Intervento di Marie Merklinger (Space International) sulla prostituzione (audio)

Questa è la testimonianza di una donna tedesca che non è stata obbligata da trafficanti a prostituirsi. No, lei ci è entrata perché non sapeva come pagare l’affitto e mantenere i figli, dunque “volontariamente”, in un paese che ha scelto di regolamentare la prostituzione e considerarla un lavoro come un altro. C’è chi sostiene che testimonianze come la sua sono solo racconti personali, che non hanno a che vedere con le relazioni tra donne e uomini, che non ci si può basare sui racconti di chi ha fatto questo tipo di esperienze per decidere che la prostituzione non è un lavoro ma un sistema di violenza strutturale fondato sulla disuguaglianza di libertà e di scelte tra uomini e donne. Noi invece ascoltiamo le parole di donne come Marie, perché ci dicono che la prostituzione sostiene la disuguaglianza ed è violenza, non è lavoro. Tante donne sopravvivono in prostituzione, ma la prostituzione non è una scelta, è il sistema grazie al quale il patriarcato mantiene in vita se stesso, sulla pelle delle donne.

Marie, una volta uscita dalla prostituzione, è diventata un’attivista del gruppo internazionale di sopravvissute SPACE, è intervenuta in numerosi convegni sul tema prostituzione, rilasciando la sua testimonianza alle Nazioni Unite e al Parlamento Europeo.
Alcune di noi hanno tradotto le parole di Marie dal vivo e non è stato facile, perché il trauma che lei ha subito e raccontato si rinnova ogni volta, per lei e per chi le sta vicino. La psichiatra Judith Herman, esperta di trauma, ha scritto che i traumi delle persone con esperienza di prostituzione sono tra i più terribili che abbia mai incontrato e sono molto più diffusi di quanto immaginiamo. Sono anche i più difficili da raccontare, per questo occorre rispetto per le testimonianze delle sopravvissute. Come tutte le vittime di violenza, si raccontano perché la violenza possa finire per tutte.

 

Vi proponiamo di seguito la trascrizione del suo intervento al Seminario sul Modello Nordico, tenutosi a Roma il 19 e 20 gennaio 2017, nel quale racconta la sua storia e il difficile percorso per uscire dall’industria prostituente;

Trovate online anche l’audio completo

 

 

“Ciao a tutti, sono Marie e vengo dalla Germania e voglio presentarmi raccontando qualcosa di me a coloro che non erano ieri all’incontro in Parlamento.

Avevo circa 42 anni quando sono entrata per la prima volta nella prostituzione, ero in una situazione di assoluta disperazione finanziaria, non sapevo come pagare le mie bollette, perchè per il mercato del lavoro tedesco a 40 anni sei troppo vecchia, questo perchè in Germania quando hai un lavoro e raggiungi i 45-50 anni non possono più licenziarti, quindi cercano di fare in modo che tu non entri nel mercato del lavoro troppo tardi, altrimenti se ti assumono sono costretti a tenerti.

Allora ho pensato a cosa potessi fare in questa situazione di grande disperazione, quando avevo provato di tutto e non trovavo niente.  Alla fine ero una donna forte, femminista e mi sono detta: bene, posso provare a vendere il mio corpo, è legale, è un lavoro come un altro, io sono forte, alla fine sarà come un rapporto occasionale.

Quindi semplicemente ho messo il mio annuncio su internet, ho costruito il mio profilo e in circa 50 minuti c’era subito il primo compratore che mi contattava.

È stata un’esperienza estremamente dolorosa, non voglio raccontare i dettagli di quello che ho vissuto in termini di violenza, certo ho avuto esperienza di gang bang e molto altro, e quello che è terribile è che devi andare contro te stessa, contro la tua stessa volontà, permettere a qualcuno a cui non vorresti neanche stringere la mano, di cui non vorresti neanche sentire l’odore e devi permettere a questa persona di penetrarti. Questo accade perchè è lui che vuole fare questo a te e io cercavo di negoziare i termini di quello che sarebbe successo con i compratori, ma ero costretta a dire “sì mi piace moltissimo il sesso anale”, o la penetrazione orale profonda, ma semplicemente perchè altrimenti lui non mi avrebbe pagato ed io avevo bisogno di soldi. È chiaro che tutto questo non aveva niente a che vedere con i miei desideri reali, niente a che vedere con la mia sessualità. E non c’è nulla che può compensare tutto questo, l’unica cosa che ottenevo era di lasciare fuori me stessa, i miei desideri, la mia sessualità e alla fine la mia personalità, l’intero mio essere.

Avevo cercato anche di trovare un altro lavoro dopo la prostituzione, che era durato solo un anno, poi l’avevo perso, ma da subito ho capito che ero fortemente traumatizzata a causa di quello che avevo vissuto, una cosa che io assolutamente non pensavo, una cosa drammatica: un giorno mi sono scoperta a piangere completamente disperata e non capivo, non riconoscevo più me stessa, perchè non mi ero mai sentita così, era una donna forte e invece mi sono scoperta disperata.

Ho capito che tutto quello che stavo provando era la conseguenza del tempo che avevo passato nella prostituzione, a quel punto ho capito che dovevo cercare aiuto. Nella mia regione c’erano addirittura 5 bordelli e quindi sono andata a chiedere aiuto per uscire dalla situazione disperata in cui mi trovavo e mi hanno risposto che nessuno aveva mai chiesto aiuto, che loro non sapevano come gestire questa cosa. Allora mi sono rivolta alle associazioni legate allo Stato e mi hanno risposto di nuovo che nessuna chiedeva aiuto, perché quella della prostituzione è una scelta libera, mi ripetevano “è stata la tua scelta e quindi noi non possiamo aiutarti, non è previsto nessun tipo di aiuto”, la mia disperazione da quel momento si è trasformata in rabbia.

Ho cominciato a scrivere, ho aperto un blog, ho fatto delle ricerche da sola sulla situazione del mio paese e ho scoperto che su 3000 organizzazioni c’erano solo 40 programmi per le donne prostituite, di questi 40 programmi di aiuto per le donne, 20 sono pro-prostituzione, ma questi non sono programmi di uscita, ma al contrario aiutano ad entrare nell’industria del sesso, non è previsto nessun aiuto se invece si vuole uscire dall’industria del sesso. Il loro compito è solo quello di favorire l’ingresso.

Da allora sono diventata attivista e adesso so tutto del mercato del sesso tedesco, parlo con le donne che si trovano nei bordelli, non con certe escort che sono invece delle sfruttatrici, ma principalmente con tutte le donne che si trovano nella prostituzione di cui il 90% vengono dalla Bulgaria, dalla Romania, e sono rom, sono minoranze anche nei loro paesi d’origine e quindi sono emarginate e subiscono discriminazioni anche nei loro paesi, oltre che in Germania. Se chiedi a queste donne: “se io ti offrissi un lavoro, un qualsiasi altro lavoro, vorresti uscire?” loro ti rispondono immediatamente di sì, “anche se mi paghi 2 euro sono disposta ad uscire purchè mi togli da qui, perchè sono costretta a stare con uomini tedeschi, sono disgustosi, non si lavano e non voglio essere costretta a questo”.

Quindi vorrei parlare degli effetti di questa legge tedesca, di quello che succede veramente nei bordelli, adesso noi abbiamo partecipato [Marie è un’ attivista di SPACE international], ad un processo di una donna prostituita che si è buttata dalla finestra perché era stata picchiata dal suo sfruttatore, abbiamo riportato tutto quello che è successo alla polizia, ma la polizia ha detto che non era un crimine, era un incidente sul lavoro e quello che le era accaduto faceva parte dei rischi del lavoro, quindi non solo non hanno condannato il suo sfruttatore, ma hanno fatto pagare a questa donna le spese processuali.

Vorrei dire qualcosa sulla sicurezza della prostituzione in Germania, perchè si dice sempre che la regolamentazione rende la prostituzione sicura, questo è assolutamente falso, di recente una donna della Bulgaria è stata picchiata a morte perchè capita in moltissimi casi che gli sfruttatori picchino le donne; questo è successo a Colonia, nel bel mezzo della città, è stata picchiata fino quasi alla morte, è andata in coma, è ancora in coma, ha 2 bambine in Bulgaria, le ha dovute lasciare nel suo paese, lei è ancora in condizioni critiche e non si fa niente per aiutarla.

Vorrei collegarmi al discorso di Taina [la direttice di CATW Taina Bein-Aimé] quando dice che non importa dove accade la prostituzione, può essere una macchina, può essere un hotel meraviglioso, può essere un bordello che si considera sicuro, come quelli tedeschi, ma alla fine sei sempre sola con un cliente e questo compratore non lo conosci, non sai chi è, potrebbe essere uno stupratore, potrebbe essere un serial killer, stai semplicemente mettendo te stessa in una situazione di rischio e il rischio è ancora più grande perché tu hai bisogno dei soldi e quindi devi chiedere soldi a questa persona, e questa persona cerca sempre di spostare più oltre il limite di quello che sei disposta a dargli, cerca di violare i limiti che tu gli imponi nella transazione, “fai anche questo, anche quello”, perchè sa che hai bisogno di soldi e quindi, diventa ancora più pericoloso.

Abbiamo il caso per esempio molto diffuso e sempre più richiesto (si trovano le foto anche su internet) di gang bang con donne che sono in stato interessante.  Le foto della gang bang con Teenie Tina, sono ancora oggi su internet: in questa gang bang che è stata fotografata e filmata lei era incinta di 6 mesi, c’era la fila di 15 uomini che si alternavano, nessuno di loro usava il preservativo. Dopo questa sono state fatte altre 2 gang bang fino al 9 mese di gravidanza e questo è stato denunciato alla polizia, ma la polizia ha detto che la prostituzione è un lavoro e che lei, una ragazza rumena di 19 anni, aveva scelto quel lavoro, era la sua scelta e quindi non c’era nessun problema per la legge. Ovviamente oltre a questo caso ce ne sono stati molti altri, le gang bang sono molto frequenti e vengono tutte filmate nei bordelli.”

 

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Domande dal pubblico:

S.: cosa sono le gang bang?

C.: le gang bang sono praticamente come stupri di gruppo, c’è una donna con molti uomini, in questo caso 15 uomini e sempre senza preservativo, è scritto nella pubblicità dell’evento che non si usa il preservativo

E.: Insieme nella stanza tutti insieme?

C.: si si erano nella stanza, ci sono le foto

E.: usano tutte le aperture del suo corpo

C.: si perchè ovviamente si tratta di rapporto vaginale, anale e orale, questo nella pornografia è normale, cioè viene considerato un rapporto sessuale normale non è niente di speciale.Addirittura la ragazza era su una sedia da ginecologo e gli uomini erano tutti incappucciati, indossavano il passamontagna perchè ovviamente loro non si fanno riconoscere, mentre invece hanno fatto le foto ai dettagli intimi della ragazza con i commenti sotto che vi lascio immaginare, non li cito, ma commentavano su come avessero fatto un bel lavoro sui suoi genitali.

C’è ancora tutto sul sito tedesco che pubblicizzava l’evento a Dortmund. Partecipare alla gang bang costava solo 35 euro incluso cibo e bevande.

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“Vorrei parlarvi anche della questione delle malattie sessualmente trasmesse.

C’è l’enorme problema della sifilide, il governo aveva diffuso la notizia che per quanto riguardava le malattie a trasmissione sessuale, le persone prostituite erano quelle meno infettate rispetto al resto della popolazione tedesca. In realtà di recente è venuto alla luce uno scandalo pubblicato su alcuni giornali tedeschi, ovvero un’emergenza del servizio sanitario nazionale che rivela l’allarme sifilide e che sostiene che l’unico modo di bloccare la diffusione della malattia sia l’uso dei preservativi. La sifilide è esplosa e si tratta di una sifilide diversa rispetto a quella del passato, perchè è più resistente agli antibiotici, addirittura è talmente resistente che non viene debellata neppure dagli antibiotici d’emergenza, antibiotici di ultima generazione, quindi diventa una sorta di pena di morte. Specialmente a Stoccarda c’è un 90% di donne prostituite infettate dalla sifilide, la sifilide non colpisce soltanto la vagina, ma si diffonde nel corpo e quindi soprattutto negli occhi e nella gola per le pratiche che gli uomini chiedono e cioè l’eiaculazione facciale e i rapporti orali”.

 

 

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2 Risposte

  1. febbraio 7, 2018
  2. marzo 23, 2018

    […] un “lavoro” come un altro non esiste alcun genere di aiuto per chi vuole uscire, come ci racconta Marie Merlinker, sopravvissuta tedesca, neppure l’assistenza psico-sanitaria; se hai sviluppato traumi, […]