Lettera a rabble in difesa di Meghan Murphy

meghan-murphy-picLa femminista canadese Meghan Murphy, autrice del blog Feminist Current e giornalista presso rabble.ca ha subito di recente un grave attacco personale da parte della lobby che sostiene l’industria del sesso, che ha scritto a rabble per chiedere il suo licenziamento.
Si tratta dell’ennesimo tentativo di censura da parte di gruppi di squadristi/e della rete pro sex-work, aggravato in questo caso dal fatto che si mette a rischio il futuro lavorativo di una persona e non solo con rabble.
Questi gruppi, che usano un linguaggio sessista violento come ‘puttana’, ‘cagna’ ecc., sfruttano una tecnica che in inglese si chiama “astroturfing”: una persona o un gruppo ristretto di persone creano una molteplicità di profili/identità virtuali false e inscenano un dibattito per gettare discredito e simulare una forte opposizione da parte di un numero consistente di persone che in realtà non esistono.
Vogliamo esprimere la nostra solidarietà e sostegno politico alla voce coraggiosa di Meghan Murphy, abbiamo firmato la petizione promossa da alcune femministe canadesi in sua difesa e abbiamo tradotto in italiano la lettera scritta in risposta all’editore rabble, il quale non ha accolto le istanze del movimento femminista globale che si oppone alla censura e ha scelto invece di dar credito ad accuse infondate e inaccettabili.
Con questa lettera tradotta in tedesco, francese, spagnolo e adesso anche italiano, il movimento femminista globale dice no alla censura, no al tentativo di cancellare uno spazio sicuro per sopravvissute alla violenza maschile e alla prostituzione, no al tentativo di costringere al silenzio una compagna femminista che da anni porta avanti una battaglia contro gli interessi miliardari dell’industria del sesso, cioè di quel capitalismo globale che sfrutta e schiavizza del donne.
 

Noi, firmatarie e firmatari, vogliamo esprimere il nostro profondo dissenso nei confronti della risposta di rabble ai recenti attacchi di cui è stata vittima Meghan Murphy.

Nelle scorse settimane Meghan Murphy è stata al centro di un mirato e riprovevole attacco che noi crediamo non sia diretto solamente contro di lei – che è la voce più visibile che rappresenta una serie di principi femministi che condividiamo completamente – ma contro tutte le donne in generale e specialmente le femministe.

L’attacco in questione – scatenato da un articolo pubblicato sulla rivista Playboy e una petizione promossa dal Movimento per i diritti degli Uomini e da donne note per la loro attività di promozione dell’industria del sesso – era incentrato su un breve intervento scritto da Murphy in risposta a foto di nudo pubblicate da una donna trans di nome Laverne Cox. Il suo intervento criticava il concetto secondo il quale la pubblicazione di fotografie di contenuto erotico o pornografiche di una donna o di una donna trans siano da considerare un atto che promuove l’avanzamento dei diritti delle donne nella società. Non esiste nessun motivo ragionevole per poter accusare questo intervento di essere ‘transfobico’. Oltretutto la definizione di ‘transfobia’ è, come il suo corollario, ‘puttanofobia’, un concetto in sé controverso. Per quelli di noi che ancora credono e aderiscono ai principi democratici e a quelli del giornalismo trasparente è veramente sconcertante vedere come delle critiche vengano trasformate in “fobia/attacco personale” in modo da impedire una qualsiasi discussione sensata.

Dal momento che non esiste alcun argomento valido a sostegno della tesi secondo la quale l’articolo di Murphy sia discriminatorio o irrispettoso nei confronti delle persone trans, crediamo che la portata spropositata dell’attacco e i toni al vetriolo usati contro di lei e le idee che ha sviluppato siano da leggersi come un tentativo più ampio di marginalizzare e di conseguenza ridurre al silenzio le donne e le femministe che condividono le sue idee politiche – e cioè anche le nostre.

Come è evidente dal lavoro da lei portato avanti nel blog Feminist Current e con rabble Murphy ha preso posizione ispirandosi a principi femministi contro l’istituzionalizzazione dell’oppressione delle donne e dello sfruttamento attraverso la prostituzione e sostenendo l’obiettivo dell’abolizione della prostituzione a partire dalla criminalizzazione degli uomini che lucrano nell’industria del sesso – sfruttatori e trafficanti – e i consumatori dei corpi delle donne – i clienti.

C’è stata, e c’è ancora, una profonda divisione tra molti elettori in riferimento a questo tema, aiutata dallo sforzo concertato dell’industria del sesso e di quelli che salgono sul carro dell’industria del sesso – spesso donne incluse – che attaccano, calunniano, perseguitano, molestano e minacciano qualsiasi donna – o uomo – che rischi di mettere in discussione la marea di soldi che passano direttamente dai corpi delle donne alle tasche degli sfruttatori. Dal nostro punto di vista rabble ha appoggiato in modo significativo, pubblicato e dato largo spazio a queste voci a discapito di un’argomentazione, un dibatto e una discussione valida, invece di prendere posizione in modo articolato su questo tema.

L’unico raggio di luce dentro rabble sui temi femministi e sulla prostituzione è Meghan Murphy. A differenza di molte persone appartenenti alla lobby pro-prostituzione, anti-femministe e del movimento attivista trans, Murphy negli articoli scritti su Feminist Current e per rabble fonda sempre le sue analisi su argomenti solidi e ragionati.

I suoi detrattori in realtà hanno dimostrato la totale incapacità di confrontarsi con le tesi costruite da Murphy. Hanno invece scelto la strategia degli attacchi personali, viscidi, usando mezzi scorretti come la creazione di identità virtuali multiple per fingere una pluralità di voci, un finto dibattito che invece è messo in piedi da individui isolati con il solo scopo di simulare un dissenso diffuso che non esiste nella realtà.

Questi attacchi adesso stanno mettendo in pericolo il suo lavoro e la sua carriera, non soltanto all’interno di rabble ma ovunque, in qualsiasi realtà lavorativa.

Come donne e femministe che ci ispiriamo all’integrità morale di Murphy come giornalista e alla sua capacità di pensare e scrivere in modo analitico e lucido vogliamo che sappiate che tutto questo ci riguarda profondamente. Esprimiamo il nostro completo appoggio a Meghan e ci opponiamo con forza al tentativo di costringere al silenzio la sua voce pubblica.

Ma la questione va oltre il caso di Murphy e riguarda i principi stessi del giornalismo, della democrazia e della valorizzazione del discorso pubblico per una grande varietà di voci che sarebbero altrimenti marginalizzate. È ovvio che viviamo in un momento politico difficile nel quale assistiamo ad una forte polarizzazione all’interno di diverse fazioni politiche e comunità oppresse su questioni politiche e “culturali”. Mentre può essere comprensibile che rabble non possa prendere posizione su ogni spefica questione sollevata, noi, i suoi lettori/lettrici, chiediamo che almeno possa garantire un spazio nel quale siano incoraggiate discussioni rispettose e sensate e non siano permessi gli attacchi ad personam.

Molti dei blog e dei pezzi che voi avete sponsorizzato non hanno soddisfatto queste aspettative di base. Gli attacchi personali contro certe voci sembra che siano stati incoraggiati, legittimando in questo modo il genere di campagna infamante condotta contro Meghan Murphy e le sue sostenitrici/i suoi sostenitori. La scelta di non prendere posizione con fermezza, dichiarando apertamente il vostro appoggio al lavoro giornalistico di Murphy pubblicato nelle vostre pagine digitali e apprezzato da un vasto gruppo di donne, femministe e di uomini sostenitori del femminismo, vi rende complici dell’attuale caccia alle streghe. In questo modo rabble danneggia non solo Meghan Murphy sia dal punto di vista personale che professionale, ma anche tenta di soffocare una discussione pubblica su una questione complessa e difficile che semplicemente non trova adeguata copertura mediatica.

Crediamo che rabble debba assumersi la responsabilità di dichiarare il suo impegno a dare voce alla classe più oppressa dell’umanità – le donne, e specialmente le donne indigene, le donne di colore e le donne che vivono in povertà – attraverso uno spazio forum pubblico per un dibattito etico. Vorremmo vedere una nuova dichiarazione nella quale rabble accetti la responsabilità di agire con integrità politica e professionale nel trattamento del suo staff, i suoi autori/autrici e il movimento femminista nazionale e globale.

Cordiali saluti,

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