Lettera aperta a una donna prostituita

Pubblichiamo la lettera di una nostra amica israeliana Ahuva Sheli sopravvissuta alla prostituzione che si rivolge a tutte le donne che vivono ancora la violenza della prostituzione. Ci uniamo al suo appello, al suo abbraccio a tutte le donne che resistono. Insieme possiamo fermare la violenza maschile! Un esempio bellissimo di sorellanza arriva dagli USA. Proprio in questi giorni il movimento delle sopravvissute si è mobilitato contro Amnesty International durante la Western Regional Conference a Los Angeles. La nostra amica Alisa Bernard dell’ Organisation for Prostitution Survivors ha denunciato in un video come Amnesty International abbia impedito alle sopravvissute presenti di parlare contro la risoluzione per la depenalizzazione di sfruttatori e compratori approvata ad Agosto a Dublino. Lottiamo a fianco delle nostre sorelle contro il tentativo vergognoso di censura da parte di Amnesty. Anche in Italia le nostre compagne Adelina e Heaven e altre coraggiose attiviste che hanno vissuto l’orrore della tratta come Isoken Aikpitanyi da anni in prima linea in questa battaglia, sono state ignorate da Amnesty.  Noi non resteremo in silenzio, la nostra lotta con le sorelle sopravvissute nel mondo continua. 

Screen Shot 2015-11-25 at 22.16.58

Sopravvissute unite contro Amnesty International, AI Western Regional Conference, Los Angeles, 21 novembre 2015

Ciao, come stai? Ti scrivo questa lettera sperando che tu la legga fino alla fine.

Proprio come è successo a te, sono rimasta intrappolata nella prostituzione cinque anni fa. Prima di allora, sono stata violentata, partner violenti mi hanno portato via i figli. I miei bambini sono stati messi in istituti dove hanno subito tentativi di violenza sessuale e abusi fisici e psicologici, tutto questo mi ha portato a buttarmi ancora di più sulle droghe. Io ti capisco. Come te ho attraversato l’inferno, ho incontrato Satana, sono stata a letto con lui e mi ha pagata. Ho vissuto in un mondo di delusioni e ho sentito voci che mi tormentavano la mente. Io ero come te. A volte mi sento soffocare, non credere che sia tutto finito. Ho fatto pompini per sopravvivere, sono stata a letto con ogni sorta di uomo per soldi, non sono niente di più nè di meno di che quello che sei tu adesso. Come te ho pianto la notte e so bene cosa significa vivere senza genitori, senza una famiglia e non avere nessuno su cui contare. Sapendo a mala pena cosa fare per andare avanti. Pensando alla libertà, ma non è libertà, è solo una trappola!

Mi sentivo morta, proprio come te e volevo ricominciare a vivere. Io voglio che tu viva, che tu ti alzi e chieda aiuto, non che ti lasci andare. Anch’io, come te, ero persa. Ho provato a cercare lavoro, ma nessuno voleva darmi un lavoro, ho provato a fare le pulizie nelle case, ma non avevo una casa o dei vestiti e per questo motivo avevo cattivo odore addosso e nessuno voleva tenermi.

Non avevo nessuna previdenza sociale e nessun sussidio per l’affitto perché dicevano che ero perfettamente in grado di lavorare. La prostituzione mi ha segnato, lo sai. Ho la tua stessa ferita, non nasconderla. Ho usato droghe per nascondere la mia ferita, ma non mi hanno curata. Hanno solo peggiorato le cose. Che sono andate sempre peggio. Tu sei mia sorella. Stai su, fatti forza, ti prometto che non è mai troppo tardi. Non posso prometterti che tutto scomparirà, ma l’intensità del dolore diminuirà. La paura se ne andrà. Tu sei forte! Io sono qui per sostenerti e scriverti per darti coraggio, parlami, condividi con me quello che provi, io ti aiuterò!

Mi ricordo che era come essere ad un bivio, quella sensazione quando uno sconosciuto ti tocca e vuoi morire e poi butti giù droghe per riuscire a dimenticare. Ma le droghe non cancellano nulla. E poi distaccarsi da sè, sapere che cosa vuol dire sopravvivere alla strada. Insieme possiamo farcela. Solo devi fare qualcosa, non arrenderti quando cala il buio, nascondendo la tua anima, sfogando la disperazione nelle vene. Sulla strada o in macchina pensa a me e non dimenticare possiamo farcela! Uniamo le forze, andiamo dalle associazioni che aiutano le donne. Non arrendiamoci, torniamo a vedere la luce! Lo so che fa paura, quando non hai fiducia, ma non tutto è perduto. Ti chiedo di rialzarti, tu che cammini come morta in un mondo di vivi. Alzati e agisci, è possibile uscirne, io lo so, nonostante le catene alle tue braccia e gambe e le bende sugli occhi che ti legano in un posto nella strada. Vieni, io ti aiuterò, ci sono molti posti dove andare oggi, non siamo più sole! Scioglieremo le catene che ti stanno uccidendo lentamente. Come si può morire quando si è già morte? Ti stanno uccidendo, non li aiutare! Lo so che nel tuo silenzio stai urlando “basta”. Stai su sorella, non sei più sola!

Ahuva Sheli

 

 

 

Potrebbe interessarti...