La prostituzione non può essere regolamentata, deve essere abolita!

La psicoterapeuta esperta di trauma Ingeborg Kraus in questo intervento fa il bilancio di 15 anni di regolamentazione della prostituzione in Germania denunciando il fallimento della legge: industrializzazione e banalizzazione della prostituzione, aumento e invisibilità della tratta, inasprimento della violenza nella quotidiana interazione con i compratori di sesso. Il modello tedesco sta creando come dice la studiosa “l’inferno sulla terra”: è in atto una devastante violazione di diritti umani e questo deve servire da monito a tutte quelle persone che chiedono la “riapertura delle case chiuse”, luoghi di segregazione dove le donne prostituite erano tenute lontane dagli occhi dei benpensanti, escluse dall’esercizio di qualsiasi diritto, schedate a vita come donne di serie b, sacrificate sull’altare del dominio maschile. Proprio oggi, 8 marzo, vogliamo rivendicare che la prostituzione non è un lavoro, ma violenza patriarcale, che la legge tedesca è nata proprio nell’ottica neoliberista dello sfruttamento sistemico e selvaggio dei corpi delle donne. La retorica dei “diritti delle lavoratrici sessuali” , della “prostituzione come lavoro come un altro” ha in realtà coperto gli affari criminali dei vari papponi che fatturano miliardi in nome della libertà di disporre di quei corpi che non sono più nostri, ma del patriarcato. Diciamo no a chi vuole venderci la prostituzione come lavoro, come via d’uscita dalla povertà e dall’assenza di alternative tipiche di un mondo globalizzato che fa crescere e moltiplicare i mega-bordelli e condanna noi donne alla schiavitù. La legge Merlin non si tocca! #IosonoLinaMerlin #Modello nordico 

Grazie per avermi invitata a questa conferenza internazionale a Pamplona, grazie a tutte le organizzazioni che hanno reso possibile questo evento, specialmente a Sara Vicente della Commissione per la ricerca sulla violenza contro le donne.

Quindici anni fa, quasi contemporaneamente, la Svezia e la Germania hanno scelto due strade completamente diverse per contrastare la prostituzione. La Svezia ha deciso di punire i clienti e la Germania l’esatto contrario. Ora che è passato del tempo, possiamo vedere senza alcun malinteso quale modello abbia garantito una maggiore protezione delle donne e della società.

La prostituzione è sempre stata legale in Germania, tranne che per un breve periodo nei primi anni del ventesimo secolo.1 La Germania nel 2002 ha approvato una legge che cercava di trasformare la prostituzione in un lavoro come un altro. I politici pensavano che non fosse la prostituzione di per sé il problema, ma la discriminazione che le donne subivano da parte della società e la loro mancanza di diritti. Considerando il problema da questa prospettiva, la loro intenzione era quella di rafforzare le donne il più possibile. La prostituzione – dicevano – non dovrebbe più essere considerata come qualcosa di “contrario alla morale pubblica”, ma come un lavoro. Da quel momento, le donne sarebbero state considerate come lavoratrici, “lavoratrici del sesso”. E se sono lavoratrici devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori che gestiscono attività o lavorano da dipendenti, come un sistema previdenziale o la possibilità di far valere i propri diritti tramite l’azione legale quando questi non vengono rispettati. Lo stato non voleva porre alcun limite o regolamentazione in merito alle pratiche sessuali. Dicevano che nessuno ha il diritto di dire in che modo le persone devono fare sesso. Dato che gestiscono un’attività, hanno anche il diritto di pubblicizzarla. Quindi la nuova legge ha eliminato il divieto di favoreggiamento della prostituzione. Lo sfruttamento era ancora proibito.

Quindici anni dopo quali sono i risultati?

Prima di venire a questa conferenza ho parlato con due agenti di polizia: Helmut Sporer e Manfred Paulus. Sporer mi ha detto che la prostituzione è cresciuta del 30% dal 2002. Abbiamo commesso un grave errore con questa legge e ci siamo messi su una strada totalmente sbagliata. La prostituzione non ha niente a che fare con la liberazione sessuale, sono i soldi che contano, dice Sporer. I profitti di questo mercato sono enormi: parliamo di circa 15 miliardi di euro all’anno.

Siamo di fronte a una “industrializzazione” della prostituzione:

  • 3500 bordelli registrati.2 Questi sono i numeri ufficiali. Ci sono poi molti bordelli negli appartamenti privati che non sono registrati.
  • Creazione di megabordelli che possono accogliere 1000 e più clienti.3
  • Crescita della domanda.
  • Non c’è più bisogno di andare in Tailandia per fare turismo sessuale, ci sono turisti del sesso che vengono in gruppi da tutto il mondo – dei pullman li trasportano dall’aeroporto di Francoforte direttamente ai megabordelli.

Abbiano bordelli a tariffa fissa (flat rate). Per 70 euro ti offrono una birra, una salsiccia e donne illimitate. Una catena di bordelli a tariffa fissa chiamata “Pussy Club” è finita sui giornali quando, il giorno della sua apertura nel giugno 2009, 1700 uomini si sono messi in fila per entrare. Le lunghe code fuori dalle camere delle donne sono durate fino a orario di chiusura, quando molte di loro sono crollate per la stanchezza, il dolore, le ferite e le infezioni, compresi i lividi dolorosi e le infezioni fungine che si estendevano dai genitali fino alle gambe.4

Possiamo osservare una riduzione nelle tariffe: 30 euro a rapporto sessuale, mentre le donne devono pagare circa 160 euro per una stanza e 25 euro di tasse al giorno; questo vuol dire che devono servire 6 uomini prima di poterci ricavare alcun guadagno.

Le condizioni di lavoro sono disastrose. Hanno inventato le “Verrichtungsboxen”, che significa che delle performance si svolgono “in un box”, come in recinti per il bestiame, senza acqua, senza bagni, senza nulla.

Siamo di fronte a una banalizzazione della prostituzione:

La legge che proibisce lo sfruttamento è stata facile da aggirare, i magnaccia sono diventati semplici proprietari che affittano camere a sex worker. Ci sono pubblicità ovunque. Sulla guida turistica ufficiale di Monaco si pubblicizzano dei bordelli.

  • Tra i giovani è diffuso festeggiare la maturità scolastica nei bordelli.
  • I tenutari dei bordelli sono ospiti regolari dei talk show.

E ancora: a Francoforte si celebra una serata “a porte aperte” nel quartiere a luci rosse. Nonostante sia risaputo che il quartiere è in mano agli Hells Angels, un’organizzazione criminale, i cittadini hanno comunque preso parte ai festeggiamenti.5

La violenza contro le donne è diventata strutturale, il che vuol dire che la società e le istituzioni (le autorità politiche, governative, nell’ambito accademico e in quello giudiziario) non si pongono più interrogativi in merito. È stata interiorizzata.

Qui nella mia città natale, lo scorso anno: questo della fotografia è un normale negozio di abbigliamento che ha avuto l’idea di fare questo genere di pubblicità. La prostituzione influenza chiunque, non solo le donne nella prostituzione.

L’obbiettivo della legge, che era quello di proteggere e sostenere le donne nella prostituzione, è stato del tutto mancato – di queste 400.000 donne, solo 44 si sono registrate come titolari individuali di attività commerciali.6 Più della metà di queste donne lavora illegalmente, il che vuol dire che non hanno l’assicurazione sanitaria e in Germania non hanno accesso alle cure mediche. Quindi, anche se hanno l’influenza, non possono farsi visitare da un dottore. C’è un enorme problema legato alle donne in stato di gravidanza, che non possono pagare per abortire né per dare alla luce i loro figli in ospedale. Molto spesso li abbandonano.7

E ovviamente tutto ciò attira il crimine organizzato. Manfred Paulus, un ufficiale di polizia che ha lavorato per oltre 30 anni in questo ambiente, dice che il quartiere a luci rosse è nelle mani delle organizzazioni criminali. Coloro che hanno creato la legge nel 2002 sono stati incredibilmente ingenui: hanno permesso a dei criminali di diventare degli uomini d’affari riconosciuti. E, questa criminalità, non rimane dietro le porte chiuse dei bordelli. Lo stato è diventato il magnaccia delle donne più vulnerabili.

Paulus dice che con questa legge la Germania è diventata un Eldorado dei trafficanti, dei magnaccia e dei proprietari di bordelli.8 Le donne che vengono dall’estero e che lavorano nel quartiere a luci rosse non hanno modo di vedere la Germania che i tedeschi vedono e amano. No, sono prigioniere di una società parallela ad alti livelli di criminalità.9

Queste donne vivono in una condizione di paura costante: paura dei compratori di sesso violenti, paura di non guadagnare abbastanza per pagare le spese fisse giornaliere, paura di ammalarsi, paura di rimanere incinte, paura della polizia, paura dei magnaccia, paura dei proprietari di bordello, paura della competizione…

La legge del 2002 non ha contribuito a prevenire la tratta nel modo più assoluto: nel 2000 ci sono state 151 condanne per traffico di esseri umani, nel 2011 solo 32. La polizia nel 2011 ha aperto 636 casi di donne vittime di tratta, 3 volte meno rispetto a 10 anni prima. 13 di loro avevano meno di 14 anni, 77 ne avevano meno di 18.10 La polizia si sente impotente e lamenta di avere solo poco spazio di manovra per intervenire perché, nell’impossibilità di portare le prove che sia stato commesso un crimine, non può entrare nei bordelli. Inoltre, l’azione legale si fonda sulla testimonianza delle donne. Molto spesso sono troppo spaventate per testimoniare e il procedimento si blocca.11 Solo per fare un esempio: nel 2011 ci sono state 482 azioni legali che sono state portate a compimento, nel 2015 solo 364. Questi dati arrivano dal report sulla tratta del 2015.12

Più del 50% delle vittime di tratta hanno meno di 21 anni.

Si stima che ogni giorno 1,2 milioni di uomini comprino sesso. Il 18% sono consumatori regolari,13 3 uomini su 4 sono stati in un bordello.14

È evidente una crescente perversione tra i compratori di sesso. Le pratiche diventano sempre più pericolose, con l’aumento della violenza contro le donne e una mancanza di protezione verso di loro. Sono state fatte delle ricerche che analizzano la violenza all’interno della prostituzione:

  • Dallo studio di Zumbek del 2001 sulla Germania risulta che il 70% delle donne prostituite sono state vittime di aggressioni sessuali.15
  • Da uno studio del Ministero della Famiglia tedesco del 2004 risulta che l’82% ha dichiarato di subire violenza psicologica, il 92% di essere stata vittima di violenza sessuale.16

Anche solo prendendo in considerazione questi numeri, è difficile affermare che sia un lavoro come un altro. E queste ricerche sono di oltre 10 anni fa, le cose sono peggiorate molto in Germania.

Questo è quello che la dominatrice Ellen Templin aveva già osservato nel 2007: “A partire dalla riforma si può vedere come non solo le pubblicità siano diventate più spinte, ma i clienti siano più brutali. Da un giorno all’altro. Ormai se dici “No, non lo voglio fare” spesso ti senti rispondere “Dai; non fare la difficile, è il tuo lavoro”. Prima era vietato chiedere sesso non protetto. Ora i clienti ti chiedono al telefono se possono pisciarti in faccia, di farlo senza protezione, di fare sesso orale o anale. Ormai è una cosa normale. Prima i clienti avevano la coscienza sporca. Ora non è più così. Pretendono sempre di più”.17

C’è un “menu” che circola su Internet, dove i clienti possono scegliere ciò che vogliono da un lungo elenco di opzioni.

Ecco qualche esempio [le sigle si riferiscono ad espressioni tedesche, tradotte a fianco alla lettera, ndt]:18

  • AF = Penetrazione anale con la lingua
  • AFF = Fisting anale (l’intera mano nell’ano)
  • AO = Completo senza [preservativo]
  • Braun-weiß = Giochi con merda e sperma
  • DP = Sesso con due donne o doppia penetrazione (due uomini con una donna)
  • EL = Leccare le palle
  • FFT = Fisting totale
  • FP = Pompino francese (senza preservativo)
  • FT = Pompino francese totale (senza preservativo fino alla fine, con o senza ingoio)
  • GB = Eiaculazione in faccia, a volte con gangbang o sesso di gruppo
  • GS = Sesso di gruppo
  • Kvp = Caviale passivo (l’uomo caca sulla donna)
  • SW = Sandwich: una donna tra due uomini
  • TBL = Senza tabu, tutto è permesso
  • ZA = Leccare l’ano

Ci sono siti internet dove i clienti raccontano le loro esperienze; un esempio di quello che scrivono: “Le ho aperto il culo e lentamente ho ficcato il mio cazzo dentro, che l’ha fatta gemere. Quando stavo per finire e la scopavo sempre più forte, voleva che smettessi e che la scopassi nella fica. Non l’ho fatto. Scusa, Vanessa! Dopo qualche altra spinta violenta sono venuto e l’ho ficcato di nuovo fino in fondo.”19

Il compratore di sesso vuole varietà. Il linguaggio è cambiato, le donne vengono disumanizzate, vengono chiamate “carne fresca”, “merce nuova”… è diventato un linguaggio da supermercato.

Più della metà delle donne prostituite non hanno fissa dimora, ma vengono spostate da una città all’altra. A volte non sanno nemmeno in quale città si trovano. Le donne vivono nei bordelli, mangiano e dormono nella stessa camera dove servono i compratori di sesso. Dormono circa 5 ore al giorno. Per il tempo restante devono essere “pronte” per i clienti.

Esiste uno studio recente in ambito sanitario di un ginecologo (Wolfgang Heide) che lavora con le donne prostituite. Le condizioni di salute di queste donne sono catastrofiche. Spesso a 30 anni invecchiano precocemente. Tutte hanno dolori addominali cronici. Gastriti e infezioni frequenti, anche queste dovute alle condizioni di vita malsane. E ovviamente contraggono ogni tipo di malattia a trasmissione sessuale. Il trauma psicologico può essere combattuto solo con l’alcol e la droga. Heide documenta la crescente domanda di donne incinte nella prostituzione. Queste donne devono servire dai 15 ai 40 uomini di continuo fino al giorno del parto. Molto spesso abbandonano il bambino e tornano a lavorare il più presto possibile. A volte anche 3 giorni dopo il parto. Sono pratiche totalmente irresponsabili verso la salute della madre e del bambino. E ogni madre sa che, dopo il parto, ci vuole tempo prima di tornare ad avere rapporti sessuali senza provare dolore.20

La prostituzione, nel modo in cui è gestita in Germania nella maggioranza dei casi, equivale a servire le donne ai clienti in una catena di montaggio. Le donne nei bordelli tedeschi sono considerate macchine che devono “produrre” sempre di più. È un’industria che sfrutta i corpi delle donne sotto l’egida delle regole più capitaliste, e in nessun modo riguarda le relazioni umane.

A queste condizioni, nessuna donna tedesca si sente in grado di svolgere questo “lavoro”. La composizione delle donne nella prostituzione è cambiata. Da quando alcuni paesi dell’est sono entrati a far parte dell’Europa, le donne vengono dalle regioni più povere per prostituirsi: Romania, Bulgaria – e fanno spesso parte delle minoranze, come i Rom, che vivono in condizioni di povertà estrema. A oggi circa il 95% viene da altri paesi. È diventata una prostituzione della povertà.21

Chi sono queste donne, diciottenni, provenienti dalla Romania o dalla Bulgaria, che vengono in Germania a lavorare volontariamente nei bordelli tedeschi? Due settimane fa mi trovavo a una conferenza a Stoccolma dove ho ascoltato Simon Häggsström, un poliziotto che ha lavorato molti anni nel quartiere a luci rosse. Ha intervistato un uomo, che era in prigione in Svezia per tratta di esseri umani. Quando è uscito, è tornato nel suo paese natale, la Romania, e ha continuato a mandare donne nei bordelli, probabilmente in Germania, ora. Simon lo ha incontrato a Bucarest per un’intervista per un suo libro.22 Lui ha accettato di incontrarlo, si sono inoltrati nella parte interna del paese e, man mano che si allontanavano da lì, la povertà diventava visibile. In alcune città non c’è nulla, nessuna industria, nemmeno l’agricoltura di sussistenza. C’era sporcizia e faceva freddo. Vedeva donne che si prostituivano per strada al freddo e al gelo. Una di loro ha vomitato, e Simon gli ha chiesto per quale motivo lo facesse, stava male? No, ha risposto il magnaccia, è lo sperma che aveva nello stomaco, lo stava vomitando. Lo ingoiano per 5 euro. In Germania lo fanno per 30 euro. “Così, quando vado da loro e offro prospettive “migliori”, loro accettano. Fanno un semplice calcolo”. Quindi questo è quello che in Germania chiamiamo “libera scelta”. Il magnaccia credeva di fare qualcosa di buono per le prostitute, e sperava con questa intervista di ottenere una specie di riabilitazione morale.

Un assistente sociale, che ha lavorato per più di 20 anni a Stoccarda con le donne prostituite, afferma che il “30% di queste donne sono giovani, sotto i 21 anni. Spesso vengono sacrificate dalle loro stesse famiglie per ricevere un sostegno economico. La maggioranza non parla tedesco, alcune sono analfabete. Spesso non hanno mai avuto rapporti sessuali fino a quel momento. Queste sono le donne che vengono in Germania per sottoporsi ai desideri perversi dei compratori di sesso. Non sono capaci di dire “no”, di difendersi. Sono completamente sopraffatte dalla situazione e vengono traumatizzate nel modo più assoluto. Molte di loro chiedono droghe psicotrope subito dopo la loro prima esperienza. Dicono che “altrimenti non si può sopravvivere”. Alcune donne che si trovano in Germania solo da pochi giorni affermano: “Sono morta qui, non sono più in grado di ridere”. Altre sopportano per anni e dicono: “Ho dei bambini a casa, devo mantenerli”. Queste donne sono traumatizzate, sviluppano depressione, incubi e problemi fisici; somatizzano, hanno dolori addominali, si ammalano e soffrono. Sono senza speranza, non vogliono fare questo lavoro orribile.23

Quest’anno la International Association for Women´s Mental Health [Associazione Internazionale per la Salute Mentale delle Donne] mi ha chiesto di parlare alla conferenza mondiale a Dublino sullo stato di salute mentale che riguarda le donne prostituite in Germania.24 Cosa posso dire? Qual è lo stato di salute mentale di una donna ridotta a un pezzo di carne? Sono completamente distrutte. Una donna che lavora in un programma di fuoriuscita delle donne dalla prostituzione mi ha detto che sono poche (molto poche) quelle che lo fanno. Rimangono nella prostituzione finché non sono fisicamente annichilite. È solo questione di tempo. Mi sono chiesta, perché? Perché la loro volontà è stata spezzata. Non esistono più come persone con un’identità propria e un futuro da costruire per loro stesse. Stiamo parlando di donne totalmente traumatizzate. La prostituzione liberamente scelta è persino peggio di quella coatta: e questo perché lo sfruttatore non è uno sconosciuto, ma qualcuno che loro amano o un loro parente. Fuoriuscire dalla prostituzione causa loro dei profondi conflitti interiori.

La regolamentazione della prostituzione rappresenta, inoltre, un grave problema per l’Europa e la solidarietà sociale tra tutti i cittadini europei. La Germania non sembra farsi molti problemi a utilizzare le donne più vulnerabili provenienti dai paesi più svantaggiati d’Europa, a sfruttarle sessualmente e a cacciarle via quando sono del tutto traumatizzate.

Ora i politici si sono resi conto che c’è qualcosa che non va con questa legge e hanno apportato alcuni cambiamenti. Che è come cercare di correggere il 10% degli “sbagli” fatti. Dal luglio 2017 abbiamo una nuova legge chiamata “Legge per la protezione delle prostitute”, che introduce alcune norme:25

  • Ora per aprire un bordello bisogna ottenere un permesso o una licenza.
  • Le prostitute si devono registrare.
  • Ogni 2 anni devono ricevere consulti medici individuali.
  • I preservativi sono obbligatori e i clienti che pretendono di fare sesso senza preservativo vanno incontro a multe molto salate.
  • Solo le forme peggiori di prostituzione, come i bordelli a tariffa fissa o le gang bang, sono state vietate.

Altre importanti richieste avanzate dagli esperti, come ad esempio l’età minima di 21 anni o la tutela dalla prostituzione delle donne incinte, non sono state prese in considerazione.

Un’associazione di tenutari di bordelli ha introdotto un “sigillo di qualità” da assegnare ai bordelli. In questi bordelli le donne lavorerebbero volontariamente e autonomamente e sarebbero libere da ogni forma di criminalità. Questo manda un segnale sbagliato per i compratori di sesso: non sentitevi in colpa e non preoccupatevi. È tutto “etico”.26

E lo stato che cosa dice alle donne nella prostituzione? Vediamo un video sponsorizzato dal Ministero dell’emancipazione e della salute tedesco.

Quattro settimane fa, Angela Merkel è stata rieletta cancelliera. Contemporaneamente abbiamo assistito alla campagna elettorale più noiosa della storia. Molti temi importanti non sono stati trattati affatto e la prostituzione e il traffico di esseri umani non sono stati neanche lontanamente presi in considerazione, semplicemente non erano nell’agenda politica, non sono stati discussi, ma totalmente ignorati. Perché? Si tratta di questioni della massima importanza!

Sono rimasta molto sorpresa da come molte donne politiche della sinistra che hanno sempre ostacolato ogni cambiamento nella legge sulla prostituzione stiano ora partecipando alla campagna “me too”. Dichiarano di essere state anche loro vittime di molestie sessuali. È un bene che ne parlino, ma sarebbe ancora meglio se vedessero la connessione diretta tra prostituzione e pornografia, che oggettifica le donne e conferisce agli uomini il diritto di usarle, e le molestie sessuali che le donne subiscono ogni giorno della loro vita e ovunque. Prima proteggono l’oggettificazione delle donne nella prostituzione e poi si dicono sconvolte dal fatto che gli uomini le vedano e le trattino come oggetti sessuali sul mercato.

La prostituzione ha delle ricadute anche sulle donne che non sono nella prostituzione. Il 50% dei clienti hanno delle relazioni, quindi le donne vengono tradite dai loro partner e mariti: fate voi i calcoli: ogni giorno 1,2 milioni di uomini comprano sesso. Non sono ogni giorno sempre gli stessi. Dobbiamo renderci conto che la Germania è un paese dove milioni di donne vengono tradite.

Conosco una politica che ha votato a favore del modello svedese al parlamento europeo e poi contro nel suo stesso partito. Beh, da psicologa, direi che ha una doppia personalità. Ma lei non la vede come una contraddizione. Dice che non avrà la maggioranza, la proposta fallirà, perciò non vale la pena combattere. Di fatto, è la quintessenza dell’opportunismo. Molti politici temono che la loro carriera subisca dei danni. Non vogliono rischiare nulla, e quindi non combattono per i cambiamenti necessari. Questo atteggiamento è il riflesso di una crisi della democrazia. Queste persone sono responsabili di quello che sta succedendo a livello globale: stanno dando adito alla crescita dei movimenti di estrema destra che vediamo non solo in Europa, ma in tutto il mondo.

Queste sono alcune immagini impressionanti dell’anno scorso: l’immagine di Donald Trump, circondato da dozzine di uomini, che firma un decreto contro l’aborto. Poi la legge firmata da Putin che autorizza la violenza domestica. E il crescere del radicalismo islamico, che opprime le donne in molti paesi musulmani, è spaventoso.

Il messaggio del congresso mondiale sulla salute mentale delle donne era molto chiaro:27 lo sviluppo sano e sostenibile di una società dipende dalla salute mentale delle donne. E la salute mentale delle donne è direttamente connessa al rispetto dei loro diritti nella società: parità di genere, protezione da ogni forma di violenza, diritti riproduttivi, accesso all’assistenza sanitaria.

La salute mentale delle donne dovrebbe essere una priorità nell’agenda politica di ogni paese. Siamo ancora molto lontani da questo obiettivo, e siamo testimoni del peggioramento dello stato dei diritti delle donne in tutto il mondo! Un forte appello è stato lanciato durante questo congresso: “Psicologhe e psicoterapeute di tutto il mondo, entrate in politica!”.

Quando pensiamo alla legalizzazione della prostituzione dobbiamo prima porci una domanda fondamentale: la vagina può essere usata come uno strumento di lavoro? Puoi usare la vagina come un aspirapolvere o un tubo di plastica? Dal punto di vista medico non è possibile, perché gli organi sessuali femminili sono connessi attraverso il sistema nervoso autonomo a tutto il nostro corpo, molto più di quanto non lo siano gli organi sessuali maschili.28 È come un sole che risplende in ogni angolo del nostro corpo. È per questo che se una donna viene toccata da una persona che ama veramente, anche se solo sul collo o sulla mano, può eccitarsi. La nostra vagina è connessa direttamente al nostro cervello. Non puoi disconnettere la vagina dal corpo e dal cervello. Dal punto di vista anatomico è impossibile. La prostituzione è possibile sono in uno stato patologico di dissociazione.

La prostituzione non è mai una scelta, è sempre sfruttamento sessuale. Le donne vogliono essere amate, non scopate. Lottare per l’abolizione della prostituzione vuol dire mandare un messaggio di amore a tutte le donne. In un momento di cambiamenti epocali nella storia umana, nell’era della digitalizzazione e dei sex robot, i nostri valori umani vengono messi alla prova. Li dobbiamo preservare e per le nostre relazioni dobbiamo scegliere l’amore.

Il fatto che chiudiamo un occhio davanti alla violenza a cui sono esposte alcune donne mette in evidenza molti aspetti disfunzionali della nostra società.

La necessità di abolire la prostituzione viene ancora messa in dubbio, persino da chi si ritiene femminista, nonostante il fatto che la questione non sia affatto difficile da capire. Basta chiedere ad un qualsiasi politico se vorrebbe che sua moglie o sua figlia si prostituissero. La risposta sarà chiara: NO! Questo cosa vuol dire? Ci sono donne più adatte… o piuttosto… disadattate che sono adatte alla prostituzione e altre che non lo sono. Possiamo permettere che le donne vengano divise in due diverse categorie?

È anche il riflesso di una società spaccata. Equivale a trattare in maniera umana persone che “sono uguali a noi” e in maniera molto meno umana, persino crudele, le altre. Questo cosa dice su di noi se non che non siamo più colpiti dalla sofferenza degli altri? Siamo, come diceva Derrida, in guerra con la nostra capacità di provare compassione.

Accettare il male è arrendersi alla violenza contro le donne. È accettare di vivere in una società ingiusta. È il riflesso di una società che perde la sua anima. Perché e come è possibile, specialmente in una società che si dice democratica? Perché la Germania non riesce a vedere la violazione di fondamentali diritti umani? Perché questa società, considerando anche un passato macchiato da crimini contro l’umanità, non vuole vedere la violenza contro le donne?

Dovete sapere che la violenza sessuale è il trauma più duro che una donna può subire. La spezza, porta gravi conseguenze su di lei. È peggio di un soldato che torna dalla guerra con la sindrome da stress post-traumatico. Le donne stuprate sono traumatizzate in maniera molto più profonda.

Da terapeuta specializzata in terapia del trauma so che quando neghi la realtà dietro deve esserci un trauma che non è stato ancora superato. Non lo vuoi vedere perché ti causa dolore e paura.

Quando parliamo di trauma, dobbiamo capire le dinamiche del trauma. La prima regola è rimanere in silenzio, mantenere il segreto su ciò che è stato fatto a qualcuno. Quando parliamo di trauma, dobbiamo anche pensare in termini di trauma individuale e trauma collettivo e a come entrambi toccano la nostra comunità. Quindi mi chiedo, qual è il trauma che le donne tedesche non hanno superato e a causa del quale oggi vivono in uno stato collettivo di rifiuto della realtà?

– Ha a che fare con gli stupri di massa di donne tedesche commessi dai soldati alleati dopo la seconda guerra mondiale?

– Ha a che fare con gli abusi sessuali che in Germania avvengono ancora su larga scala?

– Ha a che fare con la violenza sessuale o le molestie sessuali che le donne subiscono costantemente?

Questo processo di negazione del trauma e di repressione del dolore è apparentemente molto diffuso in Germania, e sembra quasi che sia stato trasmesso di generazione in generazione.

Se non superi un trauma questo ritornerà, come ha già detto Janet 100 anni fa. Quindi mi chiedo, questo silenzio in merito alla prostituzione ha forse qualcosa a che fare con la nostra storia? Le donne sono state stuprate e sono dovute rimanere in silenzio. Ora i loro uomini stuprano, e loro rimangono ancora in silenzio.

Mezz’ora prima di prendere il treno per l’aeroporto, ho avuto una sessione con una delle mie pazienti che è stata abusata sessualmente da bambina e che da adulta è entrata in questa prostituzione legale della “Libera scelta”. È tedesca. L’ho aiutata ad uscirne, ma ora è caduta in una grave anoressia. Non mangia quasi nulla e il suo stato è critico. Mangia un piccolo pezzo di pane a settimana, questo è tutto. Perché ora? Ora è libera, potrebbe godersi la sua vita! Usa l’anoressia come una forma di protezione: ora è LEI a controllare il suo corpo, decide lei cosa metterci dentro, ora dice: “Non lascerò entrare niente nel mio corpo ora!”

Cos’è la prostituzione? Prostituzione vuol dire: un uomo prende decisioni sul tuo corpo, dice “Voglio questo e tu lo farai!”. La donna non ha nessun controllo sul suo corpo. La prostituzione, non importa in che modo la si pratichi, è altamente traumatizzante perché devi abbandonare te stessa. Vendi il tuo corpo affinché per un certo periodo di tempo sia usato da uno sconosciuto. Non so se la mia paziente sarà viva quando tornerò la prossima settimana. Ho deciso di non costringerla ad andare in ospedale, dove andrebbe incontro alla nutrizione forzata. Se muore, sarò colpevole? La gente dirà che è morta perché aveva una malattia mentale o forse dirà che è colpa mia e mi chiederà perché non sono stata capace di guarirla? Nessuno però guarderà alle motivazioni che hanno causato il suo disturbo mentale. Nessuno penserà ai compratori di sesso.

Il modello tedesco sta creando l’inferno sulla terra!  Le vite e i diritti di queste donne vengono sacrificati, e per cosa? Difendono la democrazia? È per proteggere la nostra terra dal terrorismo? No, queste donne vengono sacrificate affinché alcuni uomini possano fare sesso quando vogliono, come vogliono e con chi vogliono. Questo è il problema. Ci dobbiamo concentrare sul compratore di sesso.

Il compratore di sesso è una costruzione sociale, non un destino. I numeri da tutto il mondo lo provano: in Inghilterra il 7% degli uomini compra il sesso, in Spagna il 39%, il 37% in Giappone, il 73% in Tailandia…29 Sono i risultati di un’educazione di genere sempre diversa. La prostituzione non risolve i problemi degli uomini, aumenta la loro paura di una relazione alla pari con una donna.30 I bordelli con sex robot che già esistono in Germania e Spagna creeranno un divario ancora maggiore tra questi uomini e le donne reali e i desideri sessuali femminili. Li incatena in un mondo parallelo del tutto sconnesso dalle donne reali.

Quando parliamo di prostituzione dobbiamo pensare a che tipo di società vogliamo, non solo a ridurre i danni. Abbiamo bisogno di una nuova generazione di uomini che non ricorre allo sfruttamento sessuale o al dominio sulle donne per autodefinirsi. È falso affermare che la sessualità maschile è incontrollabile. Gli uomini devono imparare nuovi modi per gestire la frustrazione.31

Normalizzare la prostituzione vuol dire consolidare le ineguaglianze tra uomini e donne e accettare le violenza contro le donne. La regolamentazione non è una soluzione. Manda un messaggio sbagliato: dice agli uomini che va bene comprare una donna. Determina con un certificato quali forme di abuso sessuale e violenza sessuale sono accettate come normali dalla società e protette dalla legge.32

È per questo che anche la Germania ha bisogno del modello svedese.

Grazie!

Dr. Ingeborg Kraus – esperta in psicologia clinica e psicologia del trauma
Pamplona, Spagna, 26.10.2017

[per la versione originale inglese: qui]
[per il video originale della conferenza: qui]

Note

  1. Manuela Schon: Legalization has turned Germany into the ‘Bordello of Europe’ and we should be ashamed, 09.05.2016, in Feministcurrent.
  2. Michael Jürgs, Sklavenmarkt Europa, 2014, Bertelsmann, p.327.
  3.  Chantal Louis, Die Folgen der Prostitution; Alice Schwarzer (H.G.), Prostitutionein Deutscher Skandal, 2013, KIWI, pp.70-87.
  4.  Cfr. Bordell Deutschland, 27.05.2013, Spiegel.
  5.  Interview mit [Ellen Templin,] einer Domina, 08.03.2010, in Abolition 2014.
  6.  Terre des Femmes, cfr. la sez. Frauenhandel und Prostitution.
  7.  Dr. Lutz Besser, Stellungnahme zur Anhörung zum Entwurf eines Gesetzes zur Regelung des Prostitutionsgewerbes sowie zu Schutz von in der Prostitution tätigen Personen, 04.06.2016, in Trauma and Prostitution.
  8.  Manfred Paulus, Menschenhandel, 2014, Verlag Klemm+Oelschläger, p.107.
  9.  Manfred Paulus, Menschenhandel cit., p.112.
  10.  Geneviève Duché, Non au système prostitutionnel, 2015, Editions Persée, p.170.
  11.  How Legalizing Prostitution Has Failed. Part 2: Flat-Rate Horror, 30.05.2013, in Spiegel Online.
  12.  Bundeskriminalamt, Menschenhandel, 2015, Bundeslagebild.
  13. Udo Gerheim, Die Produktion des Freiers, 2012, Transcript, p.7.
  14. Francine Sporenda interviews Huschke Mau, 17.10.2017, in Nordic Model Now!.
  15. Sibylle Zumbeck, Die Prävalenz traumatischer Erfahrungen, Posttraumatische Belastungsstörungen und Dissoziation bei Prostituierten, Hamburg, 2001 [qui è disponibile l’indice].
  16. Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend, Gender Datenreport, 2004: cap.10, Gewalthandlungen und Gewaltbetroffenheit von Frauen und Männern, pp.651-652.
  17. Interview mit [Ellen Templin,] einer Domina, 08.03.2010, in Abolition 2014.
  18. Cfr. Traummaennlein.de.
  19. Dr. Anita Heiliger, Zur Realität in der Prostitution und ihre gesellschaftlichen Auswirkungen, 2015, in Trauma and Prostitution.
  20.  Dr. Wolfgang Heide, Stellungnahme zur öffentlichen Anhörung zur ”Regulierung des Prostitutionsgewerbes” im Ausschuss für Familie, Senioren, Frauen und Gesundheit im Deutschen Bundestag, 06.06.2016, in Trauma and Prostitution.
  21.  Manfred Paulus, Menschenhandel, 2004, Verlag Klemm+Oelschläger, p.109.
  22. Simon Häggström, Shadow´s Law: The True Story of a Swedish Detective Inspector Fighting Prostitution, 2016, Bullet Point Publishing.
  23.  Intervista televisiva con Sabine Constabe, 17.03.2013, SWR1 Leute.
  24. Cfr. 7th World Congress on Women’s Mental Health, Rights Resilience Recovery, Dublin 2017.
  25. Katharina Sass (Hg.), Mythos “Sexarbeit”. Argumente gegen Prostitution und Sexkauf, 2017, PapyRossa, pp.134-147.
  26.  Francine Sporenda interviews Huschke Mau, 17.10.2017, in Nordic Model Now!.
  27. Cfr. programma del 7th World Congress on Women’s Mental Health, Rights Resilience Recovery, Dublin 2017.
  28. Naomi Wolf, Vagina. A New Biography, 2012, HarperCollins.
  29.  Claudine Legardinier, Prostitution: une guerre contre les femmes, 2015, Syllepse, p.95.
  30.  Claudine Legardinier, Said Bouamama, Les clients de la prostitution, 2006, Presses de la Renaissance, p.235.
  31.  Udo Gerheim, Die Produktion des Freiers, 2012, Transcript, p.297.
  32.  Dr. Inge Kleine, Freierbestrafung: das Gesetz in Frankreich und was wir davon lernen können, in Kofra 157, Sett/Ott. 2016, pp.3-11.

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