Rachel Moran sopravvissuta e attivista irlandese: “La prostituzione è la massima espressione dell’ingiustizia sociale”

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L’incontro con Rachel Moran, sopravvissuta alla prostituzione e attivista, co-fondatrice di SPACE International, organizzazione che riunisce sopravvissute provenienti da 7 paesi, è stato per noi fonte di ispirazione: ascoltare le sue parole, leggere il suo libro testimonianza “Paid For” sulla sua esperienza nel mondo della prostituzione, diventare parte integrante di un progetto internazionale ci ha dato nuova forza per lottare contro lo sfruttamento delle donne e bambine nell’industria del sesso. Il movimento internazionale delle sopravvissute sta conducendo una battaglia per l’abolizione della prostituzione a livello globale. Combattere contro l’industria del sesso comporta però rischi notevoli per le donne che raccontano quello che hanno visto e vissuto. Attaccare poteri forti significa affrontare tentativi di censura e persecuzioni violente come è accaduto alla stessa Rachel. Ma la voce delle sopravvissute continua a fare il giro del mondo sostenuta da migliaia di attiviste femministe. Rachel come moltissime altre hanno avuto la forza di dare voce a tutte quelle donne invisibili, ridotte al silenzio da ricatti e stigma. Per quelle di noi che sono sopravvissute alla prostituzione Rachel è diventata un punto di riferimento, una sorella e una compagna di lotta. Grazie al suo impegno e a quello di altre attiviste l’Irlanda ha elaborato una proposta di legge che introdurrà il modello nordico. 

L’espressione “mercato del sesso” suggerisce che il sesso possa essere comprato e venduto separatamente dalla persona. La verità è che non puoi comprare il sesso. Puoi comprare l’accesso al sesso.

La differenza è di profonda importanza. È la differenza che c’è tra la condivisione di un’esperienza sessuale e una situazione dove uno dei due soggetti, chi è comprata, è costretta a subire il sesso a causa di un’imposizione.

Esistono quelli e quelle che ancora si rifiutano di riconoscere che la prostituzione sia una forma di violenza mentre si rifiutano, e questo è significativo, di accettare l’idea che le persone che amano possano finire nei bordelli e nelle zone a luci rosse. Il motivo di questo rifiuto è che nessuna di noi accetterebbe che le persone amate debbano subire violenza per sopravvivere.

Se fosse esistito un qualsiasi programma di uscita quando avevo 15 anni ed ero senza tetto, non sarei rimasta nella prostituzione 7 giorni, figuriamoci 7 anni.

Vi assicuro che avrei fatto buon uso di qualsiasi tipo di aiuto. Io, come tutte le altre adolescenti e donne che ho conosciuto allora, non volevo che il mio corpo fosse usato da uomini sconosciuti, uomini che non mi piacevano, uomini che potevano essere mio nonno o bisnonno. Se pensate che stia esagerando vi faccio presente che uno degli uomini che mi usava regolarmente quando ero appena adolescente aveva 83 anni.

La prostituzione è la massima espressione dell’ingiustizia sociale.

Il fatto che le sette adolescenti che erano con me all’angolo della strada provenissero tutte da case di accoglienza statali dovrebbe essere sufficente per dimostrare che la prostituzione non è popolata da persone che vogliono esercitare la propria autodeterminazione e libera scelta ma piuttosto da quelle che non hanno mai avuta alcuna possibilità di scegliere per se stesse. Sono le più vulnerabili dal punto di vista sociale, le più oppresse dal punto di vista dell’appartenenza di classe che sono buttate nella prostituzione. Chiedo ai politici irlandesi di compiere un passo decisivo e approvare la Sexual Offences Bill.

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