Femminismo è ascolto / Feminism is about breaking the silence, not being silenced

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“Io non giudico te, io giudico gli uomini”

Femminismo è ascolto. Lo ha detto benissimo Alessandra Bocchetti durante la presentazione del libro di Rachel Moran “Stupro a pagamento: la verità sulla prostituzione” svoltasi alla Casa Internazionale delle Donne il 12 ottobre.
Ciò che è accaduto durante l’incontro, interrompendo proprio il racconto di Rachel Moran e tentandone la messa in silenzio, va in direzione contraria.
Un’irruzione violenta, disonesta, che si è servita dell’inganno per entrare brutalmente e forzatamente in uno spazio di ascolto: uno stupro simbolico come l’ha definito Rachel.

Rachel Moran, attivista femminista a livello internazionale, sopravvissuta alla prostituzione, nostra ospite in Italia, è stata direttamente oggetto di questo assalto. Proprio nel momento in cui Rachel ha preso la parola, è scattata l’aggressione nei suoi confronti e nei confronti delle presenti; l’avevano pensata proprio così, dandosi un segnale nel momento della presa di parola di Rachel. Si sono alzate, hanno tirato fuori dei cartelli e, mentre alcune li sistemavano in alcuni punti della stanza, altre distribuivano volantini alle persone presenti. Alcune si sono presentate davanti a Rachel con slogan in inglese nel tentativo, vano, di intimidire e azzittire. Hanno avuto il coraggio nei loro volantini di definire le parole di una sopravvissuta alla prostituzione “violente”. C’erano due uomini nel gruppo che mentre tutto questo accadeva ci filmavano e quando abbiamo chiesto di smettere ci hanno riso in faccia. L’assalto è stato compiuto e a nulla sono serviti gli inviti ad allontanarsi e a porre fine alla messa in scena di quella pretestuosa e inopportuna rivendicazione, l’azione ha continuato a svolgersi come se tutte noi fossimo inesistenti, i nostri confini protetti violati.

Prendere parola sulla violenza che si è subita è un atto rivoluzionario.
Le donne che hanno subito violenza sanno bene quanto il silenzio sia imposto su quanto accaduto: prima, durante e dopo.
Prima, perché isolando la vittima, metaforicamente e concretamente, le si toglie la possibilità di chiedere aiuto, di parlare di quello che le accade.
Durante, perché chi compie violenza utilizza le minacce per far tacere, indebolisce la propria vittima per toglierle tutto, prima di tutto per toglierle parola e voce.
Dopo, perché una volta trovato il coraggio di parlare, una volta aperto il varco, è difficile trovare dall’altra parte qualcuno che ti creda. La parola diventa vana.
Il potere della violenza agisce molto sulla parola, sulla voce, tentandone l’annientamento.
Il femminismo restituisce alla parola il suo potere, il femminismo è il luogo sicuro in cui il racconto ha luogo, dove c’è rispetto e verità. Il femminismo è il processo di liberazione personale che apre la via ad un percorso di libertà per tutte ed è forse questo il momento in cui il femminismo si fa, per alcuni, più pericoloso, quando parla alle altre donne.
Di fronte al racconto di una violenza è possibile solo ascolto, accoglimento, di fronte al dialogo tra una donna liberata e le altre, scatta talvolta la rabbia di chi non vuole che questo abbia luogo, di chi vuole le donne accomunate solo dal silenzio.

Abbiamo cercato di creare le condizioni perché l’ascolto fosse possibile, abbiamo cercato di accogliere il racconto di Rachel Moran, garantendole la presenza di chi potesse essere in grado non solo di ascoltare ma di restituirle stima e rispetto, di chi potesse essere in grado di capire la potenza della sua storia di fuoriuscita dalla violenza. Abbiamo quindi scelto che parlassero del suo libro femministe che potessero comprendere e parlare della valenza politica del discorso di Rachel Moran e ci siamo riuscite.

Hanno tentato di interrompere questo processo con la violenza e l’inganno, hanno interrotto il racconto di Rachel, hanno tentato di azzittirla facendo passare questo orribile atto di violenza come manifestazione di libertà e democrazia, ma tutte hanno potuto vedere e vedranno quanto invece questo atto sia espressione di collusione col patriarcato che vuole ancora oggi le donne mute e che tenta in tutti i modi, anche i più ridicoli e autoevidenti, di farle tacere sulla violenza.

Stanno tentando di far passare questo ignobile atto come una giusta rivendicazione, mentre si sono servite della violenza per imporsi e sopraffare, gettando in faccia all’attivista Rachel Moran i loro slogan scritti in inglese perché erano indirizzati proprio a lei, hanno sbattuto con violenza i loro cartelloni sul tavolo, come atto intimidatorio di sfida, hanno spintonato Edda Billi, nota femminista di 83 anni, rischiando di farla cadere, hanno usato i loro cartelli per colpire in faccia il giornalista Ejaz Ahmad che le invitava gentilmente a desistere e ad allontanarsi. Ora stanno insultando, tentando di ridicolizzare una sopravvissuta alla prostituzione, Pia Covre ha definito sulla pagina facebook del Comitato per i diritti civili delle prostitute Rachel Moran “una puttana pentita”.

Di fronte ad atti così ignobili non ci sono vie di mezzo, o li si condanna o li si appoggia, perché interrompere il racconto di una violenza è un atto, esso stesso, di violenza, che non può in alcun modo essere avallato, giustificato, interpretato come qualcosa di diverso. In questi casi, la condanna non può che essere rigorosa e certa: nessuno può più permettersi di togliere la parola ad una vittima di violenza. Nessuno si può più permettere di affievolire la portata politica del racconto di una violenza e della fuoriuscita da essa.
In tante hanno visto e compreso e vi ringraziamo per questo.

Siamo state oggetto di un atto indegno, che dimostra però quanto sia davvero rivoluzionario e potente prendere la parola sulla violenza, denunciarla, farsi protagoniste del proprio percorso di liberazione e mettere tale percorso a disposizione di tutte le donne.
La felicità e la libertà delle donne fanno paura, talvolta anche alle donne stesse.

Rachel si è messa in dialogo con le persone che l’hanno aggredita ribadendo più volte a coloro che sbattevano sul tavolo i loro volantini o si paravano davanti con cartelli: “I don’t judge you, I judge the men”. “Io non ti giudico, giudico gli uomini”. La possibilità di dialogo che Rachel ha offerto è stata rifiutata, questo perchè l’obiettivo dell’attacco era contestare il vissuto di una donna, intimidire e censurare e non confrontarsi con rispetto con un’attivista che rappresenta non solo se stessa, come si cerca di far credere, ma un’associazione internazionale SPACE international che riunisce donne provenienti da 9 paesi che sono state nell’industria del sesso. L’incontro era aperto, era previsto un dibattito che si è svolto serenamente a dimostrazione che c’era spazio per qualsiasi confronto. Ma chiaramente l’obiettivo era un’altro: rifiutare, mettere a tacere il racconto scomodo di chi ha vissuto in prima persona la violenza dell’industria del sesso e si batte per mettere fine a qualsiasi forma di sfruttamento sessuale.

Il lavoro di Rachel e delle tante donne coraggiose come lei continua, il nostro lavoro continua.

Qui di seguito potete ascoltare la risposta di Rachel:

 

FEMINISM IS ABOUT BREAKING THE SILENCE, NOT BEING SILENCED

The attempt of the pro-prostitution lobby to silence Rachel’s speech during the presentation of her book was happily unsuccessful.

A violent and dishonest attack, they used subterfuge to brutally and forcibly break into a safe space, a listening space and what happened afterward was “a symbolic rape” as Rachel defined it. We all felt violated. Rachel Moran, an activist and survivor of the sex trade who was our guest in Italy, was the victim of this outrageous assault. The plan was clear, they sat among the participants awaiting the right moment to disrupt the event and in the exact moment in which Rachel started to speak they attacked her. They all stood up and while some of them stuck their placards all over the room and distributed flyers to the people who were attending the event, the others went in front of Rachel and violently slammed their placards, with slogans written in English, on the table just under her eyes and in her face, to intimidate, threaten and silence her. They had the courage, in their flyers, to define the words of a survivor of the sex trade as “violent”, when they were the ones who were violent. There were two men in the group who filmed us while their disgraceful action was going on and who laughed at us when we asked them to stop.

They ignored our invitation to stop their shameful assault, even when we informed them that they were in front of a survivor who deserved to be respected and listened to. However, that was exactly what they wanted to achieve: to hurt and break her, to censor a woman who bravely denounced the violence she experienced in the sex trade.

To tell the truth and to expose the violence we are subjected to is a revolutionary act. Women who are victims of male violence know very well that they are constantly silenced: before, during and after the act of violence. In the first place before the violence occurs because only if a victim is isolated metaphorically and tangibly that she can be prevented from the possibility of asking for help and from being open about what is happening to her.

When the act of violence takes place the victim stays silent because the perpetrators use any and all sorts of intimidation and threat to weaken the victim and to take everything from her including her voice.

After the act of violence, when the victim finally finds the courage to speak, it is difficult to find someone willing to believe her. Words are not listened to, the power of violence is used to annihilate the victim’s voice.

Feminism gives back power to women’s words; feminism is the place where women’s words and stories are listened to and where there are respect and truth. Feminism is the process of personal liberation, which leads to a process of liberation for all women and it is for this reason that feminism may be seen as dangerous by some women as it speaks to other women who can in that way free themselves.

When a woman talks about violence we need to listen to, respect and welcome her, but sometimes the dialogue between a woman who frees herself from violence and the other who doesn’t or can’t, can cause anger in the people who want to stop this, who want women to stay silent.

We created a safe space in which listening and respect was possible to welcome Rachel’s story. We chose to be among feminists who could not only listen to her but also understand and appreciate the political impact of the book.

They attempted to disrupt Rachel’s story, to silence her and they depicted their violent act as an act of democracy and expression of the freedom of speech but those who were at the presentation understood how their action was a clear expression of collusion with patriarchy, which wants women to be silent.

This outrageous act could not in any way be considered an act of democracy when they were deliberately violent, slamming their slogans into Rachel’s face, pushing and pulling Edda Billi, a well- known 83 year-old second -wave feminist, who almost fell over. They attacked a Foreign Press journalist, Ejaz Ahmad, who was hit in the face by their placards only because he kindly asked them to leave Rachel alone. Now they are insulting a survivor of prostitution Pia Covre on the facebook page of Comitato per i diritti civili delle prostitute. These despicable acts must be condemned without hesitation as there is no common ground here. The attempt to silence a woman who was telling her story of the violence she suffered in the sex trade is an act of violence in itself and cannot be justified in any way or interpreted as something else. The condemnation must be unconditional: no one should arrogate to themselves the right to silence a victim of male violence. No one should attempt to weaken the political impact of a testimony of a woman who freed herself from violence.

Many people witnessed this, they understood and support us and we thank them all.

Our fight against male violence side by side with survivors and activists like Rachel will go on.

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1 Risposta

  1. aprile 9, 2018

    […] è stata in Italia come nostra ospite per il lancio della traduzione in italiano del suo libro, abbiamo subito un’aggressione a Roma, nella Casa Internazionale delle Donne. Anche in quell’occasione si è tentato di censurare il racconto di Rachel: sui social sono […]