Una donna prostituita in Nuova Zelanda contro la lobby dell’industria del sesso

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Le ore sono lunghe, i guadagni sono miseri, ma le fabbriche sfruttatrici sono il sintomo, non la causa della terribile povertà globale. I lavoratori lo scelgono volontariamente, il che significa-sebbene sia difficile da credere- che qualsiasi alternativa abbiano, è sicuramente peggiore (Tim Hartford, giornalista neo liberista del Financial Times)

Il Bangladesh può o non può aver bisogno di norme sulla sicurezza del lavoro più rigide, ma è assolutamente appropriato per il Bangladesh avere diversi- e sì decisamente più bassi- standard di sicurezza sul lavoro. (Matthew Yglesias opinionista esperto di economia commenta sulla rivista on line Slate il crollo della fabbrica Rana Plaza in Bangladesh che ha causato la morte di 1.129 persone e più di 2500 feriti ) 

La nostra amica Chelsea Geddes prostituita in un bordello in Nuova Zelanda risponde alla Lobby dell’industria del sesso: ecco quello che state dicendo a noi prostituite e al mondo.

C’è una differenza tra un lavoratore in una fabbrica sfruttratrice che è costretto a lavorare in un’azienda per un dollaro al giorno e quelli che liberamente scelgono di lavorare guadagnando 1 dollaro al giorno. Dire che questi lavoratori sono vittime passive del capitalismo e del razzismo significa negare la volontà di queste persone e in questo modo deumanizzarle. Alcuni radicali di sinistra hanno usato questa argomentazione per sostenere che il lavoro nell’industria sfruttatrice non può mai essere consensuale e che le persone che ci lavorano sarebbero quindi degli/delle schiave. Sono costretti/e a lavorare nelle fabbriche che sfruttano a causa del razzismo e del capitalismo e quindi non è una libera scelta.

Il rischio di questo approccio, oltre allo spirito paternalista che lo anima assolutamente inaccettabile, è che sbarra la strada a qualsiasi avanzamento di diritti. Come puoi lottare per leggi che regolino il lavoro nella fabbrica sfruttatrice e per migliorare le condizioni di lavoro ed ottenere uguale trattamento e dignità per i lavoratori nella fabbrica sfruttatrice se li concepisci solo come vittime sottomesse e passive del capitalismo e del razzismo?

Loro scelgono quel lavoro ad 1 dollaro perché sono diversi da me e da te, cose che io e te non vorremmo fare, loro scelgono di farle, fa parte dell’espressione della volontà libera dei lavoratori della fabbrica sfruttratrice. Non è assolutamente vero che hanno scelto di lavorare nell’industria sfruttatrice ad 1 dollaro al giorno perchè non gli è mai stata l’opportunità di lavorare come medici o avvocati o di guadagnare un buon salario, la verità è che loro amano cucire scarpe tutto il giorno! E amano la ciotola di riso che possono comprare con un dollaro.

Alcune persone potrebbero dire che se davvero amano cucire scarpe tutto il giorno, potrebbero cucirle quando tornano a casa dopo un lavoro ben pagato, lavorando un numero legale di ore e in condizioni di sicurezza, un lavoro che gli consentirebbe di avere del tempo libero per cucire le scarpe visto che gli piace tanto! E in quel modo potrebbero cucire le scarpe come più gli piace! Ma non riescono a capire che è proprio nelle condizioni in cui si trovano a cucire nella fabbrica sfruttatrice che a loro piace così tanto! Penalizzare le persone che gestiscono le fabbriche che sfruttano vendendo i prodotti che i lavoratori producono, avrebbe come risultato solo quello di opprimere ulteriormente i lavoratori della fabbrica sfruttatrice che consensualmente hanno fatto la scelta consapevole di lavorare in una fabbrica sfruttatrice.

I radicali di sinistra e quelli che hanno lavorato nelle fabbriche sfruttatrici cercano di farvi credere che articoli come questi sono attentamente costruiti per difendere gli interessi dei ricchi e potenti che possiedono le grandi marche i cui prodotti derivano dal lavoro nelle fabbriche sfruttatrici e il cui unico interesse è quello di continuare a sfruttare i lavoratori- consenzienti o meno- manipolando l’opinione pubblica. Ma è evidente che questi tentativi di depistaggio vengono da estremisti moralisti che si oppongono alla produzione di scarpe tout-court, che odiano le donne che lavorano nelle fabbriche sfruttatrici e vogliono privare loro e il mondo intero della gioia impagabile di fare le scarpe! Non fatevi ingannare da questi conniventi finti progressisti anti-scarpe! Il benessere dei piedi è in pericolo! Ho detto piedi? Volevo dire il benessere della donna nella fabbrica sfruttatrice e di tutti i suoi amici felici nella fabbrica sfruttatrice….

 

 

 

 

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