Fiona Broadfoot: sopravvissuta e attivista di SPACE che ha vinto contro il proibizionismo

La decisione del sindaco di Bologna di ritirare il logo del Comune regolarmente concesso all’incontro dibattito sul libro “Stupro a pagamento” di Rachel Moran è un gesto grave proprio per la sua portata simbolica. Rachel Moran è una donna che ha vissuto la violenza della prostituzione, una donna coraggiosa che ha preso parola contro un’industria criminale, quella del sesso, che si nutre di misogina, di odio verso le donne e i minori e gesti come questi di censura, di cancellazione nei confronti delle vittime in un mese, quello di novembre, dedicato alle iniziative contro la violenza maschile sulle donne, ci parlano della resistenza degli uomini a rinunciare ai privilegi che il patriarcato garantisce loro. Non si vuole rinunciare alla possibilità di poter stuprare a pagamento impuniti e per questo si usa ogni mezzo, anche quello della calunnia, senza alcun rispetto per il vissuto e l’importanza politica della battaglia portata avanti dalle sopravvissute alla prostituzione, per zittire e annientare. Si è perfino scritto sulla stampa che la posizione di Rachel e nostra sia “proibizionista”. Si tratta di una falsità ancora più offensiva se si pensa che Rachel ha vissuto sulla sua pelle gli effetti di una legge proibizionista prima che nel suo paese, l’Irlanda, fosse approvato il Modello Nordico che ha decriminalizzato le persone prostituite. A 16 anni è stata arrestata, una ragazza minorenne considerata colpevole di aver “adescato” gli uomini, quando loro, i pedofili stupratori a pagamento, restavano impuniti. Questo è il proibizionismo contro il quale tutte le sopravvissute si battono. Fa parte di SPACE international anche Fiona Broadfoot che sarà nostra ospite a Roma insieme a Rachel. Fiona come Rachel  è stata prostituita all’età di 15 da un uomo che si era presentato come fidanzato, ma era in realtà un pappone ( il cosiddetto ‘lover boy’) ed è riuscita ad uscire solo 11 anni più tardi. Quando si trovava nella prostituzione è stata arrestata esattamente come Rachel per “adescamento”, in Inghilterra un altro paese dove vige ancora un modello proibizionista che colpisce le persone prostituite. Fiona si batte da sempre contro questo modello e di recente nel 2018 ha vinto un’importante causa legale che sarà fondamentale per tutte le persone che si trovano nell’industria del sesso: non sarà più costretta a dichiarare di essere stata condannata per adescamento. Come ha spiegato Fiona quella condanna ha costituito negli anni un ostacolo per la ricerca di un lavoro, ma era stato anche il motivo per cui è rimasta intrappolata a lungo nella prostituzione. Dopo essere uscita dalla prostituzione ha fondato lo sportello di ascolto telefonico per donne che volevano uscire dalla prostituzione, “Street Exit”. Nel 1996 insieme ad Irene Irvison la madre di una ragazza prostituita uccisa da un cliente che aveva fondato la coalizione per la fine dei papponi (CROP) ha fatto campagne contro lo sfruttamento sessuale delle donne e le ragazze.  Ha portato la sua testimonianza alle Nazioni Unite e in altri contesti internazionali.  Nel marzo del 2016 è stata ammessa alla scuola Lloyds dove ha sviluppato il progetto “Build a Girl”, un’impresa sociale guidata da sopravvissute che lavora con giovani donne a rischio o che hanno avuto esperienza di sfruttamento sessuale. Attualmente Fiona lavora con un gruppo di 500 giovani ragazze di età compresa tra i 9 e i 18 anni offrendo uno spazio sicuro dove parlare ed esprimere la propria creatività e offre un supporto individuale per ragazze che hanno subito violenza sessuale. Abbiamo tradotto un estratto della storia di Fiona in attesa di accoglierla a Roma il 20 novembre alla Casa delle Letterature

 

“Quando Fiona Broadfoot viveva con la sua famiglia, a 15 anni fu presa di mira e indotta alla prostituzione dall’uomo che lei credeva fosse il suo ragazzo e che la portò a lavorare sulla strada e negli hotel. Se si rifiutava, il pappone la picchiava. “Ero una bambina. Ero terrorizzata. Non avevo scelta.”Durante i quindici anni in cui è stata prostituita, Broadfoot ha subito ogni sorta di violenza, abuso e umiliazioni terrificanti da parte del suo pappone e dei clienti: “Una volta sono stata portata 70 miglia fuori Londra da un cliente che mi ha sequestrata nella sua casa semidiroccata e mi ha stuprata, picchiata e torturata per un’ora” scriveva. “Sono riuscita a scappare spruzzandogli il profumo in faccia e poi sono corsa nuda per la strada”. Venne salvata da due passanti che le dettero dei vestiti e la riportarono a Londra. “Il mio pappone mi disse di lavarmi il sangue che avevo addosso, smettere di piangere e tornare a lavoro. Mi disse che tornare in strada era come rimontare a cavallo dopo una caduta, e se non l’avessi fatto subito non avrei mai più cavalcato.” Broadfoot fece quello che gli aveva ordinato. Undici anni più tardi, nel giugno del 1995, vide una foto segnaletica della cugina diciassettenne Maureen Stepan comparire sullo schermo della tv. Stepan, anche lei prostituita e tossicodipendente, era stata brutalmente uccisa da un cliente. Broadfoot lasciò il mercato del sesso giurando che avrebbe fatto una campagna d’informazione per sensibilizzare le persone sulla realtà della prostituzione. Alla conferenza di Brighton, (la prima conferenza in Inghilterra che definiva la prostituzione una violenza contro le donne e le ragazze alla quale parteciparono e presero parola numerose sopravvissute),  che fu l’inizio del suo attivismo pubblico, Broadfoot parlò in un workshop con Andrea Dworkin e un’altra donna, Irene Ivison. Ivison, un’attivista pacifista di classe media […] aveva incontrato Broadfoot in un confronto sulla prostituzione a Bradford. Qualche mese prima la conferenza di Brighton, Ivison aveva fondato una coalizione per la fine dei papponi (Coalition for the Removal of Pimping – CROP). Tre anni prima la figlia, che si chiamava anche lei Fiona, era stata uccisa a soli 17 anni da un cliente dopo essere stata prostituita dal suo vecchio “fidanzato”. Ivison aveva trascorso gli anni precedenti a combattere con la polizia e i servizi sociali per tentare di fermare la relazione d’abuso in cui si trovava la figlia dall’età di 14 anni, ma nessuno era intervenuto. Fu soltanto dopo la sua morte che Ivison seppe che Fiona era stata prostituita tre settimane prima il suo assassinio. Nel 1997 fu pubblicato il libro di Ivison sulla storia della figlia, Fiona’s Story: A Tragedy of Our Times, elogiato da professionisti e attivisti che si occupano della protezione di minori e giustizia penale. La conferenza di Brighton del 1996 dette vita al movimento abolizionista inglese guidato dalle sopravvissute.  I media impazzirono perché il contrasto ai clienti offriva una nuova prospettiva quando dovevano riportare storie e avvenimenti legati alla prostituzione. La BBC seguì gli organizzatori nella preparazione dell’evento fin da subito e nel dicembre 1998 mandò in onda un documentario di cinquanta minuti sul progetto.14 L’argomento fu oggetto di approfondimenti su giornali a diffusione nazionale come The Guardian, Independent e The Observer e regolarmente presente sui quotidiani locali e programmi radiofonici.”

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