Fondazione Feltrinelli: Lectio Magistralis di Julie Bindel

Il ciclo di presentazioni del libro di Julie Bindel Il mito Pretty Woman. Come l’industria del sesso ci spaccia la prostituzione prende avvio oggi pomeriggio con la prima tappa a Napoli. Mercoledì 6 marzo alle ore 18 si terrà una Lectio Magistralis di Julie Bindel presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano. La Lectio di Julie si inserisce nelle attività di BookLab che la Fondazione propone in avvicinamento all’Otto marzo con un percorso di riflessione su donne, diritti, disuguaglianze di genere, attivismo e inchieste che culmina il giorno successivo con l’incontro We, Women, Storie dal mondo al femminile. Al centro del suo intervento ci saranno il fallimento e le conseguenze devastanti della regolamentazione per le donne prostituite e per l’intera società. In un momento storico in cui la politica misogino-patriarcale sta cercando di approvare leggi per controllare e abusare i nostri corpi il libro di Julie è la risposta: una ricerca dettagliata, lucida condotta in 40 paesi che non lascia spazio a mistificazioni. Il modello regolamentarista, la riapertura delle “case chiuse” tanto decantata dai misogini come la soluzione contro lo sfruttamento, la tratta e il dilagare della criminalità organizzata è in realtà la legalizzazione dell’abuso, le case chiuse, i bordelli sono campi di stupro dove le donne schiavizzate vengono abusate e uccise, lo Stato italiano diventerebbe responsabile di gravissime violazioni di diritti umani. Come dice la sopravvissuta al mercato del sesso tedesco Huschke Mau, le cui parole sono citate nel libro di Julie: “Quello che vendono come un paradiso è un paradiso solo per i capitalisti del sesso – papponi, trafficanti di esseri umani, proprietari di bordelli che fanno pagare alle donne tariffe giornaliere esorbitanti per l’affitto delle camere – che possono realizzare tutte le loro fantasie violente a prezzi sempre più bassi. Le uniche a non trarne alcun vantaggio sono le donne. Per loro è un inferno. E il governo fa finta di niente.” Come anticipazione della Lectio vi proponiamo un estratto dal capitolo 4 “La realtà e le conseguenze della regolamentazione”. Vi aspettiamo!

Le prove dei danni della regolamentazione e della decriminalizzazione sono evidenti. Ho visitato bordelli e cosiddette “aree di tolleranza” in Australia, Germania, Olanda, Austria, Nord America e Nuova Zelanda, intervistando donne prostituite, attivisti pro-prostituzione, puttanieri e agenti di polizia. La sopravvissuta Evelina Giobbe riassume la questione dei bordelli legalizzati in questi termini:

“Il Nevada è l’unico paese degli Stati Uniti ad avere bordelli legali. Lo chiamo l’allevamento intensivo del sesso, per il numero di clienti che le donne incontrano, per la mancanza di controllo che hanno nella scelta dei clienti, per la mancanza di controllo da parte delle donne sulla salute e sull’uso del preservativo. Non vengono sfruttate economicamente solo dai papponi, ma anche dai proprietari dei bordelli. Per le donne è davvero un pessimo affare.”

La regolamentazione è stata un disastro. Con questo sistema, la domanda e la tratta, così come i bordelli illegali, sono aumentati. Non c’è prova di alcuna diminuzione della violenza, della diffusione dell’HIV o del numero di donne uccise nel mercato legale del sesso, mentre ci sono prove che i diritti e la libertà promessi sono andati ai proprietari di bordelli e ai compratori.

OLANDA

Per anni in Olanda si è sostenuto che regolamentare i bordelli fosse la soluzione per una miriade di problemi legati al mercato del sesso. La logica era quella di renderlo un lavoro come gli altri. Secondo i suoi sostenitori, una volta che le donne fossero liberate dal mondo del sommerso, i criminali si sarebbero dileguati.

Dal 2000 i bordelli-vetrina legalizzati di De Wallen attirano clienti da tutto il mondo. Nel 2007, però, Job Cohen, all’epoca sindaco di Amsterdam, ammise che la regolamentazione era stata un fallimento. “Vorremmo fare in parte retromarcia”, ha dichiarato, “in particolare per quanto riguarda lo sfruttamento delle donne nel mercato del sesso. Ultimamente riceviamo sempre più segnali che gli abusi continuano.” Politici, polizia, la popolazione e anche le donne nella prostituzione ora ammettono che la regolamentazione nei Paesi Bassi è stata un miserabile fallimento. Contrariamente a quanto promesso dal governo, la tratta verso i Paesi Bassi è aumentata in maniera massiccia, la prostituzione su strada è rimasta e lo sfruttamento e lo spaccio di droga dilagano.

Karina Schaapman, consigliera della città di Amsterdam e sopravvissuta del mercato del sesso, nel 2005 ha dichiarato:

“La regolamentazione era pervasa dall’idea della prostituta capace di esprimersi, che doveva ottenere diritti e condizioni di lavoro migliori, ma quell’immagine non è corretta… Due terzi delle prostitute sono straniere, il più delle volte immigrate clandestine che nessuno registra. La polizia di Amsterdam ha un registro di 76 papponi violenti che operano a De Wallen. Spesso se ne stanno all’angolo, a contare i clienti della “loro” donna per poi passare a ritirare i soldi. Per la polizia è molto difficile incriminarli.”

In un servizio comparso su un quotidiano nel 2006, viene citato Lodewijk Asscher, eletto di recente capo della forza politica che governa ad Amsterdam, il Partito socialdemocratico: “Di fronte alla scelta tra perdere un’attrazione turistica o contribuire a mettere fine alla violenza contro le donne, preferirei perdere l’attrazione turistica. Non potremmo chiuderla nell’immediato ma, in assenza di una riforma, dovremmo almeno cercare di diminuirla gradualmente”. Anziché migliorare la protezione per le donne, la regolamentazione ha contribuito alla crescita del mercato. Non solo l’industria non è stata contenuta, ma si è espansa in tutta Amsterdam, incluse le strade. Invece di diritti sul “luogo di lavoro”, le donne si ritrovano papponi brutali come al solito. I papponi vengono ribattezzati uomini d’affari, mentre gli abusi sofferti dalle donne adesso vengono chiamati “rischi del mestiere”.

Il sostegno alle donne che vogliono uscire dalla prostituzione è diventato praticamente inesistente. Nel 2012 ho intervistato le gemelle Louise e Martine Fokkens, due donne non più giovani, entrambe coinvolte nella prostituzione ad Amsterdam per cinquant’anni. Anche se in teoria la regolamentazione dovrebbe beneficiare le persone coinvolte, le due sorelle mi hanno detto: “Ci sono poche donne olandesi e nessun senso di comunità oggigiorno. Non ha alcun senso lavorare solo per le tasse. È la ragione per cui le ragazze lavorano via Internet e da casa: in questo modo è più difficile essere beccate dal fisco. Gli avvoltoi, la criminalità organizzata, sono arrivati nel 2000. Hanno pensato: ‘È legale, adesso siamo a posto’”. Mentre camminavo per la città insieme alle gemelle, incontravamo turisti che ci fermavano per farsi un selfie con loro. Per loro quelle donne, che erano entrambe entrate nella prostituzione a seguito di abusi da parte di uomini violenti, erano un oggetto di divertimento. Louise era stata spinta sulla strada a suon di botte dal marito quando aveva poco più di vent’anni e anche Martine aveva subito violenza domestica.

GERMANIA

La situazione in Germania è disperata. Ci sono circa 400.000 donne nella prostituzione e si stima che circa un milione e 200.000 uomini comprino sesso ogni giorno. Sono numeri enormi se si pensa che il paese ha una popolazione di 80 milioni di persone. Helmut Sporer, soprintendente capo della squadra anticrimine di Augsburg, è molto critico nei confronti della legge:

“[La regolamentazione] ha avuto come conseguenza un grave indebolimento della posizione legale delle donne. Quella che si è sviluppata è una relazione di sopraffazione e subordinazione sancita dalla legge che viene sfruttata dagli speculatori del business a luci rosse. Volendo, potremmo chiamarla una forma di schiavitù sotto la supervisione dello stato. I legislatori intendevano integrare la prostituzione tra le forme di lavoro normale e regolare. La prostituzione doveva diventare un lavoro come gli altri, con un capo, un contratto di lavoro e anche un sindacato. Ovviamente non poteva funzionare. “ La lobby pro-prostituzione fa la voce grossa in Germania perché qui il mercato del sesso è un affare enorme. Ci sono i mega bordelli da una parte e la prostituzione delle donne dell’Europa dell’Est sulle strade dall’altra. […]

NUOVA ZELANDA

Il modulo di richiesta per l’autorizzazione ad aprire un bordello in Nuova Zelanda è lungo appena due pagine, tre in meno di quelle che deve compilare chi vuole adottare un cane o un gatto dalla Battersea Dog and Cat Home di Londra. Ecco cosa mi ha raccontato Chelsea, una ragazza incontrata ad Aukland, che è stata prostituita nei bordelli della Nuova Zelanda dopo la decriminalizzazione: “Se lavori sulla strada, i tuoi papponi sono quelli delle gang. Se lavori in un bordello, i tuoi papponi sono degli uomini d’affari. Quello che succede è che siamo trattate da dipendenti quando fa comodo a loro, e cioè quando dobbiamo fare come dicono per quanto riguarda quando lavorare e cosa fare, mentre siamo trattate da libere professioniste quando si tratta di pagare le tasse. Stiamo in una sorta di terra di nessuno, il che significa che non abbiamo diritti, non abbiamo protezione e non c’è niente che possiamo fare.”

Stando a quel che si legge in un rapporto governativo, in Nuova Zelanda alcuni ufficiali di polizia di alto grado hanno ammesso che la sorveglianza sul crimine organizzato nei bordello è “a macchia di leopardo” e che la regolamentazione dei bordelli “è spesso deplorevole”. Un investigatore ha segnalato che, a causa della decriminalizzazione, la polizia non ha l’obbligo di indagare su quel che succede, e la criminalità organizzata in questo modo si è infiltrata nel mercato del sesso al chiuso. […]

I COMPRATORI DI SESSO DOVE LA PROSTITUZIONE È REGOLAMENTATA E DECRIMINALIZZATA

Un gruppo che ha da guadagnare con entrambi i sistemi è quello dei compratori di sesso. Sia con la regolamentazione sia con la decriminalizzazione, i compratori vedono eliminata qualunque forma di stigma nei loro confronti, mentre aumenta la capacità di acquistare donne come e quando vogliono. […] I commenti dei compratori di sesso che hanno pagato per prestazioni sessuali durante una visita ad Amsterdam ci dicono moltissimo su come la regolamentazione legittimi il loro comportamento:

– “Selezionare e comprare ha a che vedere con il dominio e il controllo.”

– “È come andare a bere qualcosa, non fai niente d’illegale.”

– “È come infilare i panni in lavatrice.”

LA DECRIMINALIZZAZIONE E LA REGOLAMENTAZIONE AUMENTANO LA TRATTA DELLE DONNE

Nelle conclusioni di uno studio dei ricercatori Seo-Young Cho, Axel Dreher ed Eric Neumayer, apparso sulla rivista World Development, si legge che “nei paesi in cui vige un sistema di regolamentazione della prostituzione si registra un’incidenza statistica significativamente più elevata del flusso di traffico di esseri umani. Il dato risulta confermato indipendentemente dal modello utilizzato per stimare le equazioni e le variabili da noi controllate nell’analisi.” La regolamentazione ha inoltre un impatto sulle donne vittime di tratta che rientrano nei paesi di origine. Se il paese nel quale ritornano – disonorate e stigmatizzate dall’essere state prostituite – ha a sua volta un proprio mercato fiorente della prostituzione, questo ha delle implicazioni a lungo termine sulla loro possibilità di riabilitarsi e reintegrarsi. Alcune ONG hanno fornito prove del fatto che le donne che rientrano vengono prese di mira dai papponi locali e fatte lavorare nella prostituzione locale. I trafficanti ritengono che sia poco sicuro portare le donne nei paesi in cui viene effettuato un monitoraggio del commercio sessuale locale, come per esempio nel caso della Svezia. […] Il mercato del sesso si è ampliato considerevolmente nei Paesi Bassi in seguito alla regolamentazione. Nel 2007, quando era sindaco di Amsterdam, Job Cohen ha dichiarato: “Dopo la regolamentazione, nel 2000, le cose sono cambiate. La legge era stata creata per la prostituzione volontaria, ma oggi ci troviamo di fronte alla tratta di donne, allo sfruttamento e a ogni genere di attività criminale”. Le associazioni di donne in Nuova Zelanda parlano di un aumento del numero di giovani donne provenienti dalle isole del Pacifico coinvolte nella prostituzione. Riferiscono anche che ci sono sempre più bande criminali a gestire bordelli e che sono aumentati i reati e i pericoli a essi associati. Nel 2015 una donna è stata condannata per aver reclutato donne dalla Thailandia per farle lavorare in un centro massaggi. Nel 2004 il Dipartimento di Stato americano ha identificato la Nuova Zelanda come un paese di destinazione della tratta. Ci sono voluti però altri dodici anni per arrivare alla prima condanna.

LE PROVE DEI GOVERNI E DELLA POLIZIA

Il governo olandese sperava di svolgere il ruolo del protettore rispettabile, prendendosi la sua parte dei profitti della prostituzione attraverso le tasse. Peccato che solo il 5 per cento delle donne si siano registrate per pagarle, perché nessuna vuole essere nota come una puttana, per quanto legale possa essere. L’illegalità ha semplicemente assunto una nuova forma, con un aumento della tratta, di bordelli senza licenza e sfruttamento: con la polizia completamente fuori gioco è diventato più facile violare le leggi rimaste. È vero che attirare e sfruttare donne provenienti da paesi non appartenenti alla Comunità Europea, alla disperata ricerca di una nuova vita, rimane illegale, ma è anche vero che non è mai stato così facile. La regolamentazione ha imposto bordelli in tutto il territorio dei Paesi Bassi, che li si voglia o no. Anche se una città o un paesino si oppongono all’apertura di un bordello, vige l’obbligo di permetterne almeno uno: non farlo è contrario a un diritto federale fondamentale, quello al lavoro. Per molti olandesi, legalità e decenza sono state irreparabilmente separate. È stato un fallimento sociale, legale ed economico, ma alla fine questa follia sta volgendo al termine.

VIOLENZA E DANNO

A Melbourne molti ristoranti vietano i sacchetti per gli avanzi per ragioni igieniche, ma l’Amministrazione difende i bordelli legali. Si potrebbe pensare che nei paesi in cui lo sfruttamento delle donne e la gestione dei bordelli non sono considerati un reato il danno arrecato alle donne prostituite sia socialmente accettabile. Chelsea, che è stata coinvolta nella prostituzione nei bordelli in Nuova Zelanda, è uscita dal mercato del sesso nel 2016. Sostiene che la decriminalizzazione abbia creato ulteriori barriere per le donne che provano a cambiare vita: “Non credo che la decriminalizzazione abbia cambiato le cose per le donne, perché il capo si comporta ancora senza scrupoli”, mi ha detto quando ci siamo conosciute, poco prima che lasciasse la prostituzione. “[I manager] hanno dato priorità agli uomini [i clienti] perché è da lì che arrivano i soldi. Ciò significa che se il cliente non è contento, e scende e si lamenta di te, gli restituiscono i soldi e tu non prendi niente. Se ti lamenti troppo dei clienti, i manager non ti credono, quindi è una possibilità che conviene tenersi per quelli davvero orribili.” Ho incontrato Ne’cole Daniels, un’afro-americana dell’organizzazione abolizionista SPACE International, nel 2015, a una conferenza nel Minnesota. Daniels è chiarissima nel definire la prostituzione un abuso, dunque per lei regolamentarla o decriminalizzarla significa semplicemente autorizzare l’abuso:

“Il messaggio della regolamentazione è che non solo va bene comprarmi, ma anche fare con me quel diavolo che vuoi. Sappiamo che ci sono compratori a cui non importa niente, la cui fantasia malata è voler fare del male a qualche donna nella prostituzione. Non possono farlo alle loro mogli ma possono fare qualsiasi cosa a noi. Il commercio sessuale è come il razzismo. Stabiliscono che alcune donne valgono meno di altre.” […] Ho chiesto a Fiona Broadfoot se essere prostituita in un bordello legalizzato offrisse dei vantaggi. “No, era molto peggio perché c’erano molte donne vittime di tratta. Il tipo ti faceva lavorare 24 ore al giorno. Pretendeva che lavassimo il pene degli uomini nel lavandino e che avessimo rapporti sessuali senza preservativo, cosa che ovviamente la maggior parte di noi non ha mai fatto”, mi ha detto. “C’erano però alcune donne disperate perché erano tossicodipendenti. Si iniettavano la droga nel seminterrato. C’era un sacco di traffico con la droga nel seminterrato, perché avevano bisogno di una dose per sopravvivere ogni giorno.” La realtà è che, quando si decriminalizzano o si regolamentano i papponi e l’acquisto di sesso, c’è sempre una massiccia espansione del commercio sessuale. I bordelli multi-piano vengono costruiti sempre e solo in regime di regolamentazione, e perfino la polizia, che spesso chiude un occhio nei confronti del commercio sessuale al chiuso, si trova a dover agire di fronte a un fenomeno così vistoso e spudorato.

LE ATTIVITÀ CRIMINALI DEI PAPPONI LEGALI

Di seguito sono riportati alcuni esempi del fallimento del sistema neozelandese nel rimuovere l’abuso, lo sfruttamento e la tratta dal mercato del sesso dopo la decriminalizzazione.

– Il rapporto del governo neozelandese del 2008 menziona brevemente che la maggioranza delle persone prostituite ritiene che l’atto di decriminalizzazione abbia “fatto ben poco sulla violenza che ha luogo”.

– La Commissione riferisce inoltre che le condizioni delle persone prostituite nei bordelli abusivi non sono migliorate; i bordelli che “avevano pratiche di gestione scorrette hanno continuato nello stesso modo” anche dopo la decriminalizzazione.

– Ci sono stati diversi omicidi e aggressioni a donne nella prostituzione dopo la decriminalizzazione. Per esempio, nel 2009 un ufficiale di polizia di Christchurch è stato condannato per aver costretto una donna a fare sesso con lui minacciando di arrestarla se non avesse accettato.

– Nel 2010, nel corso di un’operazione durata sei settimane nel centro di Auckland, la polizia ha identificato almeno tredici ragazze di età compresa tra i 12 e i 15 anni che venivano prostituite. Molte di esse venivano sfruttate su una strada nota come la “zona a luci rosse junior”.

– Nel 2010 il gestore di un bordello di New Plymouth è stato condannato per sei reati di abuso su minori e prostituzione nei confronti di una ragazza di 15 anni.

– Ci sono stati diversi casi in cui a donne malesi sono stati sottratti i passaporti dai loro sfruttatori. Una donna ha detto di aver pagato 5600 dollari per venire ad Auckland e di essere stata obbligata a fare turni di lavoro di 16 ore al giorno con pochissime pause. Un’altra ha detto di essere stata attirata con un’offerta di 4500 dollari in contanti, più il biglietto aereo, per sentirsi dire, una volta arrivata che si trattava di un prestito e che avrebbe dovuto rimborsarlo.

– Nel 2011 un alto funzionario del governo americano ha affermato che era in corso una tratta di ragazze minorenni e ha dichiarato che il modo in cui viene definita la tratta in Nuova Zelanda è “sbagliato”.

– Nel 2013 un certo numero di donne fuoriuscite dalla prostituzione ha testimoniato sui danni della prostituzione di fronte alla commissione di giustizia ed elettorale del Parlamento neozelandese e ha parlato a favore del Modello nordico. Lo stesso anno, il governo neozelandese ha respinto un rapporto del Dipartimento di Stato americano nel quale si affermava che la Nuova Zelanda era diventata “un paese di destinazione per uomini e donne stranieri assoggettati a lavori forzati e, in una certa misura, un paese di origine per ragazze minorenni sottoposte alla tratta a scopo di sfruttamento sessuale all’interno del paese”.

– Un rapporto del 2014 riferisce che la polizia raccoglie denunce di donne nella prostituzione che subiscono violenza almeno una volta al mese a Christchurch. Ci sono prove di un aumento delle donne migranti prostituite in Nuova Zelanda, ma il governo non considera questo dato come un indicatore di tratta. Nel 2015, due donne sudcoreane e il loro magnaccia, che risiedevano nel paese con visti temporanei, sono stati incriminati ad Auckland con diversi capi di accusa, tra cui la mancata adozione di pratiche di sesso sicuro. Stando alle accuse, tra il 28 ottobre e il 19 novembre 2015 una delle donne aveva avuto 196 clienti, di questi, a 58 aveva praticato sesso orale non protetto e sei avevano pagato extra per eiacularle in bocca.

SERVIZI DI USCITA

Un altro fallimento della regolamentazione e della decriminalizzazione, come risulta evidente dall’esperienza dei Paesi Bassi, della Germania e della Nuova Zelanda, è che, una volta che la prostituzione viene vista e inquadrata come un lavoro regolare, la spinta a fornire servizi di uscita scompare. Rachel Moran ha visitato i paesi in cui la prostituzione è regolamentata e ha parlato con diverse donne prostituite nei bordelli legali. “Alcune delle cose che mi hanno detto mi hanno ferita più profondamente di qualsiasi cosa abbia sentito a proposito dei sistemi in cui la prostituzione non è riconosciuta legalmente. La prima cosa che succede in una nazione con un sistema del genere è che non ci sono vie di uscita”, dice Moran. “Una volta che si è sancita socialmente la prostituzione come una forma di lavoro qualunque, le strategie di uscita vengono immediatamente tagliate via.”

[…] Una delle conseguenze della decriminalizzazione e della regolamentazione è l’aumento della domanda e la sua ulteriore normalizzazione. Intervistando alcuni compratori di sesso, io e altri abbiamo scoperto che molti uomini pagano per il sesso per la prima volta in regimi regolamentati o decriminalizzati, e si sentono autorizzati perché non esiste alcun deterrente sociale o legale. Molte sopravvissute mi dicono che i compratori di sesso tendono ad avere aspettative ancora più alte con la decriminalizzazione, come se si sentissero “titolati” a pretendere qualunque cosa dalle donne che comprano.

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