Il significato di “scelta” nella prostituzione

 Abbiamo partecipato alla conferenza Feminism in London del 26 ottobre 2014. Il workshop “Intersecting oppression in the sex industry” condotto da alcune sopravvissute alla prostituzione è stato per noi un’esperienza emotiva forte, coinvolgente, che ci ha trasmesso energia, voglia di fare, agire per il cambiamento. La testimonianza delle sopravvissute che raccontano la propria esperienza e chiedono alla società di non rimanere indifferente, di combattere la violenza e cancellare ogni tipo di discriminazione e ingiustizia sociale, è al centro dell’azione politica femminista. Abbiamo tradotto la testimonianza di Tanja Rham sopravvissuta attivista del gruppo SPACE International. Il suo discorso tocca nodi fondamentali a cui ci ispiriamo per costruire il nostro attivismo.

FemInLondon2014

Feminism in London 2014, 25 ottobre


Ero una ragazza di 20 anni, piuttosto privilegiata, quando ho deciso di entrare nella prostituzione, nessuno mi ha forzata, non avevo uno sfruttatore, non facevo uso di droghe e la scelta è stata mia e mia soltanto.

Non ho intenzione di parlare di libere scelte oggi, ma se avessi voluto farlo, avrei dovuto raccontarvi la mia storia, la storia della mia infanzia, e in seguito chiedervi se ancora credete nelle libere scelte. Ma non è quello di cui parlerò oggi.

Quello di cui voglio parlare è la violenza nella prostituzione. Credevo di essere una sorta di puttana di alto bordo, non ero in strada, non ero drogata, ma anzi lavoravo in bordelli di lusso come escort. A causa di queste circostanze non mi percepivo come una vittima. Non prima che iniziassi a soffrire di depressione, di ansia, che avessi paura a uscire, e poi, ho iniziato a prendere droghe, qualsiasi cosa mi aiutasse a sopportare la mia vita da prostituta. Non avevo mai sofferto di depressione o di qualsiasi tipo di ansia prima di entrare nella prostituzione. È stata invece proprio l’esperienza della prostituzione a far arrivare la depressione, l’ansia e la dipendenza da cocaina.

Oggi non credo che ci sia nessuna differenza tra la prostituzione di strada e quella dei bordelli d’alto bordo. Quello che fai e quello che vivi è esattamente la stessa cosa, sia che tu venga caricata in macchina per strada sia che tu stia seduta in un bordello con la spa, le lenzuola di seta, bevendo champagne con i compratori. Puoi trovare dipendenza da droga e alcol sia nei bordelli che nella prostituzione di strada.

Effettivamente, potrei pensare che è più facile rendersi conto della situazione deprimente lavorando per strada, rispetto a quando indossi lingerie di lusso, gioielli d’oro costosi e vari Gucci. Perché non era forse questo uno dei motivi per entrare nella prostituzione, all’inizio, avere tutte queste cose? Adesso ce le hai, quindi perché mai sei depressa?

Ve lo dico perché. Gli uomini che comprano sesso sono tutti uguali, non importa se vanno in un bordello d’alta classe o se caricano donne dalla strada. Si tratta di uomini che pensano che i loro bisogni siano più importanti della sicurezza delle donne. Si tratta di uomini che possono essere ottimi mariti e padri dei loro figli, ma che dimenticano ogni rispetto ed empatia quando comprano l’accesso ai corpi delle donne. Si tratta di uomini che possono rimanere completamente anonimi, che è il motivo per cui non avvertono assolutamente nessuna responsabilità per le loro azioni. In realtà, sentono che questo gli concede il diritto di mostrarci il minor rispetto possibile. Si sentono legittimati a disprezzare e umiliare le donne che hanno pagato per soddisfare i loro bisogni sessuali. In diversi modi, fanno violenza fisicamente, psicologicamente, sessualmente, economicamente, materialmente.

Può esser fatto chiamandoti per nome, con insulti, umiliazioni, intimidazioni, con un comportamento minaccioso, con un linguaggio del corpo minaccioso, e una sgradevole alternanza tra essere dolci e premurosi ed essere rudi e minacciosi. Può anche essere fatto col minacciarti di rivelare la tua identità.

Può essere fatto spingendoti o strattonandoti, sputandoti, scagliandoti oggetti contro, colpendoti o picchiandoti, tirandoti i capelli o mettendoti un cappio.

Può essere fatto mordendoti l’orecchio, il labbro, la guancia o il capezzolo. Può essere fatto baciandoti, leccandoti la faccia, cercando di sfilarsi il profilattico, infilandoti dentro le dita, facendo più di quello che era stato stabilito in partenza, può essere fatto spingendosi talmente forte dentro di te, che fa male fisicamente, che non riesci più a camminare, ad asciugarti dopo aver usato la toilet o persino a indossare pantaloni.

Può essere fatto facendoti a pezzi la biancheria, strappandoti via le calze, o rompendoti la collana di proposito.

O magari non vuole pagare il prezzo, e ti manipola sistematicamente per farti fare cose che non vuoi, o ti manipola per fargli uno sconto. Sapete, per lui, questo non è un essere umano. Questo è un oggetto. E come sapete, se potete avere uno sconto, di certo proverete a ottenerlo.

Quando sei nella prostituzione, interiorizzi la violenza. Ascolti di continuo le stesse cose repellenti, quando vieni chiamata puttana, troia, o vieni chiamata stupida o disgustosa. Ma ancora, difendi la tua “libera scelta” e dici che la prostituzione non è che un lavoro come un altro, perché rendersi conto della realtà può davvero distruggerti. Ma dissoci te stessa dagli uomini e dalle loro azioni, perché nessuno ha l’animo di essere presente durante gli atti di violenza nella prostituzione.

Quando capisci la complessità della violenza, allora puoi capire che la prostituzione non può mai essere riconosciuta come una professione, ma che l’unica cosa da fare è criminalizzare quelli che organizzano, mantengono e sfruttano le persone nella prostituzione. Questo ovviamente include quelli che pagano per la violenza sessuale, cosa che l’aquisto di sesso è.

La prostituzione e il danno causato dalla prostituzione è uguale in tutto il mondo. Gli uomini che comprano il sesso sono anch’essi uguali. Quando queste persone venivano in Danimarca, dalla Norvegia, Svezia, Finlandia, Germania, Inghilterra, Scozia, dagli USA o da Cina, Giappone o qualsiasi altro paese, e compravano sesso, io avevo con loro esattamente la stessa esperienza che con gli uomini Danesi che compravano sesso. Non c’è differenza tra un paese e l’altro. Comprare sesso significa che compri la possibilità di masturbarti in un’altra persona, che è là solo perché lei ha bisogno di soldi. E questa azione è in sé violenta.

Ciò che ho imparato dalla prostituzione è che non potevo fidarmi degli uomini. Avevano personalità nascoste, e il peggio di loro veniva mostrato a me in quanto prostituta, tutte le loro fantasie violente, le loro fantasie pedofile, la loro rabbia, la loro mancanza di rispetto, la loro considerazione paternalistica del mio essere una prostituta. Il modo nel quale non tentavano neanche di nascondere quello che pensavano di me, cosa che in realtà molti di loro mi esprimevano in faccia.

Cercavano continuamente di superare i miei limiti, solo perché potevano. Solo per mostrarmi quanto poco rispetto avevano.

La gente spesso mi chiede in che modo la criminalizzazione di chi compra sesso mi avrebbe aiutata mentre ero nella prostituzione.

Ve lo dico: se fosse stato un crimine comprare donne per il piacere sessuale, allora avrei saputo che quello che questi uomini stavano facendo era sbagliato. Per molto tempo, mi sono colpevolizzata, pensando che fosse colpa mia. Avevo scelto di essere una prostituta. Gli avevo dato l’opportunità di comprarmi. Prendevo i loro soldi. – Come potevo incolparli? Come potevo incolpare chiunque tranne me stessa?

Sono sicura che avrei lasciato la prostituzione molto prima se avessi avuto la legge dalla mia parte. Perché a quel punto avrei saputo che quello che questi uomini stavano facendo era sbagliato. Mi sono presa la colpa per le tante molestie. Sentivo che mi ero messa in quella situazione e quindi non potevo incolparli. Non c’era nessun sostegno o aiuto, in quanto a potere uscirne, quindi sono del tutto sicura che un divieto sull’acquisto di sesso mi avrebbe aiutata e mandato un segnale chiaro che le azioni dei compratori erano sbagliate. Non è di nessuna utilità vedere in modo liberista la prostituzione, se, allo stesso tempo, vogliamo aiutare le donne a uscirne. Perché come possono riuscire le prostitute ad aprire gli occhi sulla struttura violenta della prostituzione, se non c’è alcun sostegno sociale o politico nel riconoscere che la prostituzione è violenta e dannosa?

Grazie.

Il titolo che abbiamo dato a questa traduzione è tratto da un commento al testo originale di Tanja da parte di Kathleen Barry, femminista, studiosa della prostituzione e tra le fondatrici di CATW.

leggi anche:

la traduzione della lettera aperta di SPACE contro la regolamentazione

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1 Risposta

  1. febbraio 9, 2018

    […] Tanja si presentasse come escort libera e indipendente in realtà era arrivata alla prostituzione da un passato di abusi sessuali subiti quando era una bambina. Perché il mercato del sesso trova in persone abusate le prede perfette da reclutare e sfruttare […]