Categoria: Femminismo globale

Donne consumabili, bambole viventi

“Bambole viventi” di Natasha Walter è un libro imperdibile, che offre un’analisi completa e ben documentata del ritorno di stereotipi vecchissimi, sotto forme ammantate di false apparenze di novità, emancipazione, libertà di scelta, empowerment

Andrea Dworkin, al di là del mito

Sopravvissuta alla violenza sessuale da bambina, alla violenza domestica e a un periodo nella prostituzione, Andrea non ha preso parte al femminismo perché è stata una vittima; ha preso parte al femminismo perché tutte le donne vengono ridotte a vittime e perché il femminismo è il nostro movimento di resistenza

La Legge Francese contro il sistema prostituente

La legge francese è attualmente la più avanzata nella difesa dei diritti delle persone prostituite: elimina qualsiasi forma di repressione nei loro confronti, prevede programmi di uscita efficienti e colpisce la domanda che alimenta il mercato

La prostituzione non può essere regolamentata, deve essere abolita!

Quindici anni di regolamentazione in Germania ci dimostrano il fallimento della legge: industrializzazione e banalizzazione della prostituzione, aumento e invisibilità della tratta, inasprimento della violenza nella quotidiana interazione con i compratori di sesso. Il modello tedesco sta creando l’inferno sulla terra.

Germania: verso la monopolizzazione dell’industria del sesso

La sociologa Manu Schon parla dell’industria del sesso tedesca, tra regolamentazione, criminalità e “riduzione del danno”, con conseguenze devastanti per le donne. Ma la battaglia abolizionista va avanti, muove l’opinione pubblica, entra nello scenario politico.

Il mobbing sulle sopravvissute alla prostituzione

Ogni volta che una donna denuncia la violenza che subisce deve mettere in conto di essere attaccata e denigrata. Accade con il “#MeToo”, accade con la violenza domestica, accade per le sopravvissute alla prostituzione....

Donne, emigrazione e prostituzione in Europa: non si tratta di “sex work”

Queste donne, che si suppone dovremmo chiamare sex worker, sarebbero sorprese di questa descrizione occidentale e neoliberista di quello che fanno. Questo perché la maggior parte delle donne migranti sopravvivono alla prostituzione così come si sopravvive ai disastri naturali, alle carestie o alla guerra. Non lavorano nella prostituzione.