissute vengono sottoposte al giudizio pubblico: il loro passato viene analizzato, il loro trauma trattato come una prova contro di loro. Nel frattempo, gli uomini che hanno pagato per atti sessuali con ragazze e giovani donne — uomini adulti con nomi, carriere e reputazioni — scompaiono silenziosamente sullo sfondo, protetti dal denaro, dall’influenza e da una cultura che si rifiuta di chiamare il loro comportamento con il suo vero nome: abuso.

Questo squilibrio non è casuale. È il risultato di una cecità volontaria e di scelte politiche che mettono il comfort degli uomini potenti prima della sicurezza di donne e bambini. Le strutture sociali sono state costruite in modo da rendere più facile perseguire le vittime che gli uomini che comprano sesso; più facile trasformare lo sfruttamento in spettacolo mediatico che smantellare la domanda che lo alimenta.

E la domanda è il pilastro di tutto il sistema.

Il mercato del sesso globale esiste perché esiste una domanda costante e altamente redditizia da parte di uomini convinti che il denaro dia loro diritto di disporre del corpo di qualcun altro. Epstein lo sapeva. Lo sanno anche i trafficanti che gestiscono centri massaggi nei sobborghi americani, gli sfruttatori che reclutano minori online e le reti criminali organizzate che spostano donne attraverso i confini. Cambia il contesto, ma la logica rimane la stessa.

C’è poi un’altra verità che siamo molto meno disposti ad affrontare: molte vittime di tratta sessuale minorile non “sfuggono” semplicemente allo sfruttamento. Troppo spesso diventano adulte all’interno del mercato della prostituzione — proprio quelle persone che poi ci viene detto abbiano “scelto” questa vita, o peggio ancora che rappresenti un’opportunità di emancipazione. In questo modo cancelliamo anni di trauma, assolvendo comodamente noi stessi dalla responsabilità delle condizioni che hanno reso lo sfruttamento la loro normalità.

Lo sfruttamento non deve essere la normalità

L’accettazione culturale del mercato del sesso è precisamente ciò che ha permesso a Epstein di muoversi per così tanto tempo all’interno della società rispettabile. Quando comprare sesso viene normalizzato, quando il diritto maschile sul corpo delle donne viene cancellato dal discorso pubblico e quando i corpi sono trattati come merci, lo sfruttamento non appare più come un crimine: diventa semplicemente un’attività economica come le altre.

Di recente abbiamo pubblicato un rapporto, Buyers Unmasked: Exposing the Men Who Buy Sex & Solutions to End Exploitation, che rivela come parlano gli uomini che comprano sesso delle donne e delle ragazze che acquistano. Leggere le parole dei compratori nei forum online frequentati da “clienti” non è soltanto ripugnante: riecheggia in modo inquietante i contenuti emersi nei documenti del caso Epstein.

Uno stupratore a pagamento di Los Angeles scrive:
«È un oggetto che la società mette lì per uomini come noi, da usare e poi andare avanti con la propria vita.»

Un altro, da New York, descrive una recente incontro a pagamento dicendo:
«È l’incarnazione di una bambola coreana.»

Un uomo dell’Arizona racconta ad altri potenziali stupratori a pagamento di aver appena lasciato una donna su un angolo di strada e aggiunge:
«Adesso è fatta al punto giusto… buona caccia.»

È molto più rassicurante credere che Epstein sia un male isolato piuttosto che riconoscere che i suoi “clienti” e i suoi complici non sono eccezioni, ma rappresentanti di una cultura che tollera silenziosamente lo sfruttamento sessuale finché rimane redditizio e lontano dallo sguardo pubblico.

Se il caso Epstein deve avere un significato, allora deve costringerci ad affrontare non soltanto i crimini di un singolo uomo, ma l’intero ecosistema che li ha resi possibili. Questo significa passare dallo scandalo alla responsabilità, dalla curiosità morbosa al cambiamento strutturale.

Il cambiamento richiede chiarezza morale. Pagare per avere accesso al corpo di un’altra persona non è un atto innocuo. È il motore di un sistema fondato su misoginia, disuguaglianza e abuso. Finché non chiameremo a rispondere gli uomini che comprano sesso con la stessa determinazione con cui diciamo di voler perseguire i trafficanti, il prossimo Epstein non sarà un’eccezione. Sarà inevitabile.

Yasmin Vafa è un’avvocata per i diritti umani e direttrice esecutiva di Rights4Girls, un’organizzazione nazionale che difende i diritti di ragazze e giovani donne affinché ogni ragazza possa vivere al sicuro e libera dalla violenza e dallo sfruttamento.

 

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