Le voci delle sopravvissute che Amnesty non ha voluto ascoltare

Amnesty ha deciso di spegnere la sua candela emblema: come dice Rachel Moran, dopo questa decisione Amnesty non può considerarsi un’associazione per la difesa dei diritti umani! La nostra lettera ad Amnesty non ha ricevuto nessuna risposta, ma Riccardo Noury, portavoce di Amnesty, si è fatto intervistare dal blog Narrazioni Differenti. Questa è la nostra risposta. Un ringraziamento speciale va alla nostra sorella attivista Chelsea Geddes che ci ha autorizzate a tradurre la sua dichiarazione, all’attivista amica Anna Djinn, autrice dell’inchiesta What Amnesty Did Wrong, su cui ci siamo basati per le nostre ricerche.

1. Amnesty sostiene la depenalizzazione di proprietari di bordelli, sfruttatori e compratori
2. Amnesty ha ignorato i trattati internazionali sui diritti umani
3. Amnesty ha presentato la sua proposta di depenalizzazione in modo fuorviante
4. Nel documento è prevista la criminalizzazione delle persone prostituite
5. La bozza originale del documento è stata scritta da uno sfruttatore
6. La posizione di Amnesty sul “sex work” era stata decisa dal Segretariato Internazionale prima della consultazione
7. Amnesty ha ignorato la voce dei gruppi internazionali di sopravvissute e donne che si trovano ancora nella prostituzione
8. La proposta di Amnesty si basa sulla premessa inaccettabile che sia consensuale il “sex work” “scelto” in assenza di alternative
9. Conflitto di interessi: i finanziamenti ricevuti dallo speculatore finanziario George Soros e dai governi britannico e statunitense
10. La definizione di “tratta” viene ristretta in modo da ampliare quella di “sex work” “consensuale”
11. La ricerca condotta da Amnesty è limitata, insoddisfacente e contraddittoria
12. Amnesty non affronta il problema della tratta e dello sfruttamento sessuale dei minori
13. Amnesty ha mentito dicendo di aver consultato sopravvissute, ex vittime di tratta e associazioni femministe abolizioniste
14. Amnesty impedisce ai membri di prendere parola pubblicamente contro il documento sul “sex work”

Gentile Riccardo Noury,

Siamo profondamente ferite dalla decisione di Amnesty di ignorare le voci delle nostre compagne sopravvissute Heaven e Adelina che hanno protestato insieme a migliaia di sopravvissute e donne prostituite nel mondo contro il documento sul “sex work” che prevede la depenalizzazione di proprietari di bordelli, sfruttatori e compratori di sesso. La lettera che abbiamo inviato ad Amnesty ad oggi è stata completamente ignorata. Vorremmo allora spiegare a lei tutto quello che consideriamo inaccettabile di questo documento sul sex work per aprire un confronto.

1. AMNESTY SOSTIENE LA DEPENALIZZAZIONE DI PROPRIETARI DI BORDELLI, SFRUTTATORI E COMPRATORI: “The resolution recommends that Amnesty International develop a policy that supports the full decriminalization of all aspects of consensual sex work. The policy will also call on states to ensure that sex workers enjoy full and equal legal protection from exploitation, trafficking and violence”.

Il documento non chiede la depenalizzazione delle persone prostituite, una richiesta che è stata sollevata da tutti i gruppi di femministe e sopravvissute alla prostituzione e che è al centro del modello nordico, ma piuttosto la depenalizzazione di tutti gli aspetti legati alla prostituzione ovvero la depenalizzazione dei proprietari di bordelli, degli sfruttatori e dei compratori di sesso che sono i responsabili della violenza e dell’abuso contro le persone che si trovano nella prostituzione. Questa proposta sostiene di fatto la legalizzazione della prostituzione: come è accaduto in Germania, se aprire un bordello non è illegale, se un proprietario di bordello non è perseguito, si favorisce l’espansione incontrollata dell’industria del sesso, e in questo modo la tratta diventa irrintracciabile.

2. AMNESTY HA IGNORATO I TRATTATI INTERNAZIONALI SUI DIRITTI UMANI. Amnesty sostiene di aver affrontato la questione “from the perspective of international human rights standards” (“secondo la prospettiva internazionale della protezione dei diritti umani”). Questo non è assolutamente vero.

Nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1949 sull’Eliminazione della Tratta delle persone e dello sfruttamento della prostituzione si legge che la prostituzione è incompatibile con la difesa della dignità e del valore della persona e mette in pericolo il benessere dell’individuo, della sua famiglia e della comunità: “prostitution and the accompanying evil of the traffic in persons for the purpose of prostitution are incompatible with the dignity and worth of the human person and endanger the welfare of the individual, the family and the community”. Questa convenzione che definisce la prostituzione come una violazione di diritti umani è completamente ignorata da Amnesty. Un aspetto centrale della convenzione è che il consenso alla violazione di questi diritti non è rilevante e non annulla la violazione. La proposta di Amnesty invece di depenalizzare coloro che comprano e sfruttano le persone prostituite ha l’obiettivo di legalizzare una violazione dei diritti umani che va in aperta opposizione con la dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite.

Il Protocollo di Palermo per la prevenzione, soppressione e persecuzione della tratta di esseri umani a scopo sessuale sopratutto di donne e bambini è stato adottato dalle Nazioni Unite nel 2000. Contiene la definizione di tratta condivisa a livello internazionale e obbliga le nazioni firmatarie a potenziare le strategie per ridurre la domanda di prostituzione, che porta alla tratta. Amnesty non cita mai il protocollo di Palermo, ma anzi afferma: “Amnesty International believes that the conflation of sex work with human trafficking leads to policies and interventions which undermines sex workers’ sexual autonomy, and causes them to be targets of exploitation and abuse, as well as may enable violation of their human rights”. (“Amnesty International sostiene che la confusione del sex work con la tratta porta allo sviluppo di prassi e interventi legislativi che minano l’autonomia sessuale dei sex worker, rendendoli vulnerabili allo sfruttamento e all’abuso e violando i loro diritti umani.”) Ma il protocollo di Palermo precisa che un elemento essenziale della tratta è il coinvolgimento di terze persone nella prostituzione di una persona. Non c’è bisogno che ci sia il trasporto di una persona attraverso i confini internazionali o anche all’interno degli stessi confini nazionali. Se consideriamo che la maggioranza delle donne e delle bambine che si trovano nella prostituzione hanno uno sfruttatore – una terza persona che sfrutta la persona prostituita – non stupisce che Sigma Huda, il commissario speciale delle Nazioni Unite sulla tratta 2004-2008, abbia affermato che “prostitution as actually practised in the world usually does satisfy the elements of trafficking” (“la prostituzione come è praticata nel mondo attualmente presenta i caratteri della tratta”). La proposta di Amnesty contraddice questo importante protocollo di difesa dei diritti umani, contraddice l’obbligo legale assunto dagli Stati nella lotta alla trattta e promuove invece la depenalizzazione dei trafficanti (ovvero gli sfruttatori visto che sono nella maggioranza dei casi le stesse persone).

La Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) è stata adottata nel 1979 e chiede a tutti i paesi di mettere fine ad ogni forma di discriminazione contro le donne e le bambine. Le nazioni che hanno sottoscritto la convenzione hanno il vincolo legale di impegnarsi ad approvare leggi a questo proposito. Amnesty, approvando il documento sul “sex work”, ha contraddetto apertamente le linee guida previste dalla CEDAW. La prostituzione è un sistema nel quale il 99.9% dei compratori sono uomini e più dell’80% delle persone prostituite sono donne, ma Amnesty non fa alcun riferimento a questa condizione di forte diseguaglianza.

Il documento di Amnesty fa riferimento alla CEDAW, ma solo all’articolo 6, che richiede ad ogni Stato di combattere e sopprimere ogni forma di tratta delle donne e di sfruttamento della prostituzione. La preoccupazione di Amnesty sembra essere soltanto quella di sostenere che per ottenere questo obiettivo non è necessaria la criminalizzazione dei compratori di sesso. In Svezia, dove l’acquisto di sesso è criminalizzato e non la vendita, in quanto la prostituzione viene considerata incompatibile con l’eguaglianza di genere e la difesa dell’intregrità della persona, il modello legislativo adottato conosciuto come “modello nordico” fa riferimento proprio agli obblighi contenuti nell’articolo 6 della CEDAW e la commisione CEDAW condivide questa interpretazione.

3. AMNESTY HA PRESENTATO LA SUA PROPOSTA DI DEPENALIZZAZIONE IN MODO FUORVIANTE continuando a sostenere in più occasioni che la depenalizzazione non riguardasse sfruttatori, proprietari di bordelli e compratori. Ma è quello che è scritto chiaramente nel documento approvato dove si parla di depenalizzazione di tutto quello che rappresenta l’“operational aspect” (“aspetto operativo”) dell’industria del sesso, come per esempio la gestione di un bordello. Inoltre vengono messi sullo stesso piano chi è prostituita e chi compra. Questo ha portato molte persone a sostenere la proposta di Amnesty pensando che venisse chiesta la depenalizzazione delle persone prostituite, come nel modello nordico, e non quella di terze persone implicate nel sistema come gli sfruttatori.

4. NEL DOCUMENTO È PREVISTA LA CRIMINALIZZAZIONE DELLE PERSONE PROSTITUITE. Nell’ultimo punto del documento di Amnesty si afferma che gli stati possono imporre restrizioni legittime alla vendita di servizi sessuali: “States can impose legitimate restrictions on the sale of sexual services”. In certi casi Amnesty accetta che la vendita di sesso sia criminalizzata: affermazione che contraddice completamente quello che chiedono tutte le associazioni di sopravvissute e attiviste che sostengono il modello nordico dove in nessun caso le persone prostituite sono penalizzate. In Italia la proposta di legge Spilabotte prevede la stessa cosa, parla del diritto di prostituirsi, ma poi prevede multe salate per tutte quelle persone che si prostituiscono fuori da zone predisposte all’esercizio della prostituzione.

5. LA BOZZA ORIGINALE DEL DOCUMENTO È STATA SCRITTA DA UNO SFRUTTATORE: l’autore della “Draft on sex work” è Douglas Fox, fondatore e partner commerciale della Christony Companions, una delle più grandi agenzie di escort della Gran Bretagna, un pappone che ha scritto il documento per sostenere la depenalizzazione di persone come lui, proprietari di bordelli, sfruttatori. Douglas Fox nel 2008 faceva parte del gruppo di New Castle e sostenere – come ha fatto Amnesty – che la proposta è partita dal gruppo di New Castle non dimostra affatto che Douglas Fox non ne fosse l’autore: lui stesso ha rivendicato di aver scritto questo documento in un’intervista rilasciata al Guardian. Douglas Fox si considera un “sex worker” nonostante non si sia mai prostituito. Questo è quello che afferma nell’intervista: “I think anyone who makes money from selling sex is a sex worker” (“Io credo che chiunque faccia soldi con la vendita di sesso sia un sex worker”). Fox afferma che “quelli che voi (femministe) chiamate papponi noi li chiamiamo managers” (“what you call pimps we call managers”).

Riportiamo qui la trascrizione di un confronto presso la Commissione di Giustizia dell’Irlanda del Nord del 30 gennaio 2014 nella quale una rappresentante di Amnesty ammette che Fox faceva parte del gruppo di New Castle che nel 2008 ha proposto la prima versione del documento sul sex work e che quindi Fox fosse al centro dell’iniziativa:

Mr Wells: Who else is Douglas Fox?
Ms Teggart: I will look to you for that.
Mr Wells: I think that you know who Douglas Fox is, do you not?
Ms Teggart: I think that, after your e-mail inquiry, based on what my colleague googled, he came up as an International Union of Sex Workers (IUSW) activist.
Mr Wells: Douglas Fox runs the largest prostitution ring in the north-east of England. He has been on the front page of ‘The Northern Echo’ and is quite proud of that fact. Douglas Fox was running the largest prostitution ring in the north-east of England, he was a member of Amnesty International, in one of your north-east branches, and he proposed the motion at your AGM in Nottingham in 2008. Is that correct?
Ms Teggart: He did not propose the motion. The motion was proposed by the Newcastle upon Tyne group.
Mr Wells: But he was instrumental in that motion, which went before your group.
Ms Teggart: He was a member of the group that brought forward that motion.

Non solo Douglas Fox è l’autore del documento originario approvato da Amnesty praticamente senza modifiche (l’unica modifica riguarda il riferimento esplicito al diritto umano del cliente a comprare servizi sessuali, affermazione contentuta nella prima versione) ma ha anche rivendicato la sua azione di lobby all’interno di Amnesty per arrivare alla decisione finale di sostenere la depenalizzazione dell’industria del sesso (e quindi dello sfruttamento). Fox ha chiesto ai suoi sostenitori di iscriversi ad Amnesty e fare pressione dall’interno.

6. LA POSIZIONE DI AMNESTY SUL SEX WORK ERA STATA DECISA DAL SEGRETARIATO INTERNAZIONALE PRIMA DELLA CONSULTAZIONE. La Consultazione all’interno di Amnesty non è stata affatto democratica ma decisa prima della consultazione e quindi di fatto imposta dall’alto dal segretariato internazionale IS come evidente da questo report del 2013.

Quando la bozza del documento è stata diffusa all’inizio del 2014, molte organizzazioni di sopravvissute e gruppi di attiviste femministe hanno condannato la proposta. Ai membri di Amnesty sono state concesse tre settimane dal 2 al 21 di aprile per inviare un feedback sul documento, nonostante moltissimi membri non avessero ricevuto nessuna notizia a questo proposito e i membri siano sparsi in più di 70 nazioni.

Un documento interno datato 11 giugno 2012 riassume i feedback ricevuti e include un’altra bozza del documento:

“As of 10 June 2014 just over 40% of AI sections had submitted written feedback on the International Secretariat proposal. Of those that did, only four supported the International Secretariat proposal in full.”

Delle 29 nazioni che hanno risposto tutte hanno espresso parere favorevole alla depenalizzazione delle persone prostituite, ma solo 4 nazioni hanno espresso il loro appoggio all’intera proposta, almeno 3 hanno chiesto la criminalizzazione di coloro che comprano sesso e almeno 12 hanno chiesto un’ulteriore consultazione, maggiori ricerche da svolgere sulla questione. Il documento però non contiene informazioni sufficienti a proposito delle obiezioni rivolte contro la proposta da parte delle persone consultate, come per esempio argomenti e prove a sostegno del modello nordico. La versione finale del documento è stata diffusa ai membri il 7 luglio 2015. Alcune tra le parti piu controverse, come il riferimento al diritto di comprare sesso, sono state rimosse dalla bozza di cui veniva chiesta l’approvazione nel 2014, quella redatta dal pappone Fox. Tutto il resto però è rimasto invariato a dimostrazione che la proposta di Fox è stata comunque ritenuta valida. Il documento non fa nessun riferimento alle critiche che i gruppi di sopravvissute hanno fatto a questo documento che sostenevano che la depenalizzazione dei proprietari di bordello e compratori di sesso porta solo all’aumento della tratta e dello sfruttamento sessuale dei minori. Non c’è nessun riferimento al modello nordico, tutta la ricerca condotta da numerose NGOs (600 hanno firmato contro il documento sul sex work) come la Coalition Against Trafficking è completamente omessa. Tutto questo rende il documento di Amnesty assolutamente non obiettivo né equilibrato ma deciso a dare ascolto solo ad una parte, quella che è a favore della liberalizzazione dell’industria del sesso.

7. AMNESTY HA IGNORATO LA VOCE DEI GRUPPI INTERNAZIONALI DI SOPRAVVISSUTE E DONNE CHE SI TROVANO ANCORA NELLA PROSTITUZIONE. L’uso del termine “sex worker” nel documento non tiene conto delle rivendicazione di vittime di tratta e sopravvissute nel mondo di gruppi come SPACE international che hanno firmato un documento in cui hanno affermato pubblicamente che non accettano di essere definite “sex worker” proprio perché il termine annulla la violenza che hanno subito nella prostituzione e riduce la loro esperienza ad un lavoro qualsiasi, come un lavoro d’ufficio. Questo è il documento che Amnesty ha ignorato intenzionalmente firmato da più di 600 NGOs che si occupano di diritti umani delle donne e delle bambine.

Inoltre ci sono persone come Douglas Fox che fa parte dell’International Union of Sex Workers che si definisce un “sex worker” nonostante sia un pappone. Lui dice che chiunque fa soldi con la vendita di sesso deve essere considerato un sex worker. E non è l’unico a pensarla così, tra i sostenitori di questa legge ci sono molti proprietari di bordelli uomini e donne come Maxin Doogan del gruppo per i diritti dei sex workers Erotic Service Provider Legal Educational and Research Project che di recente è intervenuta in una diretta TV di Al jazeera a favore di Amnesty, a fianco di una vostra portavoce, Caroline Murphy, ma è proprietaria di un’agenzia di escort in California ed è stata accusata di sfruttamento della prostituzione.

Siamo in contatto con numerose donne che sono ancora nella prostituzione e sostengono il modello nordico, tra queste le svedesi PRIS e un gruppo di sopravvissute della Nuova Zelanda. Riportiamo la testimonianza di una nostra amica che è attualmente prostituita in un bordello in Nuova Zelanda, Chelsea Geddes, che in più occasioni ha denunciato la situazione disastrosa della Nuova Zelanda dove non esistono programmi di uscita:

Sono una prostituta e non ho mai incontrato un’altra come me che voglia che i nostri papponi e i clienti siano depenalizzati, che paghiamo le tasse oltre a tutto quello che già si prendono i papponi e che ci vengano offerti zero servizi sociali che ci aiutino ad uscire, in modo che possiamo riabilitarci, avere un’istruzione e un lavoro vero per il futuro invece di sentirci dire che è perfettamente accettabile per noi restare esattamente dove siamo. Nessuna di noi vuole questo, nemmeno quelle di noi che si trovano qui per “scelta” perché abbiamo bisogno di soldi. Tutte vogliamo che sia una cosa temporanea. Tutte vorremmo lasciare immediatamente se potessimo.
Molte di noi non sono informate sulle legislazioni adottate dai governi e sul modello nordico e per questo può capitare che sosteniamo la depenalizzazione solo perché pensiamo che l’alternativa per noi sia essere criminalizzate e arrestate insieme a chi abusa di noi.
Tutte quelle di noi che conoscono il modello nordico, lo sostengono. Darei la mia vita per avere il modello nordico nel mio paese anche se non è che abbia tutta questa vita da dare.

(“I’m a prozzie myself and I have never met another one who wants our pimps and johns to be decriminalized, or who wants to be made to pay tax on top of what the pimps already take, and to be given zero social services that help us to exit, rehabilitate ourselves, get an education and a real job for the future and instead to just be told its perfectly acceptable for us to stay right where we are. None of us want that, even those of us who are here by “choice” because we need the money. We all want it to be temporary. We all would leave immediately if we could.
Most of us are uninformed about government policies and have never heard of the Nordic Model so we might support decriminalization but only because we think the alternative is for us to be criminalized and arrested along with our abusers. Everyone who knows about the Nordic Model supports it. I would give my life to bring the Nordic Model to my country, not that it’s much of a life to give.”)

8. LA PROPOSTA DI AMNESTY SI BASA SULLA PREMESSA INACCETTABILE CHE SIA CONSENSUALE IL “SEX WORK” “SCELTO” IN ASSENZA DI ALTERNATIVE. L’industria del sesso è una macchina per fare miliardi. Ha bisogno di “carne fresca” continua perché le donne invecchiano e perché gli uomini chiedono sempre nuove facce. Ma le donne che hanno la possibilità di scegliere – per esempio lavori ben pagati in qualsiasi settore – di solito non scelgono la prostituzione. La prostituzione non è un’opportunità di carriera per una ragazza di buona famiglia. L’industria del sesso ha quindi il problema di trovare ragazze in quei paesi dove non ci sono opportunità, dove la povertà e l’assenza di alternative può renderle vulnerabili. La violenza economica impedisce di “scegliere”. La prostituzione per disperazione economica è di fatto una forma di costrizione. I trafficanti e i papponi cercano le ragazze laddove le famiglie sono più disperate, dove le ragazze accettano di spostarsi con il miraggio di cambiare vita. E una volta intrappolate nella prostituzione, anche se volessero uscirne, non possono perché non ricevono nessun aiuto. Questa è la realtà della prostituzione per la maggioranza delle donne e delle bambine nel mondo. Nel vostro documento si parla di consenso legato al “sex work” dove i due soggetti della transazione economica, chi vende e chi acquista, sono su un piano di parità economico-sociale, ma questo non corrisponde alla verità. La realtà della maggioranza delle donne nella prostituzione è che la prostituzione rappresenta un modo per vivere in assenza di altre alternative. Come ammette lo stesso Amnesty nel documento:

“Women face entrenched gender discrimination and structural inequality in most societies and bear a disproportionate burden of poverty. They also make up the majority of sex workers globally.
While systemic factors and personal circumstances related to poverty, discrimination and gender inequality can have a bearing on some individuals’ decisions to do sex work, Amnesty International holds the position that such conditions do not inevitably render individuals incapable of exercising personal agency in these contexts”.

Amnesty ritiene il sex work una valida alternativa alla povertà: questo è del tutto inaccettabile per un’organizzazione che dice di voler difendere i diritti umani delle persone prostituite! Giustificare, ritenere accettabile che le persone vendano il proprio corpo, subendo le violenze di sfruttatori e compratori a causa dela povertà è un ragionamento perfettamente in linea con il capitalismo neo-liberista per cui lo stato non deve intervenire con programmi di uscita per offrire alle persone senza alternative la possibilità di scegliere veramente, per impedire cioè che nessuna donna si trovi costretta ad accettare stupri a pagamento, altrimenti andrebbe a violare la “agency”, la capacità decisionale delle persone prostituite. Ma l’assenza di alternative impedisce alle persone di esercitare la propria volontà, la propria capacità di scegliere e quindi se non si eliminano le condizioni di svantaggio economico-sociale come si può parlare di scelta? Come donne precarie e disoccupate che hanno subito ricatti sessuali non accettiamo la logica neoliberista per cui nella nostra posizione di svantaggio economico la prostituzione deve essere considerata un’opportunità lavorativa! Noi chiediamo alternative vere, un vero lavoro, non stupro a pagamento! E ancora una volta i diritti difesi da Amnesty sono quelli di chi compra esseri umani e di chi li sfrutta fatturando miliardi!

9. CONFLITTO D’INTERESSI: I FINANZIAMENTI RICEVUTI DALLO SPECULATORE FINANZIARIO GEORGE SOROS E DAI GOVERNI BRITANNICO E STATUNITENSE. Gli articoli sopra citati a proposito di Douglas Fox dimostrano che molte persone che traggono profitto dall’industria del sesso senza vendere sesso, ovvero sfruttatori, si sono iscritti ad Amnesty per influenzare la sua politica sul tema del “sex work” per difendere i propri interessi dal rischio della penalizzazione. Amnesty ha ricevuto fondi cospicui dalla Open Society Foundation di George Soros, accusato di crimini finanziari. https://thinkoutsidetheboxer.wordpress.com/2014/10/06/ngos-the-best-pr-and-spin-doctors-that-sex-industry-money-can-buy/ Si veda anche il libro “Obiettivo Siria” di Tony Cartalucci e Nilie Bowie, giornalisti e ricercatori che denunciano il ruolo del miliardario speculatore Soros all’interno di Amnesty. Soros è da anni impegnato in una campagna per la depenalizzazione dell’industria del sesso (ha creato anche una falsa associazione per i diritti umani in Thailandia!). Ci sono inoltre prove che Amnesty ha ricevuto fondi da alcuni governi, compresi Gran Bretagna e USA, volti, secondo il progetto neoliberista, a massimizzare i profitti praticamente a qualsiasi costo ed estendere il mercato a qualsiasi aspetto della nostra vita, inclusa la sessualità che è al centro della nostra umanità e le cui politiche all’insegna dell’austerità hanno portato al diffondersi di una povertà devastante (che come risultato ha portato un numero maggiore di donne e bambine nella prostituzione e di ragazzi e uomini nello sfruttamento).

10. LA DEFINIZIONE DI “TRATTA” VIENE RISTRETTA IN MODO DA AMPLIARE QUELLA DI “SEX WORK” “CONSENSUALE”:

“limit criminal prohibitions on the organisational aspects of sex work to those involving clearly defined acts of coercion (such as compelling a person to sell sex through abuse of authority)”.

Questa affermazione è grave in quanto implica che, quando si parla di tratta, la sua definizione debba essere limitata – contrariamente a quanto affermato nel protocollo di Palermo – alla sola coercizione violenta, purché sia possibile dimostrare chiaramente questa coercizione! Quindi solo i trafficanti vanno penalizzati, non i normali rispettabili sfruttatori! Se ne deduce che non si possa parlare di tratta o sfruttamento in caso di:

  1. “scelta” del “sex work” per povertà ed assenza di altre alternative (donne senza tetto, dipendenti da sostante stupefacenti, alcol, con problemi di salute mentale ecc.),
  2. “gender embalance”, squilibrio di potere tra uomo compratore e donna, per cui la società ritiene “normale” e “accettabile” la possibilità che una donna debba vendere il suo corpo per vivere,
  3. lover boy: moltissime ragazze dell’est Europa nei bordelli tedeschi sono sfruttate dai propri ragazzi papponi, ma ovviamente dal momento che la “coercizione” non è dimostrabile dobbiamo considerarlo “sex work” consensuale.

11. LA RICERCA CONDOTTA DA AMNESTY È LIMITATA, INSODDISFACENTE E CONTRADDITTORIA. Amnesty afferma di aver condotto le sue ricerche in 4 paesi (Papa Nuova Guinea, Norvegia, Argentina e Hong Kong). Amnesty non ha reso pubblico il report completo della ricerca, ma ha pubblicato solo un riassunto breve che riporta solo le conclusioni del processo. Sostiene di aver intervistato 80 “sex workers” per una media di 20 in ognuna delle 4 nazioni, che è un campione troppo ristretto per arrivare ad una conclusione davvero esaustiva e credibile. Inoltre tra i “sex worker” intervistati rientra qualsiasi persona che lavora nell’industria del sesso, anche i proprietari di bordelli per esempio.

La ricerca ha l’obiettivo di dimostrare l’impatto dal punto di vista dei diritti umani della penalizzazione del “sex work”, ma non prende in considerazione paesi come la Germania e l’Olanda dove per legge l’industria del sesso è stata depenalizzata completamente. Se si voleva dimostrare che in quei paesi la violenza contro le/ i “sex worker” è diminuita bisognava citare dati o fare indagini.

La critica alla criminalizzazione dei compratori adottata nel modello nordico presente in Norvegia è del tutto inefficace e di nuovo la ricerca condotta è limitata ad 1 solo studio! Uno studio in due anni di ricerche??? La ricerca sulla Norvegia è contenuta nel volume “Dangerous Laisons” che si basa su una falsificazione vera e proprio dei dati, che evidenziano invece una diminuzione della violenza sofferta dai “sex worker”. Infatti, nel riassunto della ricerca sulla Norvegia, Amnesty conclude “did not find substantive evidence of police violence towards sex workers in Norway”. Si veda questo studio condotto da una ricercatrice sulla lettura dei dati sulla Norvegia.

12. AMNESTY NON AFFRONTA IL PROBLEMA DELLA TRATTA E DELLO SFRUTTAMENTO SESSUALE DEI MINORI. Nonostante Amnesty affermi che gli Stati devono prevenire e contrastare la tratta a scopo sessuale e lo sfruttamento sessuale dei bambini, non fa nessun riferimento a quali tipi di provvedimenti legislativi gli Stati dovrebbero prendere. Questa è un’omissione enorme.

Rachel Moran, attivista e sopravvissuta di SPACE international, ha scritto che la prostituzione è il valore commerciale della gioventù (“commercial value of youth”). Quando si trovava in un bordello la domanda più frequente a cui doveva rispondere al telefono era “chi è la più giovane del bordello”. Entrata nella prostituzione a 15 anni, a 22 il numero dei suoi clienti era diminuito drasticamente. Considerare una distinzione rigida tra prostituzione delle persone maggiorenni e quelle dei minori è un’assurdità, se si considera che la maggioranza delle persone entra nella prostituzione all’età media di 13 anni. Questo è accaduto anche alla nostra compagna Heaven e ne ha parlato nella sua testimonianza a cui voi non avete dato nessuna risposta.

13. AMNESTY HA MENTITO DICENDO DI AVER CONSULTATO SOPRAVVISSUTE, EX VITTIME DI TRATTA E ASSOCIAZIONI FEMMINISTE ABOLIZIONISTE. L’attivista e sopravvissuta Rachel Moran ha affermato in un tweet che il 30 gennaio del 2014 Amnesty non ha voluto confrontarsi con lei durante l’incontro con la Commissione di Giustizia dell’Irlanda del Nord. La Coalition Against Trafficking ha confermato questo dato.

Dopo l’approvazione del documento sul “sex work”, Rachel Moran è stata invitata alla BBC ad intervenire alla trasmissione “The World This Week” per un confronto con Amnesty. Amnesty ha rifiutato di dialogare con Rachel e ha chiesto che invece la trasmissione fosse divisa in due parti, la prima con la dichiarazione di Rachel e la seconda con la loro senza che ci fosse nessun confronto e riservandosi il diritto dell’ultima parola, senza la possibilità di replica. I tweet in cui Rachel Moran ha chiesto spiegazione ad Amnesty per questo rifiuto ad un confronto democratico sono stati ignorati.

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La lettera scritta dalla Coalition against Trafficking contro il documento sul “sex work” è stata firmata da più di 600 NGOs associazioni di sopravvissute alla prostituzione e attiviste, tra cui la nostra, accademici, psicologi, psichiatri esperti sul trauma, ma Amnesty ha deciso di ignorarle, dichiarando pubblicamente il falso, ovvero di aver consultato associazioni abolizioniste e di sopravvissute alla prostituzione nei due anni di ricerche intraprese. La petizione promossa dalla Coalition Against Trafficking e dal gruppo di sopravvissute di SPACE international ha raccolto 10.000 firme. Qui di seguito riportiamo l’elenco di tutte le associazioni mai consultate da Amnesty:

Survivors of prostitution abuse
Cherrie Jimenez, SPACE international, USA – Rachel Moran, SPACE international, Ireland – Vednita Carter, SPACE international, USA – Bridget Perrier, SPACE international, Canada – Fiona Broadfoot, SPACE international, UK – Tanja Rahm, SPACE international, Denmark – Rosen Hicher, SPACE international, France – Autumn Burris, SPACE international, USA – Jeannette Westbrook, SPACE international, USA – Laurence Noëlle, SPACE international, France – Marie Merklinger, SPACE international, Germany – Marian Hatcher, SPACE international, USA, AWAN (Aboriginal Women’s Action Network) (Canada), Buklod (Philippines), Bagong Kamalayan (Philippines), Apne Aap (India), Breaking Free (USA), CATW-Asia Pacific (Philippines), Eaves (UK), Embrace Dignity (South Africa), Miramed (Russia), Organization for Prostitution Survivors (USA), Vancouver Rape Relief (Canada), Ruhama (Ireland), Solwodi (Germany), Stigamot (Iceland), Women’s Support Project (Scotland).

Women’s rights and gender equality movements
Coalition Against Trafficking in Women (CATW) – Equality Now – European Women’s Lobby (2000 NGO members in Europe) – Osez le Féminisme! – UK Feminista – FEMEN – Resistenza Femminista, Italy – Conseil national des Droits des Femmes (France)

Migrant women and indigenous groups
Immigrant Council of Ireland (ICI) – Indigenous Women Against Sex Industry – Association des Femmes Autochtones du Canada – Groupe pour l’Abolition des Mutilations Sexuelles, des Mariages Forcés et autres pratiques traditionnelles néfastes à la santé des femmes et des enfants (GAMS)

Anti-Trafficking organisations
Coalition for the Abolition of Prostitution (CAP international) – Demand Abolition (USA) – Abolition 2012 (60 NGOs in France), Apne Aap (India), KAFA (Lebanon), Prostitution Research & Education (USA), Embrace Dignity (South Africa), Minnesota Indian Women’s Sexual Assault Coalition (USA), Chicago Alliance Against Sexual Exploitation (USA), Eaves (UK), Women’s Support Project (UK), Mouvement du Nid (France), Amicale du Nid (France), Solwodi (Germany), Fondation Scelles (France), Sexual Violence Centre Cork (Ireland)​, Associazione IROKO Onlus, Italy​

Human rights and social justice groups
Martin Luther King Jr. Center, The Carter Center , Covenant House

10 000 people and world leaders like President Jimmy Carter, Swedish MFA Margot Wallstrom, The Martin Luther King Jr Center have also called on Amnesty to reject this policy

Women’s rights movements and anti-trafficking NGOs – 6000 signatures
Vote NO to Decriminalizing Pimps, Brothel Owners, and Buyers of Sex.
https://www.change.org/p/amnesty-international-vote-no-to-decriminalizing-pimps-brothel-owners-and-buyers-of-sex

Petition by Survivors of prostitution – 4000 signatures
Listen to Survivors: Reject the Proposal to Decriminalize All Aspects of Prostitution
https://www.change.org/p/amnesty-international-listen-to-survivors-reject-the-proposal-to-decriminalize-all-aspects-of-prostitution?recruiter=7671364&utm_source=share_petition&utm_medium=twitter&utm_campaign=share_twitter_responsive

Petition by 201 scholars and researchers from 19 countries

The Martin Luther King, Jr. Center
The King Center and The National Hispanic Christian Leadership Conference Stand Against the Decriminalization of Prostitution
http://thekingcenter.org/news/2015-08-king-center-and-national-hispanic-christian-leadership-conference-stand-against

Call by Nobel Peace Prize and former President of the USA, Jimmy Carter
President Carter speaks out on commercial sexual exploitation
https://www.change.org/p/amnesty-international-stand-up-for-the-human-rights-of-victims-and-survivors-of-sexual-exploitation-support-the-nordic-model-not-legalization

Libération – FEMEN, Taslima Nasreen, Lidia Falcon, Gérard Biard (Charlie Hebdo)
Contre le choix pro-prostitution d’Amnesty International
http://www.liberation.fr/debats/2015/08/08/contre-le-choix-pro-prostitution-d-amnesty-international_1360336

The Guardian – Jessica Neuwirth, founder of Equality Now
Amnesty International says prostitution is a human right – but it’s wrong
http://www.theguardian.com/sustainable-business/2015/jul/28/amnesty-international-prostitution-sex-work-human-trafficking?utm_source=change_org&utm_medium=petition

Twitter – Margot Wallström, Minister for Foreign Affairs of Sweden
https://twitter.com/margotwallstrom
Can’t believe Amnesty will endorse legalising commercial sexual exploitation?

European Women’s Lobby
Protect the human rights of ALL women and girls to build a society based on equality, justice and respect
http://www.womenlobby.org/spip.php?article7276&lang=en

The New York Times
Amnesty International Considers Pushing for Decriminalization of Prostitution
http://www.nytimes.com/2015/08/01/world/europe/amnesty-international-weighs-decriminalization-of-prostitution.html?_r=0

The Guardian – CATW, Meryl Streep, Kate Winslet, Emma Thompson and Lena Dunham
Actors call on Amnesty to reject plans backing decriminalisation of sex trade
http://www.theguardian.com/society/2015/jul/28/actors-streep-winslet-thompson-dunham-amnesty-decriminalisation-sex-trade

International Business Time – Inna Shevchenko, leader of FEMEN
Legalising the sex trade will only make pimps and criminals richer
http://www.ibtimes.co.uk/inna-shevchenko-legalising-sex-trade-will-only-make-pimps-criminals-richer-1514540

Huffington Post – Kevin M Ryan, President and CEO, Covenant House
Amnesty International: Please Protect the Most Vulnerable in Your Trafficking Debate
http://www.huffingtonpost.com/kevin-m-ryan/amnesty-international-ple_b_7958000.html

Questa è la dichiarazione che hanno rilasciato l’11 Agosto le sopravvissute alla prostituzione:

Noi, sopravvissute alla prostituzione, movimenti per i diritti delle donne, collettivi di sopravvissute alla prostituzione e all’abuso sessuale, organizzazioni femministe, NGOs che danno assistenza alle persone prostituite, gruppi di donne migranti, rete di donne indigene, chiediamo ai delegati di Amnesty di respingere questa presa di posizione ideologica che avrebbe come conseguenza:

– promuovere l’impunità per coloro che sfruttano le donne sessualmente ed economicamente – sfruttatori e compratori

– aumento della tratta a scopo sessuale come è già accaduto negli Stati che hanno depenalizzato lo sfruttamento della prostituzione (Germania e Olanda)

– legittimare la tradizione sessista, classista e razzista di mettere i corpi delle donne a disposizione per l’uso maschile

– compromettere seriamente i nostri sforzi nella lotta contro ogni forma di violenza sessuale, incluso lo stupro, la tratta, le molestie sessuali, le mutilazioni genitali e il matrimonio forzato

– isolare Amnesty International da tutte le NGOs che lottano contro la violenza sessuale e sessista a livello internazionale e locale

(We, as survivors of prostitution, global and domestic women’s rights movements, collectives of survivors of prostitution and sexual abuse, feminist organisations, frontline and faith-based NGOs providing assistance to prostituted persons, women migrant groups and indigenous networks, urge Amnesty delegates to reject this ideological position that would:
– Promote impunity for those who financially and sexually exploit women — pimps and johns.
– Lead to an increase in trafficking of human beings, which has already happened in states that decriminalised procuring of prostitution (Germany and Netherlands).
– Legitimise a sexist, classist, and racist tradition of making women’s bodies available for men’s sexual use.
– Severely hurt our efforts to fight against all forms of sexual violence, including rape, trafficking, sexual harassment, female genital mutilation and forced marriage.
– Isolate Amnesty International from all other NGOs fighting against sexual and sexist violence at the international and local levels.)

14. AMNESTY IMPEDISCE AI MEMBRI DI PRENDERE PAROLA PUBBLICAMENTE CONTRO IL DOCUMENTO SUL “SEX WORK”: Una coordinatrice del gruppo 49 del Rhode Island (USA) di Amnesty International, Marcia Lieberman, ha scritto al New York Times dove è stato pubblicato un articolo di Rachel Moran in cui l’attivista spiegava il perché della sua opposizione alla decisione di Amnesty. Riporto qui sotto la dichiarazione di Marcia Liebermann, dove l’attivista afferma che Amnesty ha fatto sapere ai suoi membri che “sono obbligati a non diffondere un messaggio diverso (da quello espresso nel documento sul sex work) in pubblico”:

To the Editor:
Little has been heard from Amnesty International members who are opposed to the decriminalization of all aspects of sex work. In advance of a forthcoming “open” conversation call, Amnesty members have been officially reminded that although we are not required to agree with or defend this policy, we “are obligated to not convey a different message in the public arena.”
This gag order is contrary to one of the rights on which Amnesty International was founded: freedom of expression.
MARCIA LIEBERMAN
Providence, R.I.
The writer is coordinator of an Amnesty International group.

Le nostre compagne sopravvissute Adelina ed Heaven, che voi non avete ascoltato, e tutte noi, vi chiediamo quindi di riconsiderare la vostra decisione. Amnesty Svezia, Amnesty Lussemburgo e Amnesty Israele hanno già espresso il loro aperto dissenso. Ci aspettiamo che vi fermiate a riflettere, e vi decidiate ad ascoltare la voce delle sopravvissute e di tutte le persone prostituite più vulnerabili, e difendere i diritti umani di chi continua a subire ogni sorta di violenza da parte di sfruttatori e compratori.

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3 Risposte

  1. settembre 15, 2015

    […] 15 September 2015: For an Italian version of this article, see Le voci delle sopravvissute che Amnesty non ha voluto ascoltare. […]

  2. settembre 25, 2015

    […] sesso indipendente), è stato al centro di molte polemiche recentmente, a causa della decisione di Amnesty International di schierarsi per la depenalizzazione di “all aspects of consensual sex …, che invece prevede la criminalizzazione di proprietari di bordelli, sfruttatori e clienti di […]

  3. febbraio 21, 2018

    […] condannata per tratta o Douglas Fox, membro dell’International Union of Sex Workers Projects e autore della bozza della policy sul sex work di Amnesty, che si definisce ‘sex worker’ ma è proprietario dell’agenzia di escort Christony Companions […]