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Donne, emigrazione e prostituzione in Europa: non si tratta di “sex work” di Anna Zobnina

Queste donne che femministe bianche e in una posizione di privilegio definiscono “sex workers” sarebbero sorprese di questa descrizione Occidentale e neo liberista di quello che fanno. Questo perchè la maggior parte delle donne migranti sopravvivono alla prostituzione così come si sopravvive ai disastri naturali, alle carestie o alla guerra. Non lavorano nella prostituzione. Molte di queste donne hanno titoli di studio e capacità che vorrebbero usare in quella che l’Unione Europa definisce la skill economies (l’economia che si basa/valorizza le sulle capacità), ma le restrittive leggi europee sul lavoro e le discriminazioni etniche e sessuali contro le donne gli impediscono di ottenere questi lavori.

Il mercato del sesso invece non è un posto insolito dove trovare le donne migranti in Europa. Mentre alcune di loro sono identificate come vittime di tratta o sfruttamento sessuale molte non lo sono. Sulle strade, nei centri massaggi, negli hotel, negli appartementi privati, negli strip club ci sono donne migranti che non soddisfano i criteri ufficiali per poter essere considerate vittime di tratta e quindi non hanno diritto a nessun tipo di aiuto.

Prostituite: le schiave dei nostri tempi

Accade in ogni città e perfino nei paesi. È un fenomeno endemico di qualsiasi cultura o paese del mondo e tuttavia oggi giorno la giustifichiamo nel nome della “libertà sessuale”…

Lettera aperta ad una donna prostituita

Pubblichiamo la lettera di una nostra amica israeliana Ahuva Sheli sopravvissuta alla prostituzione che si rivolge a tutte le donne che vivono ancora la violenza della prostituzione. Ci uniamo al suo appello, al suo abbraccio a tutte le donne che resistono. Insieme possiamo fermare la violenza maschile!

Uno scandalo dei diritti umani: vice-presidente del Global Network of Sex Work Projects consigliera di Amnesty condannata per tratta!

La vice presidente del Global Network of Sex Work Projects, associazione con la quale Amnesty ha dichiarato di aver collaborato per la redazione del suo documento sul sex work, è stata condannata per tratta a scopo sessuale. La donna ha avuto una posizione di leadership anche in UNAIDS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e ha fatto pressione anche su UN Women per la depenalizzazione dello sfruttamento e l’acquisto di sesso.

Dichiarazione globale della CATW su Amnesty International e Diritti Umani

Resistenza Femminista ha firmato il secondo appello della Coalition Against Trafficking in Women International (CATW) perché Amnesty International si attenga alle leggi internazionali e ai principi dei diritti umani nel tutelare le persone sfruttate e considerare colpevoli i loro sfruttatori. Vi invitiamo, con CATW, a unirvi a questa Dichiarazione globale se vi considerate: parte di organizzazioni nazionali, internazionali regionali, di base e di supporto, che forniscono servizi alle donne vittime di violenza e discriminazione; attiviste dei diritti delle donne, femministe, sopravvissute alla prostituzione o ad altre forme di violenza sessista; tra coloro che credono che le persone vendute nella prostituzione non debbano essere criminalizzate in nessun ordinamento giuridico locale o nazionale. Se vi sentite parte di questo gruppo, unitevi alle centinaia di attiviste/i di base e firmate questa Dichiarazione Globale seguendo il link https://www.change.org/p/amnesty-international-vote-no-to-decriminalizing-pimps-brothel-owners-and-buyers-of-sex/u/13732840 .