Traduzione come atto politico: Resistenza Femminista traduce il libro dell’attivista sopravvissuta Rachel Moran “Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione”

Abbiamo incontrato Rachel per la prima volta a Londra nel 2014 durante la conferenza “Feminism in London”.

Da un paio di anni seguivamo il suo blog “The Prostitution Experience” dove scriveva usando lo pseudonimo FreeIrishWoman. La voce forte e libera di FreeIrishWoman che denunciava la violenza che le donne prostituite subivano nell’industria del sesso, facendo a pezzi i miti patriarcali della “prostituta felice”, dell’“escort di lusso” e della prostituzione come lavoro dal guadagno facile e sicuro e sessualmente appagante, adesso aveva un nome e un volto. Quando è uscito il suo libro “Paid For” abbiamo capito che eravamo di fronte ad un momento storico decisivo per il movimento femminista abolizionista: Rachel insieme ad altre donne irlandesi fondavano il gruppo di sopravvissute all’industria del sesso SPACE international, gruppo che oggi arriva a comprendere donne provenienti da sette paesi. Le donne prostituite da sempre costrette a subire in silenzio le violenze di sfruttatori e compratori, come era già successo con il gruppo WHISPER (Women Hurt In The System of Prostituition Engaged in Revolt), prendevano parola, erano soggetti politici che denunciavano la violenza subita e chiedevano l’abolizione del sistema prostituente.

Per quelle di noi che sono sopravvissute alla prostituzione si apriva una possibilità di rompere l’isolamento, ritrovare sorelle con cui sembrava impossibile entrare in contatto perché l’industria del sesso, quando non ti uccide, ti costringe all’invisibilità, ti fa credere che tu ti sia cercata o meritata la violenza subita, perché alla fine è stata la tua “scelta”. È il solito trucco patriarcale: incolpare la vittima per far sparire il carnefice. Cancellare l’abuso facendolo diventare “scelta”.

La narrazione dei sostenitori dell’industria del sesso come tutte le narrazioni patriarcali funziona come un mondo alla rovescia dove dominano il paradosso e la mistificazione: gli abusi ripetuti sono “servizi sessuali”, lo sfruttamento sessuale sistematico e violento è “sex work” ovvero “lavoro sessuale”, l’abuso subito nell’industria del sesso è “un diritto umano da tutelare”, gli sfruttatori sono “sex workers”, “lavoratori sessuali”, in quanto “imprenditori” dell’industria del sesso, i bordelli “luoghi di lavoro sicuri”, perché “prostituirsi è sempre meglio che lavorare al McDonald’s”. Se non fosse che, come dice una sopravvissuta citata da Rachel, nel McDonald’s cucini la carne, ma nella prostituzione sei la carne.

Con grande precisione e lucidità Rachel analizza e smaschera le varie tattiche usate da chi tenta di normalizzare e sanitarizzare lo sfruttamento sessuale portando alla luce contraddizioni e falsità: come dice Taina Bien-Aimé, direttrice della Coalition Against Trafficking in Women, questo libro è un’arma politica. Allo stesso modo tradurlo nella nostra lingua è un atto politico. Rachel lo dichiara nelle prime pagine: “Stupro a pagamento” non deve essere letto come un memoir, è qualcosa di più di una testimonianza, è un viaggio dall’inferno della violenza verso la luce della presa di coscienza. Dall’annientamento che l’industria del sesso impone ai corpi di servizio delle donne alla parola che rompe il silenzio, nomina la violenza e in questo modo ritrova la libertà di poter scegliere per la propria vita riappropriandosi di quel corpo che nella prostituzione si è state costrette ad abbandonare per resistere.

Rachel ci parla di rinascita e di lotta, di alleanza tra donne da un lato all’altro del mondo che si riconoscono e si sostengono. Il suo attivismo, il suo coraggio sono per noi una fonte d’ispirazione. Ha espresso un desiderio in questo libro: quello di vedere adottato il modello nordico nel suo paese. È successo proprio quest’anno grazie all’impegno costante di tutte le donne di SPACE e altri gruppi di sopravvissute e attiviste femministe nel mondo.

La lotta contro la violenza patriarcale continua come femministe, sopravvissute e precarie per cui la prostituzione esiste sempre come spettro evocato da chi ce la propone come soluzione al precariato, alla disoccupazione, gli stessi che vorrebbero risolvere la crisi economica riaprendo i bordelli e facendo pagare le tasse alle donne schiavizzate. In Germania ci racconta Rachel è già successo: alcune donne disoccupate hanno rischiato di perdere l’assegno di disoccupazione perché si rifiutavano di “lavorare” nei bordelli. C’è voluta una sentenza della Corte sociale federale tedesca per chiarire la questione. Tutto questo è accaduto come conseguenza diretta della regolamentazione che sancisce per legge che la prostituzione è un “lavoro” come un altro e come dice la tenutaria Tatiana Ulyanova: “Perché non dovrei cercare lavoratrici tramite il centro dell’impiego quando pago le tasse come tutti gli altri?”.

Ma noi come Rachel vogliamo poter vivere un giorno in un mondo diverso, più equo e giusto dove le ragazze e le donne possano avere “la possibilità di fare alcune di quelle ‛scelte’ di cui il mondo continua tanto a parlarci”.

Resistenza Femminista

Questa è la nostra Nota di traduzione, apparsa nel libro di Rachel Moran “Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione”, pubblicato da Round Robin e adesso in libreria! 

http://www.roundrobineditrice.it/saggistica-e-inchiesta/stupro-a-pagamento-9788898715671-rr94.html

https://www.amazon.it/Donne-vendita-viaggio-nella-prostituzione/dp/8898715676 (con un estratto dal libro)

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3 Risposte

  1. febbraio 7, 2018

    […] il lavoro, la libertà, le aspettative di ruolo, le scelte in ambito sessuale e procreativo. http://www.resistenzafemminista.it/traduzione-come-atto-politico/Significa essere contro un sistema di sfruttamento e violenza sessuale che si avvale del denaro per […]

  2. febbraio 9, 2018

    […] Rachel Moran, Stupro a pagamento, traduzione di Resistenza Femminista, Round Robin Editrice, 2017, […]

  3. aprile 9, 2018

    […] Prostitution” (“Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione”, Round Robin editrice), una traduzione che per noi è un atto politico: un viaggio dentro noi stesse e un prendere parte ad una battaglia che come femministe, precarie, […]