La vita di un’attivista contro il sistema prostituente

Rachel Moran è un’attivista femminista, sopravvissuta alla prostituzione e giornalista, autrice del libro “Paid For. My journey through prostitution”. Fa parte dell’associazione di sopravvissute SPACE international. Abbiamo incontrato Rachel a Londra e abbiamo condiviso le nostre esperienze come femministe e sopravvissute. Il suo attivismo, il suo coraggio sono per noi una fonte d’ispirazione. Il movimento delle sopravvissute nel mondo è il cuore pulsante del femminismo abolizionista, ma questo non impedisce ad alcune persone di non aver nessun rispetto per il vissuto fatto di dolore, ma sopratutto di riscatto di altre donne, sorelle.

Rachel come tutte le donne che sono state o sono ancora nell’industria del sesso e dicono la verità sugli abusi e lo sfruttamento che hanno subito nella prostituzione sono oggetto di intimidazioni, insulti, tentativi di censura.

L’obiettivo della lobby pro-“sex work”, persone che sostengono l’industria dello sfruttamento sessuale contro la voce delle sopravvissute, è quello di sminuire e denigrare, come dice Rachel in questo racconto forte e sentito della persecuzione che ha dovuto subire per aver detto la verità. Si vuole negare il diritto di esprimere il proprio disagio, la propria sofferenza calunniando, dicendo che non esisti. Così noi precarie che ci opponiamo con forza a chi vuole venderci la prostituzione come soluzione alla disoccupazione, in cui molte di noi sono ancora intrappolate, lo diciamo ancora, lo rivendichiamo con più forza contro chi tenta di negare la nostra esistenza e censurare la nostra voce: siamo precarie e lottiamo a fianco alle nostre sorelle prostituite. Anche se volete negarci il diritto di parlare, anche se pretendete di difendere l’interesse di tutte vi rispondiamo che no, non ci rappresentate. Non avete il diritto di parlare in nome delle sopravvissute alla tratta sovradeterminandole, trattandole come persone incapaci di decidere sulla loro vita ed esprimere un’idea politica, quando le sopravvissute alla tratta come la nostra compagna Adelina in numerose occasioni hanno espresso la loro opposizione a qualsiasi tentativo di regolamentazione o ghetto dove nascondere agli occhi dei cittadini donne torturate, stuprate da sfruttatori e compratori di sesso. Non parlate a nome di noi precarie perché non condividiamo la vostra divisione di schiave e libere dove continuate a considerare libere noi vittime di abusi nella prostituzione, noi vittime di violenza economica. Abbiamo la nostra voce per parlare di quello che ci è successo e che continua ad accadere a tante sorelle nel mondo, fatevi da parte ed imparate ad ascoltare. Non permetteremo a voi di fare leggi sui nostri corpi.

foto di Lubava Malysheva

foto di Lubava Malysheva

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Lunedì prossimo sarà promulgata nell’Irlanda del Nord la nuova legge che punisce i compratori di sesso. Sono stata nella prostituzione per sette anni e ho sostenuto la compagna per promuovere questa legge e per una simile qui nella Repubblica d’Irlanda. Lo scorso novembre il ministro della giustizia Frances Fitzgerald ha annunciato l’intenzione di promulgare una legge analoga. È stata una vittoria sofferta.

Gran parte della difficoltà nell’essere coinvolta in questa campagna è stato il trattamento che mi è stato riservato da parte dei miei nemici politici. Quando iniziai a scrivere un blog sulla mia esperienza nel mercato del sesso irlandese cominciai a ricevere messaggi intimidatori e fin dall’inizio fui calunniata.

Per prima cosa dicevano che non esistevo, che i miei interventi erano difesi da abolizionisti fanatici della bibbia che non avevano mai visto l’interno di un bordello. Nel 2012 ho tenuto un discorso nel dipartimento di giustizia di fronte a una dozzina di persone che avevano sostenuto che non esistevo: quella bugia in particolare ormai era impossibile da far circolare da quel momento in poi. A quel punto cominciarono a dire che sì esistevo, ma ero un’imbrogliona, una truffatrice e una visionaria. Avevo proprio svoltato! Il mio blog era preso d’assalto quotidianamente da insulti e abusi d’ogni genere, ma adesso gli insulti erano più feroci, personali e intimidatori. Ad aprile 2013 è uscito il mio libro “Paid for” con i dettagli della mia esperienza nella prostituzione e così ho rivelato la mia identità. Ho dovuto fidarmi del buon senso delle persone e sperare che fosse chiaro che nessuna donna mentalmente stabile potesse affermare pubblicamente di essere stata nella prostituzione se non era vero.

Ma sapere che la tua reputazione è sotto attacco quotidianamente, che non puoi proteggerti contro tutto questo e che il meglio che puoi fare è fidarti del giudizio degli estranei ti mette in una posizione di estrema vulnerabilità. Non c’era nessuna tregua.

Infatti per ogni conquista in termini legislativi, per la quale io e molte altre donne su scala globale stiamo combattendo, eravamo costrette a pagarla cara, diventando le vittime di una campagna organizzata di abusi e intimidazioni. Queste persone che fanno campagne contro le leggi per le quali sto combattendo si sono impossessate del mio indirizzo di casa, delle mie coordinate bancarie e della mia mail personale. Adesso l’abuso è arrivato dritto nella mia posta elettronica e sul mio blog e mi sono state twittate parti del mio indirizzo di casa in pieno stile minatorio “sappiamo dove trovarti”.
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SMINUIRE, DENIGRARE

Ogni articolo che ho scritto o che è stato scritto su di me è stato preso d’assalto da quelli che commentano giornalmente sui siti irlandesi che trattano della prostituzione. Recensioni del mio libro piene di falsità sono state postate su Amazon. Non è abbastanza essere stata abusata sessualmente fin dalla prima adolescenza, secondo questa visione perversa una donna deve essere abusata anche per avere avuto il coraggio di far sentire la propria voce.

La psicologia di questo abuso in rete è speculare all’abuso della prostituzione in un senso: un ordine simile in modo inquietante, del tipo “tieni la bocca chiusa”, è in gioco in questa situazione.

Ho scritto questo articolo perchè è l’ora che il pubblico irlandese sappia come siamo trattate, proprio noi che abbiamo vissuto la realtà annichilente e degradante del mercato del sesso, quando abbiamo il coraggio di far sentire la nostra voce. La prostituzione è soltanto un sistema di abuso sessuale retribuito e quelle di noi che l’hanno vissuta non solo hanno il diritto ma hanno il dovere di dirlo.

Niente a che vedere con la narrazione della “prostituta felice”. La verità è che la stragrande maggioranza delle donne e delle ragazze nei bordelli e nelle zone a luci rosse si trova là perchè ha subito esperienze di vita precedenti al di là del proprio controllo: povertà, svantaggio nell’istruzione, abusi sessuali in età infantile.

Le donne non desiderano che gli orifizi intimi del proprio corpo siano aperti al pubblico come un qualsiasi autobus o una stazione ferroviaria, e mi sorprende ancora che dobbiamo continuare a discuterne quando so perfettamente che quelli che leggono tutto questo non lo vorrebbero per le donne che fanno parte della loro vita, indipendentemente dal loro punto di vista su quello che va bene per le “altre donne”.

A proposito di “donne”, fatemi dire una cosa fondamentale: la maggioranza delle donne nella prostituzione non sono ancora donne quando vi si trovano per la prima volta. Tutte le sette ragazze che condividevano il mio angolo di strada erano adolescenti, quasi tutte noi, inclusa me stessa, sotto l’età del consenso.

Avevo 15 anni quando sono entrata nella prostituzione, dopo 18 mesi di aiuti dai servizi sociali intervallati con periodi in cui ero senzatetto. Noi ragazze giovani eravamo sommerse dalle richieste degli uomini compratori di sesso irlandesi. Il concetto di “carne fresca” non è mai stato così vero come nella prostituzione. Quello per cui lottiamo è la penalizzazione della domanda di poter disporre dei corpi delle persone a pagamento, la depenalizzazione delle persone sfruttate sessualmente, e la creazione di programmi di uscita inclusa la formazione e il tirocinio così che le persone prostituite possano andare avanti e ricostruire le loro vite.

Per quanto riguarda la minoranza di donne che dicono che sono contente di essere nella prostituzione: queste leggi prevedono che non saranno colpite in nessun modo. Perché allora alcune di loro cercano di bloccare i programmi di uscita per i quali stiamo lottando?

C’è un altro gruppo di donne che commenta poco in questo dibattito: le mogli e le compagne degli uomini che comprano sesso. La grande maggioranza di questi uomini sono sposati o hanno compagne di lunga data, nonostante ciò queste donne e i loro figli sembrano non meritare nessuna attenzione. Che tipo di effetto devastante la gente pensa possa scatenarsi nelle famiglie quando una madre scopre che il padre dei suoi figli ha usato delle donne nella prostituzione?

Questa considerazione era lontana dai miei pensieri quando ero nella prostituzione ma gli atteggiamenti delle donne nei confronti della prostituzione sono molto diversi e questo dipende se vi sono ancora invischiate o sono riuscite a venirne fuori.

La verità che io oggi sono in grado di guardare in faccia è che la prostituzione è profondamente dannosa per le famiglie, per gli uomini e in modo particolare per le donne. Ha un effetto distruttivo sulla concezione di parità di genere e sulla società in generale. Come ha fatto notare la psicologa Melissa Farley, direttrice e fondatrice di Prostitution Research and Education: “La prostituzione fa alla società quello che l’incesto fa alla famiglia”. Avendo vissuto nella prostituzione posso comprendere profondamente la saggezza di queste parole.

E per quanto riguarda gli abusi che le donne come me ricevono da quelli che investono nel mandare avanti il mercato del sesso, sono ben consapevole che non ci sarà mai una fine a tutto questo. Dopo che abbiamo ottenuto questa legge nella Repubblica, l’abuso non cesserà, aumenterà come è aumentato per le donne canadesi con cui ho collaborato dopo che hanno ottenuto la loro legge.

È un prezzo alto da pagare, il fatto che ti venga ricordato continuamente che tu e i tuoi figli non siete al sicuro nella vostra casa, ma ne vale la pena se significa far diventare l’acquisto dell’accesso sessuale ai corpi umani illegale nel nostro paese, e ridurre in modo significativo l’incesto sociale che lo infetta.

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5 Risposte

  1. aprile 9, 2016

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  2. dicembre 18, 2017

    […] che hanno visto e vissuto. Attaccare poteri forti significa affrontare tentativi di censura e persecuzioni violente come è accaduto alla stessa Rachel. Ma la voce delle sopravvissute continua a fare il giro del mondo sostenuta da migliaia di attiviste […]

  3. dicembre 18, 2017

    […] Rachel Moran, rappresentate dell’associazione di sopravvissute alla prostituzione SPACE international con cui collaboriamo prende parola contro la decisione di Amnesty International di sostenere la depenalizzazione di sfruttatori e compratori di sesso. Amnesty sostiene di voler difendere i diritti umani delle/dei sex workers, ma ignorando le voci delle donne che hanno vissuto la violenza della prostituzione ha scelto invece di depenalizzare proprio coloro che violano i diritti umani delle persone prostituite.   […]

  4. aprile 9, 2018

    […] sono iniziate le calunnie, le intimidazioni, vere e proprie minacce che Rachel stessa ha raccontato in un articolo che abbiamo tradotto nel 2015. La campagna diffamatoria è diventata ancora più pesante dopo la pubblicazione del suo libro e […]

  5. maggio 11, 2018

    […] da Rachel Moran la co-fondatrice di SPACE international, Bridget Perrier che è una sopravvissuta alla […]