Germania: verso la monopolizzazione dell’industria del sesso

Francine Sporenda, giornalista e attivista abolizionista, intervista Manuela Schon sulla regolamentazione dell’industria del sesso in Germania e l’impatto delle nuove leggi. Manuela è una sociologa e attivista politica in Germania. È una delle fondatrici di “Abolition 2014 – Für eine Welt ohne Prostitution” e di “LINKE für eine Welt ohne Prostitution” e scrive sul blog femminista radicale “Die Störenfriedas”.

Jürgen Rudloff e Michael Beretin, sfruttatori-imprenditori della catena di megabordelli Paradise

 

F: Si dice che il 90% delle donne prostituite in Germania siano straniere, per la maggioranza provenienti dall’Europa dell’Est e dalla comunità Rom. Puoi dirmi di più a proposito di questo e delle reti di trafficanti che le portano in Germania?

M: Prima di tutto, non ci sono numeri ufficiali. La quota del 90% è una stima. Ma la percentuale molto alta di donne straniere è supportata dai dati provenienti dall’irruzione in un bordello nella città bavarese di Augsburg, dove non hanno trovato una singola donna tedesca.

La lobby dell’industria del sesso conferma che almeno il 90% delle donne prostituite in Germania sono straniere. Le chiamano “sex worker migranti” e dipingono la prostituzione come un buon mezzo per fare soldi per le donne che vengono da paesi poveri.

Le donne provengono per la maggior parte dalla Romania, dalla Bulgaria e dall’Ungheria; molte fanno parte della comunità Rom e della minoranza turca in Bulgaria. Abbiamo notato come molte di loro provengano da regioni specifiche di questi paesi perché le reti di trafficanti si sono sviluppate in quelle aree e portano le donne in specifiche parti della Germania, dove hanno dei contatti con le reti del mercato del sesso locale. Se si guardano i numeri di telefono di queste donne, è possibile ricostruire le reti e sapere da quale paese provengono, e/o da quale regione in un dato paese.

F: Vengono solo dall’Europa dell’Est o anche da altri posti, come l’Africa?

M: Leggiamo spesso di donne provenienti dalla Nigeria e le vediamo negli annunci, ma non sono un gruppo molto numeroso. Non saprei dire se stanno aumentando. Nella mia città, Wiesbaden, non c’è quasi nessuna donna africana. Ma abbiamo alcune donne prostituite dall’America Latina, soprattutto trans.

F: So che in Germania ci sono catene di bordelli, megabordelli con centinaia di donne. Puoi dirmi di più?

M: I megabordelli sono diventati possibili solo dopo il 2001, quando la legge sulla prostituzione è passata, e il 2002, quando è entrata in vigore. Prima era già legale gestire un bordello. Infatti, non è corretto dire che la prostituzione è stata legalizzata nel 2002, perché abbiamo avuto bordelli fin dal XIX secolo in molte città tedesche. Si trattava però di proprietari che affittavano camere, e che non potevano avere a che fare con la prostituzione in sé, erano solo i padroni di casa.

Quello che la legge del 2001 ha cambiato è aver reso legali i papponi, e ora sono ancora più coinvolti. Continuano ad affittare camere, ma offrono anche tutta una serie di “servizi” alle donne. Possono prendersi cura del lato pubblicitario; gestiscono delle caffetterie all’interno dei bordelli dove lo donne possono mangiare; anche parrucchieri e saloni di bellezza dove possono farsi la manicure. È un servizio completo per le donne, il che vuol dire che possono rimanere nel bordello 24 ore al giorno. Come risultato, una parte molto maggiore dei soldi che fanno finisce nelle mani dei papponi.

A gestire questi bordelli sono soprattutto uomini tedeschi. Ci sono tre catene principali. Pascha, che è nata a Colonia 25 anni fa e ora ha bordelli anche a Monaco, Stoccarda e Salisburgo, Linz e Graz in Austria. Poi c’è la catena Paradise, gestita da Jürgen Rudloff, che è stato recentemente arrestato per traffico di esseri umani ed evasione fiscale. Ci sono bordelli Paradise a Stoccarda, Francoforte sul Meno e Graz in Austria. Anche il proprietario del Pascha, Herman Müller, è stato arrestato per traffico di esseri umani ed evasione fiscale. E c’è questo strano soggetto, Marcus von Anhalt…

F: Sì, ne ho sentito parlare. È una specie di principe tedesco fasullo, giusto?

M: Sì. È stato condannato per traffico di esseri umani. È stato adottato dall’attrice Zsa Zsa Gabor e dal marito Frederik von Anhalt per cui ha questo titolo di “principe”. Ha più di 100 donne prostituite che “lavorano” per lui, e guadagna un sacco di soldi.

F: Queste catene di bordelli sono nel mercato azionario? Si possono comprare le azioni di una catena di bordelli?

M: Non ho sentito dire nulla in proposito, ma è una possibilità per il futuro.

F: La prostituzione è sempre stata in combutta con il crimine organizzato. Spesso la regolamentazione viene giustificata sulla base che i papponi gestori o proprietari di bordelli verrebbero sostituiti da regolari uomini d’affari. Il crimine organizzato è stato cacciato fuori dal mercato del sesso, oppure è ancora coinvolto?

M: Quello che possiamo dire con sicurezza è che quasi nessuna donna prostituita in Germania “lavora” dal suo appartamento e piazza da sola le sue inserzioni pubblicitarie.

Quando le donne entrano nella prostituzione in proprio, di solito vengono presto avvicinate da papponi che offrono loro protezione e cercano di portarle sotto il loro controllo. Anche quando le donne riescono a resistere e continuano ad operare in maniera indipendente, sono comunque dipendenti dagli appartamenti in cui si prostituiscono e dai bordelli, le infrastrutture conosciute dai compratori di sesso. Quindi se queste donne vogliono rimanere nella prostituzione devono affittare una stanza in uno di questi posti. Possiamo dire con sicurezza che la maggioranza di questi appartamenti sono sotto il controllo di queste persone.

Nella mia città, ci sono circa 70 di questi appartamenti, gestiti da 6 o 7 persone. Prima della riforma del 2002, sarebbero stati etichettati come criminalità organizzata. Ora non più – perché ciò che fanno è stato legalizzato.

Abbiamo cercato e trovato molti collegamenti tra loro e il crimine organizzato. Ci sono più livelli organizzativi coinvolti nella prostituzione: alcuni procurano le donne da altri paesi, alcuni le pubblicizzano e le vendono, ci sono gli avvocati per quando il pappone finisce nei guai, ecc. Più persone danno un diverso contributo alle reti del mercato del sesso.

F: Quindi stai dicendo che sono sempre le stesse persone sospette che gestiscono gli affari?

M: Sì. Ci sono questi proprietari ufficiali di questi luoghi, e si presentano come uomini d’affari regolari che fanno solo quello che è loro permesso, il che è chiaramente falso se guardi ai proprietari di bordelli di cui ti ho parlato prima.

Nei giornali vediamo articoli sui bordelli che raccontano come le donne ci lavorino liberamente, siano indipendenti e amino quello che fanno. E proprio a fianco di quest’articolo ce n’è un altro sulle gang criminali, gli stupri e il traffico di armi e di droga nel quartiere a luci rosse, e su come tutti sappiano che gli Hell’s Angels sono coinvolti, come sono coinvolti anche nel traffico di esseri umani. I due articoli contraddittori sono affiancati ma non vengono messi in relazione.

Abbiamo fatto ricerche sul ruolo dei neonazi nella prostituzione e abbiamo trovato delle connessioni, una linea retta che porta alle persone che hanno commesso gli omicidi dell’Underground Nazionalsocialista (NSU) [in Italia noti come “assassini del Döner” o “delitti del kebab”, una serie di attacchi con motivazioni razziali eseguiti tra il 2000 e il 2006, ndt].

F: Abbiamo notato che in Francia i “bordelli virtuali” – siti web con migliaia di avvisi pubblicitari di donne prostituite – hanno un grande successo. Circa due terzi della prostituzione in Francia è legata a questi siti. Puoi dirci qualcosa sui bordelli virtuali in Germania?

M: C’è fra tutti un pezzo grosso, la RTO GmbH. È una compagnia che gestisce siti pubblicitari come [www.]ladies.de, che è il sito principale per gli uomini che cercano la prostituzione. Ho controllato il loro report annuale e ho scoperto che il loro fatturato per le attività online nel 2015 è stato di 15,3 milioni di euro. Questi sono solo i guadagni dalle pubblicità, dalla gestione di siti web per i bordelli, ecc.

Ma quando un uomo sceglie una donna tra le migliaia di pubblicità su questi siti, deve ancora raggiungere un punto di incontro fisico.

F: È molto redditizio. In Francia piazzare un avviso pubblicitario a fini di prostituzione costa fino a 800 euro al mese. Sono tantissimi soldi. Quindi se un sito ha 7.000 annunci, guadagnerà 5.600.000 euro al mese.

M: Assolutamente. E molti soldi (in un caso, 10 milioni di euro) vanno a tante persone diverse che lavorano nel mercato. Ci sono i fotografi che fanno le foto, le persone che gestiscono i soldi, sono coinvolte tante persone diverse. Solitamente il costo di un annuncio è di circa 200 euro a settimana. Ci sono pubblicità di bordelli così come di donne prostituite. Gli annunci premium che appaiono in cima alla pagina di ricerca sono anche più costosi. Ad oggi ci sono 10.863 annunci in elenco. Un altro sito popolare, insieme a molti altri più piccoli, è “Kaufmich” (“Comprami”), che lavora in maniera simile.

C’è un sito chiamato Gesext, che è una piattaforma di aste, in cui hanno luogo aste di donne prostituite. È scioccante. Considera questo: una donna potrebbe entrare nella prostituzione liberamente, per ragioni economiche. Deve pagare un affitto di 150 euro al giorno per la camera. I manager dicono che le donne non sono costrette ad accettare ogni singolo cliente e che possono rifiutare chiunque vogliano. Ma se sei messa all’asta, come puoi dire di no al vincitore dell’asta? Come puoi dire “Ha offerto 200 euro ma non lo voglio”? Nella pratica è semplicemente impossibile.

Gesext ha avuto più di 100 milioni di visualizzazioni delle aste e più di 10 milioni di visite nel 2017, stando alle statistiche del loro sito. In questo momento circa 5.000 aste sono online: la maggioranza sono “incontri sessuali” e al secondo posto viene la svendita di lingerie sexy.

F: È terrificante. Non sapevo che le donne potessero essere messe all’asta in questo modo.

L’estate scorsa in Germania sono passati nuovi regolamenti che hanno criminalizzato cose come le offerte a tariffa fissa e le gangbang, e hanno specificato che i clienti devono usare i preservativi. Queste nuove regole vengono messe in pratica? Puoi dirmi di più a questo proposito?

M: Un cambiamento chiave è che ora i politici locali a capo delle amministrazioni cittadine sono responsabili della prostituzione. Prima potevano lavarsene le mani e dire di non avere abbastanza personale per fare qualcosa, e comunque la cosa non li riguardava. Quindi non c’era nessuno che controllasse. Per esempio, nella mia città c’era solo una persona responsabile della prostituzione, ma gli dedicava solo il 5% delle sue ore lavorative, il che equivale a nulla. Di fatto, se nel mio palazzo ci fosse stata prostituzione, e mi fossi lamentata, lui sarebbe stato obbligato a prendere provvedimenti, ma a causa della mancanza di risorse non avrebbe comunque potuto fare nulla.

Ora l’amministrazione cittadina deve impiegare delle persone per risolvere qualunque problema, il che vuol dire che devono essere più coinvolti e informarsi. È una delle conseguenze dei nuovi regolamenti, ed è una buona cosa.

Un’altra cosa positiva è che, nella mia città per esempio, i bordelli negli appartamenti sono illegali nel 90% dei casi, quindi molti di loro devono chiudere – o essere registrati. Molti hanno già chiuso perché non hanno i requisiti per ottenere la licenza e entro gennaio chiuderanno anche gli altri. Ovviamente i proprietari dei bordelli stanno cercando di evitarlo.

Abbiamo provvedimenti di “zoning”, che vuol dire che in alcune parti della città la prostituzione è legale e in altre parti no. Quindi ci sono aree dove è proibito, i bordelli chiudono e si spostano nella zone dove è legale. Questo vuol dire che molti piccoli bordelli chiuderanno e che le grandi catene prenderanno il loro posto. Questo porterà ad un monopolio del mercato della prostituzione da parte di pochi concorrenti, quelli con più risorse economiche, quindi credo che in generale il nuovo regolamento non sia utile.

D’altro canto, sull’uso obbligatorio dei preservativi è stata fatta molta ironia. Ci si chiedeva chi avrebbe verificato se gli uomini li indossano. Ovviamente è difficile da mettere in pratica. Ma almeno i bordelli non possono più pubblicizzare sesso non protetto. Prima di questi cambiamenti c’erano molte pubblicità che dicevano “Tabulos or alles ohne”, ovvero “tutto senza”. Ora i clienti hanno paura a parlare delle loro esperienze senza preservativo su internet. C’è già stata la condanna di un compratore di sesso per aver fatto sesso non protetto con una prostituta, e recentemente un giornale ha riportato la segnalazione di una donna su un cliente che richiedeva sesso senza preservativo.

Il problema più grande ora è che per il sistema della Repubblica Federale Tedesca le leggi nazionali devono essere attuate a livello locale e statale. Anche se la legge è passata l’estate scorsa, il governo federale non ha ancora finito di fornire l’autorità e i soldi che servono alle amministrazioni di livello inferiore per metterla in pratica. Per esempio, l’amministrazione della mia città vuole chiudere i bordelli illegali, ma non può perché non ne ha ancora ricevuto l’autorità. Sono pronti, ma non possono applicare la legge. C’è un grosso problema burocratico su chi è responsabile per cosa, chi deve fornire i soldi, e quindi la legge viene sabotata.

F: Per quale motivo credi che la prostituzione in Germania sia accettata con tanta facilità? Più in generale come si collega al potere del patriarcato (il dominio maschile) nel paese?

M: Il motivo principale è che in Germania la prostituzione è stata legale e accettata per molto tempo. Nessuno che vive ora nel paese ha mai conosciuto un tempo in cui la prostituzione qui fosse illegale. Come ho detto prima, c’erano bordelli nel XIX secolo, e la prostituzione è sempre stata parte della società tedesca. Quindi rappresenta una parte importante del modo di pensare comune. È considerata normale ed è accettata. Da quanto ricordo nei 35 anni in cui ho vissuto, non c’è mai stata una discussione che considerasse la prostituzione come qualcosa che non fa parte della società.

In Germania, non c’è una rimozione del periodo nazista, e ricordiamo l’olocausto. Ci sono tanti documentari e libri su quel periodo della nostra storia. Ma solitamente non parliamo dei bordelli gestiti dai nazisti per le SS e la Wehrmacht, o persino per i prigionieri nei campi di concentramento. E, se ne parliamo, lo facciamo in maniera molto simile al discorso standard sulla prostituzione moderna. Si afferma che le donne entravano volontariamente a lavorare nei bordelli, era una cosa normale, le donne volevano farlo e non erano mai costrette. Quindi possiamo vedere un rifiuto della realtà di questo lato oscuro della nostra storia che rispecchia il rifiuto di quello che sta accadendo ora.

Ovviamente possiamo anche vedere come questo si ripercuota su ogni donna in questo paese. Se paragono una serata in un locale in Germania con una serata in un locale in Svezia, c’è un’enorme differenza. Se vado in un locale in Svezia posso rimanerci con le mie amiche tutta la notte senza essere molestata. Nessuno si avvicina e si siede al nostro tavolo senza chiedere il permesso. Ma se vado in un locale in Germania, gli uomini sono del tutto importuni. Si siedono al nostro tavolo senza essere invitati e ti parlano senza chiederti se sei interessata. E le donne in Germania tendono a ritenerlo normale.

Non capiscono che non succede ovunque. Si dicono molto spesso cose del tipo: “Sì, abbiamo un problema, veniamo molestate sessualmente dagli uomini, ma siamo felici che esista la prostituzione così non dobbiamo farci sesso, dato che possono andare nei bordelli”. L’ho sentito dire così tante volte.

F: In Germania è ritenuto socialmente accettabile per un uomo parlare apertamente della sua esperienza nei bordelli? O è qualcosa di cui gli uomini non parlano, almeno in presenza di donne?

M: Dipende. Alcuni uomini hanno delle partner e ovviamente non ne parlano in compagnia. Ma se guardi le discussioni sulla prostituzione sui social media, ci sono molti uomini che dicono: “Sì, lo faccio, ed è ok. Sono un compratore di sesso e non c’è niente di sbagliato in questo”.

Abbiamo questa enorme cultura maschile di uomini che vanno insieme nei bordelli. Puoi vederli nei quartieri a luci rosse, gruppi di uomini che vanno nei bordelli. È una pratica comune. Nei talk show ci sono persone di spicco, delle star, che dicono: “Non c’è niente di sbagliato”.

Quando eravamo agli inizi del nostro attivismo ed eravamo invitate a questi dibattiti, le prime persone che alzavano la mano quando ci veniva chiesto perché fossimo contro la prostituzione erano gli uomini compratori di sesso. Dicevano: “Non sono d’accordo con te”. Ma questo è un po’ cambiato negli ultimo due o tre anni. Credo che il nostro attivismo abbia portato ad un aumento dello stigma per i compratori di sesso.

F: È fantastico che il vostro attivismo abbia avuto un impatto così forte. Avete creato l’organizzazione “Abolition 2014” con lo scopo di porre fine alla regolementazione. Quanto è influente l’abolizionismo in Germania? Ha degli alleati nella politica?

M: Quando abbiamo iniziato volevamo imparare dai francesi, che avevano un’organizzazione chiamata “Abolition 2012.” A quel tempo potevamo già vedere che in Francia il movimento abolizionista avrebbe avuto successo. Quindi abbiamo pensato che fosse il momento per la Germania di prendere il testimone dalla Francia e fare lo stesso. I membri di “Abolition 2014” sono solo donne. Vengono da diversi partiti politici, soprattutto i social-democratici, la sinistra e i verdi. Ci sono sopravvissute alla prostituzione e donne con diversi percorsi che lavorano con le donne prostituite, come le assistenti sociali. Ma tutte si identificano come femministe, perché per noi è importante avere un’analisi femminista nella nostra critica della prostituzione.

E dato che quando abbiamo iniziato in Germania non c’era quasi nessuna informazione critica sulla prostituzione, abbiamo tradotto testi in altre lingue per procurare informazioni base alle persone, affinché potessero parlarne sui social. Prima in Germania non c’era davvero niente del genere. Eravamo le uniche sui social che dicevano queste cose e dovevamo ripeterle ancora e ancora. Dopo un po’ ci siamo accorte che iniziavano ad esserci piccoli cambiamenti, persone che non conoscevamo hanno iniziato a condividere i nostri testi. Quindi finalmente abbiamo potuto lasciare che fossero altre a condividere il nostro lavoro. All’inizio passavamo molto tempo online, soprattutto partecipando a discussioni.

Ora possiamo fare anche altre cose perché non dobbiamo sempre farci avanti. Per esempio, quando la nuova legge veniva discussa abbiamo mandato tante lettere ai membri del parlamento nazionale. Poi abbiamo scoperto che durante il dibattito alcuni parlamentari hanno ripetuto parola per parola gli argomenti che avevamo inviato. Anche se non abbiamo ricevuto una risposta o un grazie per il nostro contributo o per aver scritto, ci avevano letto e questo aveva cambiato la loro percezione della prostituzione.

Potevamo vedere che c’era un movimento in crescita ed è grandioso, ma temiamo che il nucleo delle argomentazioni venga perduto perché non tutti loro sono femministi. Quando le persone non hanno un approccio femminista, usano solo parti dei nostri ragionamenti e ne lasciano fuori altre. Quindi dobbiamo essere ancora presenti nelle discussioni per sottolineare la cornice femminista. Perché ci sono vari tipi di persone contro la prostituzione, ma forse per ragioni diverse. Quindi dobbiamo fare in modo che non controllino il dibattito, così che tutti capiscano che la posizione abolizionista è una posizione femminista. Questa è una delle cose a cui dobbiamo pensare ora.

Hanno trasmesso un nuovo documentario alla televisione pubblica, un documentario molto importante. È stato gratificante perché quando hanno iniziato non sapevano nulla del modello nordico ed erano a favore della prostituzione. Sarebbe dovuto durare 45 minuti, mai il giornalista è rimasto così impressionato durante la sua ricerca da allungarlo a 90 minuti. E adesso era abolizionista e riutilizzava il nostro lavoro. Potevamo vedere chiaramente che erano le nostre ricerche. È stata una tappa importante, e ora sempre più giornalisti sono critici della prostituzione.

Si può dire che è un lavoro dal basso, perché più si guarda al livello locale, più politici sono d’accordo con noi. Più si va in alto, per esempio a livello statale o nazionale, meno ci sono politici d’accordo con noi. Per esempio, nella nostra iniziativa “Sinistra contro la Prostituzione” nel partito socialista tedesco, ci sono sia un numero crescente di politici locali sia alcuni politici di livello statale e nazionale. Quindi c’è decisamente un numero crescente di politici che la pensano come noi.

 

[la versione originale è su Nordic Model Now!. Ringraziamo Manu Schon per averci autorizzato a tradurre]

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