Raccolta fondi per sostenere la causa legale di Rachel Moran, sopravvissuta all’industria del sesso

Abbiamo incontrato Rachel Moran nel 2014 a Londra durante la conferenza “Feminism in London”. Da quell’incontro emozionante è iniziato un dialogo intenso che ha portato alla traduzione del suo libro “Paid for. My Journey through Prostitution” (“Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione”, Round Robin editrice), una traduzione che per noi è un atto politico: un viaggio dentro noi stesse e un prendere parte ad una battaglia che come femministe, precarie, sopravvissute ci vede unite da una parte all’altra del mondo contro la violenza disumana dell’industria del sesso. 

Da diversi anni, da quando nel 2012 Rachel ha iniziato a denunciare la violenza che subiva nell’industria del sesso a partire dal suo blog “The prostitution experience” sono iniziate le calunnie, le intimidazioni, vere e proprie minacce che Rachel stessa ha raccontato in un articolo che abbiamo tradotto nel 2015. La campagna diffamatoria è diventata ancora più pesante dopo la pubblicazione del suo libro e proprio per mettere fine a questa vergogna è uscito un documentario nel quale Rachel incontra il poliziotto della buon costume Alan Bailey che l’aveva arrestata quando aveva 16 anni e si trovava nella prostituzione. Una prova schiacciante contro le calunnie messe in giro sul suo conto. Nonostante questo i vari sostenitori/sostenitrici dell’industria del sesso non si sono fermati/e; questo non stupisce se si pensa che molti di loro sono collusi con figure criminali, si veda il caso di Alejandra Gil, vicepresidente del Global Network of Sex Workers Project, la consigliera di Amnesty International che è stata di recente condannata a 14 anni per tratta. Siamo di fronte ad una potente lobby pro-prostituzione che cerca di intimidire e ridurre al silenzio le donne che parlano della violenza subita nell’industria del sesso come denunciato di recente da Julie Bindel. Succede alle donne tutte, anche coloro che non sono state nella prostituzione, si pensi al movimento #metoo e alla violenta rivittimizzazione che hanno subito donne come Asia Argento per aver raccontato la verità. Anche per loro non sono mancati insulti, calunnie e ogni genere di malignità misogina. 

Quando Rachel è stata in Italia come nostra ospite per il lancio della traduzione in italiano del suo libro, abbiamo subito un’aggressione a Roma, nella Casa Internazionale delle Donne. Anche in quell’occasione si è tentato di censurare il racconto di Rachel: sui social sono comparsi insulti ed insinuazioni fino ad arrivare ai tentativi di calunnia. Ma se il femminismo è ascolto come dice Bocchetti, se è solidarietà, se è riconoscimento e sostegno nei confronti di chi si mette a nudo nel suo percorso di fuoriuscita dalla violenza, qui siamo agli antipodi: quello che abbiamo visto e vissuto è censura, cancellazione dell’altra, rivittimizzazione, violenza.

Come dice la sopravvissuta e attivista Vednita Carter, Rachel ha parlato “per tutte le sopravvissute che non hanno voce e per quelle che si sono perse a fare la vita”. Rachel è la nostra voce, è la voce di tutte le donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi alla violenza patriarcale. Uniamoci a lei, diamole sostegno perché finisca questa campagna violenta di diffamazione contribuendo ai costi che dovrà sostenere per la causa giudiziaria. Perché quello che si sta cercando di fare a lei ci riguarda tutte: facciamoci sentire, non riuscirete mai a zittirci. Noi stiamo con Rachel e tutte le sopravvissute!

Di seguito la traduzione del testo della CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI:

Rachel Moran è stata costretta ad andarsene di casa dopo il suo quattordicesimo compleanno a causa della malattia mentale dei suoi genitori, malattia talmente invalidante che ha portato alla totale incapacità della madre e al suicidio del padre. È diventata senzatetto prima della fine di quello stesso anno ed è finita nella prostituzione l’anno successivo.

Rachel è uscita dalla prostituzione a 22 anni, ha ripreso gli studi a 24 e si è laureata in giornalismo all’università di Dublino. Ha ricostruito la sua vita e ha cominciato a scrivere su un blog sulla sua esperienza nella prostituzione in Irlanda dalla primavera del 2012. Dopo poche settimane dal suo primo post nel blog è stata messa in piedi una campagna diffamatoria per gettare discredito sulla sua storia. Le persone che si opponevano politicamente al suo punto di vista hanno iniziato a diffondere materiali diffamatori in rete, messi insieme con lo scopo ben preciso di mettere in dubbio la sua storia e la sua credibilità.

L’anno successivo il suo memoir è stato pubblicato e da quel momento le voci malevole sono diventate più frequenti e Rachel è stata accusata di essere un fake, una truffatrice e una visionaria. È stata accusata di aver inventato la sua storia di abusi subiti.

Una delle cose più sconvolgenti è stato il numero delle persone con profili pubblici che hanno diffuso queste voci malevole. Politici, accademici, funzionari statali, scrittori e giornalisti compaiono tra quelli che l’hanno calunniata semplicemente perché non sono d’accordo con la sua visione sul mercato del sesso come luogo impregnato di violenza misogina.

Nell’ottobre del 2016 Rachel ha incontrato, ripresa da una telecamera, il poliziotto della buon costume che l’aveva arrestata per prostituzione nei primi mesi del 1992, quando aveva 16 anni. Pensava che una volta trasmesso il documentario avrebbe fatto a pezzi la campagna messa in piedi per discreditarla.

Non è andata così.

Adesso, dopo più di 6 anni dall’inizio di quella campagna infamante, Rachel ne ha avuto abbastanza. Il giorno dopo la sua comparsa nella trasmissione irlandese ‘Late Late Show’ un giornalista irlandese ha diffuso il post pieno di calunnie di un blog del 2013 che la presenta come una truffatrice e una bugiarda e ha diffuso l’hashtag #LateLate ad un pubblico più vasto possibile.

Rachel adesso chiede di avere un aiuto finanziario per intraprendere un’azione legale per difendere la sua reputazione, lancia un appello alla comunità femminista internazionale e a chiunque creda che le sopravvissute alla violenza sessuale dovrebbero essere in grado di parlare dell’abuso subito senza essere etichettate come truffatrici e bugiarde.

Ogni sterlina/euro/dollaro conta ed è apprezzato moltissimo: https://www.gofundme.com/remyf

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