Precarietà femminile nel patriarcato neoliberista

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3 Risposte

  1. maggio 13, 2014

    […] casualmente ho recuperato questo documento collettivo di Resistenza Femminista, che mi è sembrato perfetto ed esplicativo di quanto cercavo di esprimere […]

  2. settembre 21, 2014

    […] C: Appunto, Tiziana, hai citato Milton Friedman. Il post-femminismo è strettamente legato all’ordine neoliberista che sta distruggendo ogni conquista dell’umanità, parlando ipocritamente di “riforma” o addirittura “rivoluzione”. Giocare con i contenuti rivoluzionari banalizzandoli e addomesticandoli fino a rovesciarli è una tecnica di largo uso del potere. Per me il sistema non va riformato dall’interno, ci vuole un radicale rovesciamento.  “Quello che è preoccupante è che la cultura del consumo neoliberista ha tentato di fagocitare, travestire da “filosofia del libero mercato” alcune idee politiche femministe. Alcune espressioni chiave del femminismo di seconda ondata come “libera scelta” vengono manipolate e banalizzate dai media e dalla cultura popolare con lo scopo di incoraggiare l’individualismo femminile. Una forma capitalista di “femminismo” viene assunta dai media per giustificare lo sfruttamento delle donne attraverso la retorica della libertà o della versione commercializzata della liberazione sessuale. La libertà di disporre del proprio corpo, quell’autodeterminazione per cui le femministe hanno lottato, oggi è oggetto di manipolazione della retorica liberista del consumo. Noi pensiamo che la definizione data da Angela McRobbie di “postfemminismo” sia essenziale per comprendere questa strategia politico-economica con cui il capitalismo tenta di plasmare mente, comportamento e ideologia delle donne e cerca di respingere gli obiettivi politici femministi. Come l’autrice ha spiegato nel suo illuminante lavoro, il “postfemminismo” è una sensibilità, un’ideologia costruita dai media e dalla cultura popolare in cui l’identità femminile è ridotta al paradosso di un soggetto politico che sceglie liberamente di auto-oggettificarsi rinunciando alla propria agency. Il processo di auto-oggettificazione è rappresentato come una forma di empowerment femminile mentre in realtà l’obiettivo è quello di confermare e rafforzare stereotipi e ruoli di genere.” Tratto da: http://resistenzafemminista.noblogs.org/precarieta…/ […]

  3. febbraio 10, 2017

    […] […]