“Non c’è bisogno di salvare la reputazione dei ‘clienti’, ma di dire la verità su di loro”

Lo sceriffo della King County, John Urquhart ad una conferenza stampa dove si annunciava l’operazione di polizia avviata il 7 gennaio 2016 contro alcuni gestori di siti dove gli uomini possono vedere gli annunci di prostituzione e scrivere recensioni sulle loro esperienze sessuali con le donne prostituite. Le forze di polizia hanno spiegato che nel poster mostrato era ritratta una vittima di tratta coreana che veniva venduta sul sito incriminato.  (Ken Lambert / The Seattle Times)

 

Ringraziamo la nostra amica sopravvissuta alla prostituzione e attivista Alisa Bernard per averci autorizzate a tradurre questo articolo fondamentale che sfata il mito dello “stigma sul cliente”. Alisa è co-fondatrice dell’associazione OPS, Organisation of Prostitution Survivors che ha sede a Seattle e offre sostegno alle donne prostituite e che hanno lasciato la prostituzione. Alisa risponde ad una sostenitrice dell’industria del sesso Elizabeth Brown che in un suo articolo prende le difese di un compratore di sesso condannato per favoreggiamento della prostituzione che si è tolto la vita di recente. Durante un convegno su tratta e prostituzione che si è tenuto a Napoli a cui la nostra associazione è stata chiamata ad intervenire, abbiamo ascoltato l’intervento della ricercatrice Giorgia Serughetti che parlando del suo libro “Uomini che pagano le donne” si opponeva al modello nordico e alla “stigmatizzazione” del “cliente” accusando le abolizioniste di non voler vedere la complessità del fenomeno limitandosi solo a criminalizzare gli uomini. Si tratta di una visione analoga a quella di Brown che prende le difese del compratore-favoreggiatore Zitars che rappresenta l’emblema di un normale stupratore a pagamento. Zitars gestiva un forum dove i clienti recensivano le donne prostituite come fossero carne da macello dando sfogo a tutta la loro misoginia usando espressioni violente, ma non si limitavano solo a quello: esisteva un altro forum collegato ma più nascosto che promuoveva un giro di tratta che vendeva donne coreane negli Stati Uniti. Il mito del “cliente buono” celebrato anche da Serughetti viene fatto a pezzi dalle parole di Alisa: la polizia che ha condotto le indagini ha confermato non solo la piena consapevolezza, ma la volontà dei compratori-favoreggiatori di sfruttare vittime di tratta. Alcuni di questi compratori di sesso erano anche proprietari di bordello a dimostrazione che le due figure sono spesso intercambiabili. La prostituzione si fonda sulla misoginia e il suo scopo è quello di alimentarla per mantenere le donne in una situazione di vulnerabilità e subordinazione totale. Alisa purtroppo ha conosciuto personalmente Zitars, è stata sfruttata dai membri del suo gruppo conosciuto come “The League” [La Lega], molte ragazze prostituite come lei per timore di ricevere una cattiva recensione e quindi essere bannate dal forum erano costrette a subire l’ulteriore violenza di dover abbassare le proprie tariffe e concedere loro ancora più libertà sui propri corpi. Non possiamo permettere che la società patriarcale continui a cercare attenuanti o a ritenere normali che questi uomini stuprino donne e ragazze emarginate e vulnerabili. Alisa è entrata nella prostituzione come molte sopravvissute appena diciottenne perché povera e senza alternative, con un passato di abusi sessuali. Come è possibile si chiede Alisa che la società si preoccupi soltanto dei cosiddetti “bisogni” di uomini privilegiati che vogliono solo esercitare il loro potere e ignori totalmente il destino di migliaia di donne relegate ai margini e senza alcun diritto umano?  Colpire la domanda allora è un dovere etico e non una mera applicazione di una sanzione, è un messaggio per l’intera società: i nostri corpi di donne appartengono solo a noi, non sono uno sfogatoio per misogini. Il cambiamento culturale di cui molte accademiche parlano è possibile solo dando un messaggio forte e chiaro ai violenti: non tolleriamo i vostri stupri, non sono normali, vogliamo un mondo diverso per le future generazioni come in Svezia dove i diciottenni di oggi ritengono assurdo e folle comprare un essere umano.  

Sembra che le vere vittime della tratta siano i compratori. Secondo un articolo recente di Elizabeth Brown sul Reason dovremo provare pietà per questi uomini – ingiustamente denigrati e spinti al suidicio a causa dell’atto innocuo di sfruttare e abusare le donne emarginate.

Brown usa il caso di Sigurds Zitars, un contabile in pensione di 62 anni conosciuto in rete con il nome di “Tahoe Ted” come esempio.

Zitars è un compratore che gestisce un forum in rete chiamato The Review Board dove i compratori recensiscono (con dettagli crudi) le donne che comprano -una sorta di Yelp dei corpi delle donne prostituite. Ma sotto il già atroce forum si nasconde qualcosa di ancora più oscuro- un altro forum che promuoveva un giro di tratta che vendeva donne coreane negli Stati Uniti. Le donne venivano pubblicizzate e rese disponibili per un gruppo di compratori di sesso che si facevano chiamare “The League” [La Lega]. I forum TRB e The League sono stati sequestrati a gennaio dalle forze di polizia e più di una dozzina di membri della League, incluso Zitars, sono stati condannati per favoreggiamento della prostituzione in secondo grado ( una condanna molto leggera, ma comunque un accusa di reato). Si tratta di un segnale di cambiamento in quando nessun compratore di sesso è mai stato che io sappia incriminato in questo modo per la violenza che compie. Zitars stesso è stato condannato per tre accuse di favoreggiamento della prostituzione, la sentenza prevedeva fino a 30 giorni di lavoro in semilibertà, 30 giorni di lavori utili per la comunità o 45 giorni di arresti domiciliari, la frequenza ad un corso per compratori di sesso incriminati e il pagamento di una multa per un un massimo di 3000 dollari.

Mentre stava scontando la sua pena Zitars si è suicidato il 22 di Agosto. Brown ha citato le parole del suo avvocato, Zachary Wagnild, che ha detto:

“ Non posso dire di conoscere esattamente che cosa ha portato Sigurd a prendere la decisione di togliersi la vita. So però che aveva perso molti membri della sua famiglia negli ultimi anni e che il fatto di essere stato descritto in modo falso come un anaffettivo, sfruttatore di donne era molto doloroso per lui.”

Brown elogia Zitars con questa citazione alludendo al fatto che aver considerato questo uomo responsabile di un reato l’avrebbe ucciso. Brown cita un co-difensore anonimo che dichiara che Zitars era colpevole “nient’altro che di aver esercitato i suoi diritti come previsto dal Primo Amendamento gestendo un forum di discussione pubblica – senza percepire alcun guadagno.”

Brown conclude con un’altra citazione di Wagnild, che dice, “[Zitars] era un uomo che aveva lasciato il lavoro per prendersi cura di alcuni membri della sua famiglia malati terminali ed è quello per cui verrà ricordato dalle persone che lo conoscevano davvero.”

La nostra cultura ha l’abitudine di scusarsi e cancellare i comportamenti colpevoli degli uomini: “Avrà anche picchiato selvaggiamente sua moglie per anni, però c’è sempre stato per i suoi figli”, “Sicuramente comprava sesso qualche volta, ma ha sempre sostenuto la sua famiglia”, “Molestava le donne a lavoro, ma ha dato tantissimi soldi in beneficienza!”. La società può voler scusare uomini come Zitars, ma io non ho intenzione di farlo.

Conoscevo quell’uomo e non era una brava persona, non importa quello che Brown vuole che crediamo. Anche una auto-proclamatesi “sex worker” ha twittato  “Non penso che nessuno stia negando che Ted [Zitars] è un stronzo violento” il 7 gennaio, poche ore dopo che il forum TRB era stato posto sotto sequestro dalle forze dell’ordine.  Scusare il fatto che Zitars comprasse sesso e promuovesse comportamenti violenti è come dire a tutte le donne a cui faceva violenza che non importa un tubo a nessuno della loro sofferenza.

Mi rattrista quando qualcuno si toglie la vita. Ho vissuto personalmente gli effetti devastanti che il suicidio può avere sulla famiglia e la comunità. Ma bisogna anche dire la verità su chi fosse questo uomo: un prodotto del patriarcato, un trafficante, un uomo che pensava che poteva continuare a comprare sesso fino a quando lo desiderava senza alcuna conseguenza. La sua morte non cambia niente per me o altre sopravvissute, che veniamo cancellate dagli elogi diretti a lui.

Sono entrata nel mercato del sesso per avere un posto dove stare e protezione, sono scappata di casa da ragazza e sono entrata formalmente nella prostituzione per necessità quando avevo quasi 18 anni. Ero povera e avevo un fidanzato dipendente e sua figlia giovane da sfamare. Davo poco valore alla mia vita e come molte donne che sono state nella prostituzione quando ero una bambina sono stata vittima di abusi sessuali. Proprio perché il sesso non è mai stato qualcosa di diverso da un mezzo per sopravvivere, entrare nella prostituzione di fatto è stato facile per me – più un passo ulteriore che un salto. Non avevo idea che in realtà stavo precipitando in un dirupo e Zitars era più che felice di aiutare la mia lenta caduta suidica. Mi ricordo come fissava con lussuria il mio corpo di adolescente come se fosse un piatto di carne pronto per il suo consumo. Mi ci sono voluti anni per riprendermi dall’essere stata comprata da un numero infinito di uomini – ancora oggi odio stare nuda e non sono sicura se riuscirò mai a capire come entrare in sintonia a livello intimo con un altro essere umano. Non pensavo che sarei sopravvissuta fino a 25 anni ancora meno a 33 e adesso che sono qui non so cosa fare o come vivere veramente.

Le donne vengono uccise nella prostituzione da papponi, compratori, trafficanti da secoli e alla società non importa abbastanza da mettere fine a tutto questo. Una marea di donne che sono state nella prostituzione si sono tolte la vita come conseguenza dell’essere state prostituite. Le donne che ancora fanno la vita come quelle che hanno lasciato la prostituzione si trascinano dietro di sè il peso dello stigma e della vergogna, un peso che non dovrebbero portare. E nonostante questo sono i compratori e i trafficanti che dovremmo compatire?

Gli uomini (la maggioranza dei compratori di sesso sono uomini) sono riusciti a non essere ritenuti responsabili delle loro azioni e il danno che hanno causato. Ma adesso che stiamo facendo piccoli passi in avanti nel prendere in considerazione le azioni di coloro che comprano sesso, le sostenitrici dell’industria del sesso come Brown si comportano come se il mondo avesse perso qualche grande eroe. Era un compratore di sesso e uno sfruttatore – quale sarebbe lo scopo del glorificarlo e del tentare di redimere un simile personaggio?

Dispiacersi per la morte di una persona conosciuta è comprensibile, ma mi rifiuto di guardare il mondo con gli occhiali rosa, solo perché una brutta persona è morta. Piuttosto ricorderò Zitars come quando lo incontrai la prima notte. Era la prima volta ad un evento del Review Board e lui era stravaccato ad un chiosco che guardava la pista da ballo sazio del “divertimento” della serata: un gruppo di giovani donne prostituite con le minigonne,  i cui corpi molto probabilmente drogati sudavano, si dimenavano e si strusciavano davanti a lui.  Mi ricorderò che dalla paura di ricevere una brutta recensione (e di conseguenza essere bannata da TRB) le donne buttavano giù i prezzi e le loro barriere per Zitars e gli altri membri del suo circolo ristretto. Perfino quando rimuovevo il fatto di essere finita in una spirale che mi trascinava sempre più in basso, vedevo Zitars come un bambino malato che sceglieva quale giocattolo rompere.

Mi ricorderò di Zitars come l’uomo che ha favorito l’acquisto e la vendita del mio corpo da parte di un numero infinito di uomini mentre gestiva il Review Board e mi ricorderò di lui come l’uomo che promuoveva la normalizzazione dell’oggettificazione sessuale delle donne.

Il mio unico rimpianto è che Zitars non ha vissuto a lungo perché scontasse la pena per quello che aveva fatto. Piuttosto che essere addolorata per quest’uomo, sono addolorata per le donne che ha sfruttato- donne che non saranno mai risarcite dalla giustizia per i danni che ha causato Zitars.

I tanti ricordi che ho di quest’uomo- e di tutti gli altri che mi hanno comprata- sono immagini che resteranno con me per il resto della mia vita. Queste immagini mi perseguitano ancora oggi nonostante il fatto che Zitars non possa più farmi del male.

Per questo no, non ricorderò Zitars come la vittima innocente come la ritrae Brown. Lo ricorderò per quello che era: un uomo malato, a cui la società aveva insegnato a deumanizzare le donne, quella società per cui è più importante il bisogno di un uomo di “una coccola” del mio bisogno di sopravvivere.

Alisa Bernard è consulente di una NGO che promuove servizi gestiti da sopravvissute. È una sopravvissuta alla prostituzione che a partire dalla sua esperienza si batte per i diritti delle donne.

 

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