Vednita Carter, sopravvissuta e attivista (Minnesota, USA): La prostituzione è una questione razziale

 

Photography by Noah Wolf Photography, Inc.

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Vednita Carter sopravvissuta e attivista del gruppo SPACE international è stata tra le fondatrici negli anni ’70 del gruppo di donne nell’industria del sesso WHISPER (Women Hurt in the System of Prostitution Engaged in Revolt) nato in contrapposizione al gruppo di stampo neo-liberista COYOTE. Ha fondato l’associazione “Breaking Free” che da 20 offre alloggio e assistenza alle donne prostituite. Vednita è autrice anche di un’importante riflessione sull’intreccio tra discriminazione di genere, razza e classe. Le donne di colore, le asiatiche, le indigene sono tra le più colpite da sfruttamento e violenza nell’industria del sesso statunitense e non solo. Tutto questo può essere fermato solo mettendo fine alle condizioni di abuso e indigenza economica nelle quali queste donne sono costrette a vivere. Per questo sostiene Vednita, i programmi di uscita previsti dal modello nordico sono essenziali nella lotta contro il sistema prostituente.

Sono stata cresciuta da mia nonna. Era una donna religiosa, molto attiva nella chiesa. Alcuni dei miei primi ricordi riguardano proprio l’imparare a memoria poesie e versetti della bibbia da leggere alla gente. Mi stavo preparando per il palcoscenico.

Volevo diplomarmi e andare subito dopo all’università. Non potevamo permettercelo, allora io e una mia amica decidemmo di cercare qualche lavoretto estivo. Questo accadeva prima dell’era di internet quindi guardammo gli annunci di lavoro e quello che trovammo fu “Cercasi ballerina per fare tanti soldi” e cose del genere. Eravamo giovani e non ci dispiaceva ballare. E questi annunci dicevano che si potevano fare 1000 dollari alla settimana! Ci presentammo e venimmo assunte immediatamente.

In realtà non stavano cercando ballerine. Era un annuncio per spogliarelliste. Quando tentammo di ballare veramente ci dissero che dovevamo essere più sexy e seducenti.

Più le cose cambiano, più niente cambia veramente. Allora fare la ballerina rappresentava il primo passo per l’ingresso nella prostituzione. Oggi è ancora la stessa cosa. Fare la modella, ballare – non è quasi mai quello che fanno credere che sarà alle ragazze.

Sono riuscita a scappare dopo un anno. Ma in quel periodo la mia vita era diventata un disastro. Mi sono dovuta curare a lungo dopo essere uscita.

Persi di vista l’amica che era entrata con me nell’industria. Anni piu tardi la incontrai per caso e gli chiesi quando aveva lasciato. Mi disse che era stato quando il suo “fidanzato” (che era in realtà il suo pappone) era morto, questo era successo solo l’anno prima. Allora avevamo entrambe cinquant’anni.

Avrei potuto essere lei. Ma forse con il giusto aiuto lei sarebbe potuta essere me.

La vita non va come pensi che andrà. Non sono mai andata all’università. Questo probabilmente dice qualcosa su come un anno della tua vita possa rendere molto difficile tornare indietro sui tuoi passi. Ma è stato grazie alla mia esperienza che ho fondato Breaking Free. Siamo state la prima associazione della nazione che offriva case di accoglienza per donne prostituite e i loro bambini. Dopo 20 anni continuiamo a farlo.

Ci sono così tante donne ferite e che stanno morendo intrappolate in questa vita. Aiutarle a capire quanto valgono e riconoscere che vale la pena salvarsi è la mia missione. Questo è importate quanto garantire un tetto sopra la loro testa.

La prostituzione è una questione razziale. L’era della schiavitù per le donne Afro-Americane è iniziata con la tratta. Anche dopo che le schiave sono tornate alla libertà le donne e le ragazze di colore continuano ancora ad essere comprate e vendute. Oggi ci sono troppe aree urbane povere dove gli uomini della classe media vanno con il solo scopo di trovare una donna o ragazza di colore da comprare o usare. Assolutamente non puoi tenere fuori la questione razziale da tutto questo.

Ho tenuta segreta la mia storia per lungo tempo. Anni e anni dopo che era successa scrissi che cosa  mi era accaduto e lo condivisi con i miei figli. Il modo in cui reagirono mi fece capire quanto fosse doloroso anche se una parte di me aveva provato a dimenticare. La loro comprensione mi fece capire che dovevo continuare a condividerla.

Amo il mio lavoro. Credo nel mio lavoro. Ma sono di più del mio lavoro.

Sono vicina alla pensione e l’altro giorno qualcuno mi ha detto ‘Vednita cosa farai se non lavori più con Breaking Free? E questo pensiero mi ha spinta a tornare. Perchè al di là del fatto che quello che faccio è importante, è sopratutto l’unica cosa che sono.

La verità è. La mia lotta è appena iniziata.

 

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