Chiediamo dignità per le 26 donne morte in mare – Comunicato Iroko-Resistenza Femminista

“Oggi chiedo di riflettere su cosa facciamo di politicamente concreto per fermare la violenza mostruosa della tratta di donne e bambine a scopo di sfruttamento sessuale. Ve lo chiedo nel nome delle 26 ragazze che oggi vengono sepolte. Non seppelliamo l’attenzione sulla tratta. La tratta deve essere fermata, le donne e bambine hanno diritto alla vita, alla libertà, alla gioia, al lavoro.”

 

COMUNICATO

Chiediamo dignità per le 26 donne morte in mare

Il 5 novembre scorso è sbarcata nel porto di Salerno la nave spagnola Cantabria con circa 400 migranti.
La Cantabria è tra le navi che operano all’interno della missione militare EUNAVFORMED Operation Sophia, messa in atto dall’Unione Europea nel 2015 con lo scopo di fronteggiare il traffico umano sulla tratta mediterranea, principalmente dalla Libia verso l’Europa. L’operazione ha anche il compito di addestrare la Guardia Costiera e la Marina libica per contrastare trafficanti e contrabbandieri.
A bordo della nave giunta in soccorso i corpi senza vita di 26 donne, tutte tra i 14 e i 18 anni, presumibilmente nigeriane.
Nulla si conosce della storia di queste ragazze. Pochi sono ancora i corpi identificati.
Le indagini sono ancora in corso, una ipotesi avanzata dalla Procura locale è che le donne siano morte per annegamento. Due uomini, un libico e un egiziano, sono stati arrestati con l’accusa di essere presunti scafisti.
“Una tragedia dell’umanità” l’ha definita il prefetto di Salerno Salvatore Malfi.
La notizia ci ha colpiti e ci ha lasciati ancora una volta sgomenti, di fronte alla perdita di vite umane in fuga dai loro Paesi. 26 migranti, donne, tra i soggetti più vulnerabili in questa tratta senza fine di esseri umani, dove è sempre più alto il numero di giovani donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale.

Secondo i dati diffusi dall’OIM infatti è in crescita il numero di donne vittime della rete dei trafficanti di sesso; secondo i dati del rapporto GRETA, delle oltre 11 mila donne nigeriane che arrivano in Italia chiedendo asilo, il 70% porta sul corpo segni di violenza e torture dovute a forme di sfruttamento sessuale e, una volta in Italia, finisce nel mercato della prostituzione.
Il Mediterraneo è da sempre rotta privilegiata per il traffico di vite umane dall’Africa, in particolare dalla Nigeria. L’80% delle donne e giovani nigeriane viene dallo Stato di Edo.
La maggior parte delle donne che noi assistiamo ha attraversato il Mediterraneo, passando attraverso la Libia, dove ha subito abusi e violenze sessuali.
Ecco perché vogliamo esprimere la nostra indignazione di fronte alle parole pronunciate dal prefetto Malfi che, a proposito dei presunti collegamenti con la tratta delle donne, sostiene invece che “Le tratte seguono altre dinamiche e altri canali. Caricare le donne su un barcone sarebbe un investimento rischioso che i signori delle tratte non farebbero, potendo perdere la ‘merce’, come la chiamano loro, in un solo colpo”.
Chiediamo, dunque, al governo italiano e alle istituzioni europee di fare luce sulla vicenda, affinché queste morti non diventino l’ennesimo dramma del mare, ma che siano piuttosto strumento per scardinare i consolidati equilibri su cui poggia la tratta.
Crediamo, inoltre, che il governo italiano debba andare nella direzione di rompere gli ultimi accordi con il governo libico, che ricalcano quelli precedenti del 2008, già fortemente contrastati dalle organizzazioni umanitarie “che denunciavano la detenzione arbitraria dei migranti, maltrattamenti e torture da parte delle autorità libiche”.
Non ha senso pattugliare né chiudere i confini, e libici e italiani, né dispensare miliardi con il rischio che vadano a rimpinguare proprio le casse dei trafficanti.
Riteniamo piuttosto importante invece che l’Italia costruisca un dialogo politico con i Paesi di origine dei migranti, lavorando in concerto con i governi locali per garantire una vita più dignitosa a chi vive in questi paesi e favorire, in questo clima politico di sostegno, i rimpatri dei migranti nei loro paesi di provenienza, per bloccare la tratta di esseri umani all’origine e non alimentare guerre e instabilità politiche.

 

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Resistenza Femminista
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